Confindustria boccia l’aumento della tassa di soggiorno a Roma

Confindustria boccia l’aumento della tassa di soggiorno a Roma
21 Luglio 11:03 2023 Stampa questo articolo

Dopo Federalberghi anche Federturismo Confindustria e Confindustria Alberghi non approvano l’aumento della tassa di soggiorno decisa dal Comune di Roma.

In una nota ufficiale Federturismo Confindustria esprime «grande preoccupazione in merito alla recente decisione del sindaco, Roberto Gualtieri, di aumentare la tassa di soggiorno nella città. Un aumento che andrà a pesare sulle tasche dei turisti che già a causa dell’inflazione si trovano oggi con un potere di spesa inferiore rispetto al passato. Questa nuova tassa rischia di penalizzare ulteriormente un settore fondamentale per l’economia della città in un momento in cui un sostegno concreto sarebbe invece essenziale».

«La tassa di soggiorno, se correttamente utilizzata – prosegue la nota – potrebbe contribuire a migliorare i servizi turistici e l’attrattività di Roma. Tuttavia, un aumento indiscriminato, come quello proposto, rischia di allontanare i visitatori e di ridurre pesantemente la permanenza media in un momento in cui si dovrebbe invece incentivare un turismo più sostenibile e quindi meno frenetico facilitando l’allungamento della permanenza nelle destinazioni».

Federturismo Confindustria chiude il suo intervento sollecitando il sindaco a «riconsiderare questa decisione e ad aprire un dialogo costruttivo con le parti interessate. È tempo di lavorare insieme per promuovere la ripresa del settore turistico, sostenendo le imprese e rendendo Roma una destinazione ancora più accogliente e attraente per i turisti».

Delusa anche la presidente di Confindustria Alberghi, Maria Carmela Colaiacovo: «Proprio mentre Roma vive il rilancio delle attività con un’offerta che si rinnova anche grazie importanti realtà interessate a sviluppare il prodotto ultra-luxury, questo balzello rischia di condizionare l’importante flusso di investimenti in atto sul mercato».

Poi Colaiacovo rincara la dose: «Dopo più di due anni di chiusura forzata, stretti tra l’aumento dei tassi e l’inflazione, gli alberghi di Roma subiscono anche un ulteriore aumento della tassa di soggiorno, già una delle più alte d’Europa. L’aumento dell’imposta di soggiorno incide ulteriormente su questo quadro già complesso, ma a rendere il tutto meno sopportabile e meno comprensibile agli occhi dei viaggiatori è che a questa imposta già così elevata, non corrisponde un adeguato livello di servizi da parte della città».

Inoltre, fa notare Colaiacovo, «quando l’imposta di soggiorno è stata istituita, l’obiettivo era quello che il gettito fosse dedicato a sostenere il settore con interventi mirati ad aumentare la competitività delle nostre destinazioni che contribuiscono al Pil del Paese in maniera significativa. Purtroppo di tutto questo non c’è nessuna traccia e gli incassi, già estremamente rilevanti, finiscono dispersi per mille rivoli senza restituire niente agli operatori del settore e ai turisti. Una situazione molto pericolosa questa perché a fronte di importi così cospicui, le aspettative dei viaggiatori rispetto alla città, rischiano di essere profondamente deluse».

L'Autore