È l’ora della Revolución turistica e Cuba ufficializza il suo 8 settembre aprendo la porta ai privati e agli investimenti esteri. Una sorta di armistizio (con la propria storia) obbligato, dopo il crollo dell’incoming provocato dalle restrizioni Usa e dalla fuga di catene alberghiere e compagnie aeree.
Già a giugno il governo aveva annunciato l’intenzione di varare un pacchetto di 176 riforme di libero mercato, confermate il 7 settembre in una nota del Cuba Tourist Board: l’obiettivo è allentare il controllo statale, attrarre capitali internazionali e affidare alle imprese private un ruolo più centrale nel travel, permettendo loro di aprire e gestire agenzie di viaggi. Inoltre, i lavoratori autonomi potranno operare come guide turistiche.
Sì agli investitori stranieri
Codificate le procedure per l’ingresso dei privati alle attività di trasporto turistico e di noleggio auto. Secondo quanto riferito da Reuters, inoltre, le modifiche prevedono una maggiore partecipazione di investitori stranieri in settori come le spiagge e il mercato immobiliare.
Scompare l’obbligo per le aziende private di assumere lavoratori tramite agenzie di collocamento statali. Le imprese possono ora gestire direttamente assunzioni e licenziamenti, senza l’intermediazione obbligatoria dello Stato.
Altra novità: le società con capitale straniero potranno erogare ai dipendenti bonus o altri pagamenti in valuta estera. Le misure semplificano ulteriormente la procedura che consente alle imprese attive nel commercio estero di aprire e gestire conti bancari al di fuori di Cuba.
«Il governo vuole un aumento della flessibilità, una semplificazione dei processi, una riduzione dei tempi e della burocrazia – ha spiegato il vice primo ministro Óscar Pérez-Oliva Fraga – Soprattutto, esige una risposta alle richieste degli investitori per facilitare le loro operazioni commerciali a Cuba e rendere le loro aziende più efficienti».


