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BizTravel Forum Lab, il business travel cambia paradigma

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Il business travel non è più una questione di trasferte. È diventato uno strumento strategico per aiutare le imprese a muoversi in uno scenario internazionale sempre più complesso, dove geopolitica, innovazione tecnologica, sicurezza e personalizzazione incidono sulle scelte delle aziende quanto costi ed efficienza.

È da questa consapevolezza che nasce BizTravel Forum Lab che ha debuttato il 30 giugno presso il Centro Congressi di Una Hotels San Lazzaro Bologna. Il nuovo format ideato da Luca Patanè, presidente del Gruppo Uvet, affianca e amplia il percorso avviato nel 2003 con il BizTravel Forum, dedicato ai grandi temi del settore, l’appuntamento annuale di novembre a Milano, organizzato dal Gruppo Uvet.

Al centro del confronto del Lab il nuovo ruolo del travel management in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, innovazione tecnologica e nuovi modelli di mobilità. L’Ai accelera i processi, ma il valore aggiunto resta il fattore umano.

La prima edizione di BizTravel Forum Lab ha scelto come filo conduttore “A ognuno la sua misura – fra guerra e pace”, un titolo che sintetizza il nuovo contesto nel quale il business travel è chiamato a operare. Non più un semplice momento di confronto tra operatori, ma un laboratorio di idee, itinerante sul territorio nazionale, capace di mettere attorno allo stesso tavolo imprese, manager, analisti, accademici, operatori della filiera, rappresentanti del mondo delle infrastrutture, aeroportuali e ferroviarie, e protagonisti della mobilità per interpretare il cambiamento.

La scelta dell’Emilia-Romagna per il debutto è tutt’altro che simbolica. Territorio tra i più dinamici d’Europa per manifattura, innovazione ed export, rappresenta uno dei principali poli produttivi del Paese e un ecosistema nel quale il business travel continua a essere un fattore di competitività per le imprese.

In mattinata la sessione plenaria, moderata da Nicola Porro, vice direttore de Il Giornale e conduttore di Quarta Repubblica, ha fotografato un settore che, dopo la pandemia, ha accelerato una trasformazione destinata a proseguire.

«Il travel è cambiato molto più di quanto si pensi e continuerà a cambiare», ha osservato Patanè, sottolineando come l’evoluzione riguardi non soltanto il viaggio, ma anche tutto ciò che lo precede e lo segue: dalle connessioni con le infrastrutture aeroportuali e ferroviarie, fino alla crescente attenzione verso il supporto ai viaggiatori nelle fasi di maggiore criticità.

A delineare il contesto internazionale è stato Dario Fabbri, giornalista e tra i più noti analisti geopolitici, che ha invitato le imprese a sviluppare una lettura più consapevole degli equilibri globali.

«L’attuale fase – ha spiegato Fabbri – non è eccezionale né transitoria, ma segna il ritorno di una competizione tra potenze destinata a incidere anche sulla mobilità internazionale». Il controllo delle grandi rotte marittime e degli stretti strategici, da Hormuz a Suez, continuerà a influenzare economia, logistica e trasporti. Per il business travel significa integrare sempre più la variabile geopolitica nella pianificazione degli spostamenti.

Sul versante economico, Franco Mosconi, economista, accademico e saggista, ha descritto un’Italia manifatturiera in evoluzione. Accanto alla tradizionale rete delle piccole e medie imprese stanno emergendo gruppi industriali capaci di guidare intere filiere nei comparti della meccatronica e delle scienze della vita. Bologna e l’Emilia-Romagna rappresentano uno degli esempi più significativi di questo modello, grazie alla Packaging Valley e ai distretti tecnologici che alimentano la competitività del territorio.

In questo percorso nel business travel l’intelligenza artificiale rappresenta un acceleratore, non un sostituto delle competenze. Secondo Patanè consentirà di sviluppare piattaforme più evolute, costruire programmi di viaggio sempre più accurati, conoscere meglio il cliente e anticiparne le esigenze. Ma il governo dei processi continuerà a essere affidato alle persone. «È l’uomo che insegna alla macchina», è il concetto ribadito dal presidente del Gruppo Uvet, convinto che la tecnologia debba affiancare, e non sostituire, la capacità decisionale e relazionale.

