Un crollo del 62% da gennaio a luglio. Pur con tutte le attenuanti del caso, il calo verticale dei turisti a Cuba nei primi sette mesi dell’anno è lo specchio di un 2026 condizionato dal forte inasprimento delle sanzioni Usa, che hanno finito per mettere sotto pressione i tour operator di tutto il mondo.
E il settore, strategico per l’isola caraibica, ha pagato il prezzo più alto. Anche se Cuba non ha mai mollato, provando a rilanciare.
Il rapporto Onei
In base al rapporto dell’Onei, l’Ufficio nazionale di statistica e informazione di Cuba, dall’inizio di gennaio a fine luglio complessivamente gli arrivi sull’isola sono stati 794.492, rispetto al milione mezzo del 2025 (-787.773).
Per quanto riguarda i flussi legati esclusivamente ai turisti stranieri, la flessione è stata ancora più drastica: appena 419.863 presenze, con un calo del 37,2%, quindi circa 709.000 turisti in meno rispetto all’anno precedente.
A far segnare il calo maggiore il Canada, tradizionalmente il mercato più forte per Cuba, con 350.737 arrivi in meno. A seguire la comunità cubana all’estero, -52.021, la Federazione russa, -50.816, e gli Stati Uniti, -39.944.
Impietoso il confronto con gli anni passati: i turisti erano stati 2,2 milioni nel 2024 e 2,4 milioni nel 2023. Lontani i tempi dei 4,6 milioni del 2018 e dei 4,2 milioni del 2019.
Fuga dall’isola
La crisi di Cuba ha provocato, negli ultimi mesi, la sospensione dell’attività di alcune catene alberghiere internazionali, come le spagnole Meliá, Iberostar e Barceló, la canadese Blue Diamond, l’indonesiana Archipielago International e la turca Atg, che gestivano una parte significativa del comparto turistico.
L’embargo americano, inoltre, ha inciso pesantemente sull’operatività delle compagnie aeree e ridotto la disponibilità di carburante.


