Non basta la promessa del “no” al fuel surcharge da parte degli operatori turistici. Il Consumer Outlook di Rsm Uk prevede per quest’anno un aumento dei viaggiatori britannici che rinunceranno alle vacanze: insostenibile – secondo Travelmole – il peso di costi, disagi e problemi di sicurezza legati alla guerra in Medio Oriente.
Non dissimili i pensieri che attraversano lo Stivale. E allora i tour operator italiani, in sofferenza soprattutto sul lungo raggio, cercano di correre ai ripari, spingendo in maniera massiccia a livello mediatico sui benefici del turismo organizzato e sottolineando la garanzia delle tutele offerte a chi acquista pacchetti di viaggio, rispetto al fai da te.
Ma ora torniamo dall’altra parte della Manica.
NIENTE VACANZE PER OLTRE UN QUARTO DEI BRITANNICI
L’indagine di Rsm, condotta su 2.000 consumer, ha rilevato che oltre un quarto (27%) non intende andare in vacanza nei prossimi 12 mesi, rispetto al 19% registrato prima dell’inizio dell’escalation militare nel Golfo.
Le tre tipologie di vacanza in deciso calo sono i viaggi organizzati autonomamente all’estero (-8%), le crociere e i viaggi avventura (entrambi -6%).
Inoltre, un turista su tre (31%) ha modificato i propri piani di viaggio, cancellando completamente la vacanza, riprogrammandola o cambiando destinazione. Percentuale che sale al 55% per la Generazione Z, al 46% per i Millennial e al 43% per le famiglie.
Quasi due su dieci, invece, hanno deciso di cambiare i propri piani a causa di disagi nei viaggi e problemi di sicurezza (15%), mentre l’aumento dei costi (15%) è il motivo principale. Una piccola percentuale di vacanzieri (5%) ha optato per una destinazione nel Regno Unito anziché all’estero, percentuale che sale all’8% tra le famiglie.
IL FATTORE HORMUZ
«Le crescenti tensioni in Medio Oriente hanno costretto alcuni consumer a modificare o cancellare i propri piani di viaggio quest’anno – sottolinea Robyn Duffy, senior analyst dei mercati di consumo presso Rsm Uk – Inizialmente si pensava a un’interruzione di breve durata per i viaggi internazionali, ma la continua chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto aumentare i prezzi del carburante per aerei, spingendo a sua volta al rialzo le tariffe aeree e comprimendo la domanda di viaggi internazionali. Non c’è dubbio che la fiducia dei consumatori sia stata scossa e questo sta avendo un impatto diretto sui piani di viaggio per il 2026. Di conseguenza, molti stanno optando per prenotazioni last minute, rimandando del tutto le vacanze o scegliendo opzioni più semplici e a basso rischio più vicine a casa».
«Abbiamo già assistito – conferma Chris Tate, partner e responsabile del settore Hotel presso Rsm Uk – a un rallentamento del tasso di occupazione a Londra a causa delle continue interruzioni che interessano i piani di viaggio internazionali, e questa tendenza potrebbe continuare in tutto il Regno Unito se le tensioni dovessero persistere. Le vacanze domestiche stanno registrando un leggero aumento di interesse, soprattutto da parte delle famiglie in cerca di certezze e convenienza».

