Catene alberghiere, pressing sull’Italia: istantanea Thrends

27 Febbraio 07:00 2024 Stampa questo articolo

Cosa è successo negli ultimi dieci anni agli hotel in Italia? E cosa accadrà in futuro? Ce lo racconta “Chains Monitor Italy” di Thrends, secondo cui le catene alberghiere nel nostro Paese, dal 2013 al 2023, hanno incrementato la loro presenza e dimensione, portandosi da 1.324 strutture a 2.189, per un totale di 216mila camere.

Nel decennio, il tasso di penetrazione delle catene alberghiere (in termini di camere) è passato dal 13,4% del 2013, valore molto modesto a confronto con le dinamiche di altri player mondiali del turismo, al 20,1% di oggi. Questa evoluzione dimostra come le catene hanno iniziato ad accettare, nella loro espansione, anche dimensioni più ridotte, caratteristiche del panorama immobiliare italiano: la dimensione media delle strutture di catena passa da 110 camere del 2013 a 99.

D’altra parte, le catene alberghiere (soprattutto quelle internazionali) continuano a dare priorità alla loro espansione nelle prime quattro città italiane, essendo infatti Roma, Milano, Venezia e Firenze le destinazioni con il maggior numero di alberghi di catena.

La pressione dei player globali sull’Italia non è mai stata così evidente e sono impressionanti i numeri relativi ai brand presenti: alla chiusura del censimento si contano 155 brand internazionali presenti in Italia, erano “solo” 75 appena 10 anni fa, una crescita del 100%.

I gruppi alberghieri con il maggior numero di hotel sono Best Western Hotel Group, Accor, Marriott International, B&B Hotels e Minor Hotels, che detengono il 19% degli hotel di catena in Italia.

I gruppi alberghieri presenti sul suolo italiano sono passati da 138 a 270. Di questi, oggi, il 73% sono gruppi domestici.

Nei prossimi anni (2024-2027) è in programma lo sviluppo e/o affiliazione di 232 hotel, di cui il 68% appartenenti a gruppi internazionali, e di cui: 5 hotel nel segmento economy; 35 hotel nel segmento midscale; 83 hotel nel segmento upscale; 93 hotel nel segmento luxury; e infine 16 hotel, il cui segmento di appartenenza non è al momento noto.

Il 32% delle nuove aperture è rappresentato da hotel che entreranno a far parte di una catena domestica, mentre il restante 68% di catene internazionali: il 32% americane, il 16% francesi, l’8% spagnole.

Le regioni che vedranno il maggior numero di nuove aperture sono la Lombardia (21%), il Lazio (20%), il Veneto (12%) e la Toscana (9%).

Le prime cinque destinazioni per numero di hotel in pipeline sono Roma (18%), Milano (10%), Venezia (6%), Firenze (6%) e Napoli (3%).

«Il tasso di penetrazione delle catene in Italia è ancora tra i più bassi in Europa, tuttavia, da un lato l’interesse degli investitori internazionali verso il nostro Paese, soprattutto nel segmento luxury, e dall’altro la diminuzione delle camere di hotel in Italia, porterà molto probabilmente la presenza delle catene alberghiere in Italia dall’attuale 20,1% a oltre il 22% tra tre anni, con una conseguente accelerazione del processo di consolidamento del mercato», ha commentato Irina Hernández, senior analyst Thrends.

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