American Airlines archivia un primo trimestre 2026 migliore delle attese sul fronte operativo, ma il messaggio che arriva al mercato resta prudente: la domanda tiene, i ricavi corrono, però il rialzo del prezzo del jet fuel costringe il Gruppo a rivedere al ribasso le previsioni per l’intero anno e nel frattempo si studiano possibili accordi di revenue sharing con Alaska Airlines.
LA TRIMESTRALE E L’OUTLOOK
La compagnia ha chiuso il trimestre con ricavi record per 13,9 miliardi di dollari, in crescita del 10,8% su base annua, e con una perdita adjusted di 40 centesimi per azione, un dato migliore rispetto alle attese degli analisti. La perdita netta è stata di 382 milioni di dollari, mentre il debito totale è sceso a 34,7 miliardi, il livello più basso dalla metà del 2015.
Il nodo è tutto nei costi. American ha tagliato la guidance 2026 e ora si aspetta un risultato adjusted compreso tra -0,40 dollari e +1,10 dollari per azione, contro il range 1,70-2,70 dollari indicato a gennaio. Sul conto economico pesa un aggravio di oltre 4 miliardi di dollari per il carburante, effetto diretto delle tensioni geopolitiche e della volatilità energetica che sta colpendo l’intero comparto aereo statunitense.
RICAVI, RECORD DOPO RECORD
Nel breve termine, tuttavia, il management continua a leggere un mercato ancora reattivo. American prevede, nel secondo trimestre, una crescita della capacità fino al 6% e un aumento dei ricavi tra il 13,5% e il 16,5% anno su anno. Nella nota sui risultati, il ceo Robert Isom ha rivendicato la dinamica commerciale del gruppo: «American ha registrato ricavi record nel primo trimestre e siamo sulla buona strada per segnarne altri nel secondo trimestre», attribuendo lo slancio alle priorità su esperienza cliente, network globale, premium revenue e loyalty.
TRA UNITED E ALASKA
Ma il passaggio più politico della giornata riguarda il risiko del trasporto aereo Usa. Isom ha liquidato senza ambiguità le ipotesi di fusione con United, dopo le indiscrezioni emerse nelle scorse settimane. «La fusione tra le due maggiori compagnie aeree del mondo è impraticabile», ha detto, aggiungendo che un’operazione del genere sarebbe «anticoncorrenziale, negativa per i clienti» e dannosa anche per American e per il suo personale. La compagnia ha poi formalizzato la linea con una nota: non è impegnata, né interessata a discussioni per una fusione con United.
Più aperto, invece, il fronte Alaska Airlines. I due vettori stanno valutando un rafforzamento della partnership già esistente, con possibili accordi di revenue sharing e un’estensione della cooperazione internazionale.
American, dunque, mostra segnali di tenuta commerciale e punta ancora sul premium e sulla rete internazionale, ma il 2026 resta appeso a due variabili decisive: il costo del carburante e il consolidamento del settore. Con United respinta al mittente e Alaska osservata speciale, la partita strategica resta apertissima.