Il principio trova conferma soprattutto nelle situazioni di emergenza. Durante le recenti crisi geopolitiche, come quelle che hanno interessato il Golfo, il valore del servizio non si è misurato nella capacità di riprogrammare un volo, ma nell’assistenza fornita ai viaggiatori bloccati, attraverso un presidio umano dedicato, in grado di ascoltare, rassicurare e trovare soluzioni. Un esempio concreto di come il duty of care sia oggi parte integrante del business travel.

Innovazione e digitalizzazione sono state al centro anche della ricerca presentata da Marco Campagna, director e head of proprietary products, American Express Italia, realizzata con Nielsen. Dall’indagine emerge una relazione diretta fra trasformazione digitale e crescita del fatturato, con l’intelligenza artificiale destinata a diventare uno dei principali motori dell’evoluzione dei processi aziendali. Ma il messaggio condiviso dai relatori è stato chiaro: prima ancora della tecnologia servono cultura manageriale, organizzazione e capacità di governare il cambiamento.

Il cambiamento coinvolge i vari operatori della filiera del business travel con il futuro che passa attraverso l’integrazione dei sistemi di trasporto. Aeroporto di Bologna, Emirates, Ita Airways e Trenitalia hanno illustrato investimenti e strategie orientati a un’esperienza di viaggio sempre più fluida, sostenibile e intermodale. Dal potenziamento delle infrastrutture aeroportuali alla collaborazione tra treno e aereo, fino all’attenzione per l’ultimo miglio, la mobilità viene ripensata come un ecosistema integrato al servizio delle imprese.

Ampio spazio è stato dedicato anche a come viene valutato il viaggio dalle diverse generazioni. Se per i boomer il valore del servizio continua a essere fortemente legato alla consulenza e all’assistenza personale, le nuove generazioni chiedono velocità, autonomia digitale e informazioni immediate. Il business travel, di conseguenza, evolve verso modelli sempre più personalizzati, capaci di adattarsi alle diverse aspettative dei viaggiatori.

Le sessioni pomeridiane del Lab, moderate da Vincenzo Conte, direttore responsabile di Auto Aziendali magazine, hanno approfondito due ulteriori direttrici di sviluppo: quella dedicata a fleet management, mobility e travel management e quella con focus l’hospitality.

La prima ha evidenziato come l’integrazione tra le diverse figure responsabili della mobilità aziendale rappresenti oggi un’opportunità concreta per ottimizzare processi, costi ed esperienza del dipendente e si è soffermata sul processo di integrazione in corso tra le diverse professionalità che gestiscono gli spostamenti delle aziende: fleet manager (che gestisce la flotta aziendale), mobility manager (che gestisce l’area degli spostamenti casa-lavoro) e travel manager (che gestisce le trasferte del personale aziendale).

A seguire il focus sull’hospitality che ha confermato come il settore stia ridefinendo il concetto stesso di accoglienza, puntando su personalizzazione, convergenza tra business e leisure (bleisure), utilizzo dell’intelligenza artificiale e valorizzazione della relazione umana. Per Patanè l’accoglienza continuerà a fondarsi sulla relazione tra persone. L’intelligenza artificiale migliorerà organizzazione, efficienza e personalizzazione dei servizi, ma non potrà sostituire il valore dell’interazione umana, elemento distintivo dell’esperienza alberghiera.

Con BizTravel Forum Lab il Gruppo Uvet affianca così al BizTravel Forum, un nuovo spazio di confronto itinerante, pensato per portare il dibattito nei principali distretti produttivi italiani. Perché, in uno scenario sempre più instabile, il business travel non è più soltanto un servizio organizzativo: è uno strumento strategico per accompagnare imprese e persone nella gestione del cambiamento.

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