Effetto Milei sul turismo in Argentina: svolta premium

Effetto Milei sul turismo in Argentina: svolta premium
26 Ottobre 15:58 2026

L’Argentina ha perso il suo storico vantaggio competitivo sul prezzo e prova a riposizionarsi come destinazione di fascia alta. Le riforme economiche del presidente Javier Milei hanno fatto lievitare i costi di hotel, ristoranti e servizi turistici, mettendo in difficoltà soprattutto le strutture di categoria medio-bassa e gli operatori che puntavano sui visitatori dei Paesi confinanti. A sostenere la ripresa degli arrivi sono ora i turisti provenienti dai mercati più lontani, in particolare Stati Uniti ed Europa, disposti a spendere di più per esperienze esclusive.

È il quadro che emerge da un approfondimento del Financial Times, pubblicato nell’ambito dello speciale Investing in Argentina, dedicato alle prospettive di investimento nel Paese sudamericano.

Arrivi in ripresa dopo due anni di flessione

Il cambiamento è legato soprattutto all’andamento dell’economia e del cambio. Per anni, l’Argentina ha rappresentato una destinazione particolarmente conveniente per i visitatori internazionali, grazie anche all’ampio divario tra il tasso di cambio ufficiale e quello parallelo. Con l’allentamento delle restrizioni valutarie introdotto dal governo Milei, questa differenza si è pressoché azzerata, mentre l’inflazione interna ha continuato a correre più velocemente della svalutazione del peso. Il risultato è stato un forte aumento dei prezzi espressi in dollari.

L’impatto sui flussi turistici è stato immediato. Nel 2024, gli arrivi internazionali sono diminuiti dell’8%, attestandosi a 6,2 milioni, per poi scendere ulteriormente a 5,3 milioni nel 2025 (-14%). Nel primo semestre del 2026, si è però registrata un’inversione di tendenza, con 2,9 milioni di arrivi, in crescita del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sebbene ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia.

Particolarmente significativo il dato relativo ai visitatori provenienti dai Paesi non confinanti, che nei primi sei mesi dell’anno hanno raggiunto il record di 1,43 milioni.

Secondo Laura Teruel, presidente della Camera argentina del turismo, questi numeri testimoniano la progressiva trasformazione del mercato: cresce il peso dei viaggiatori di lungo raggio, che tendono a fermarsi più a lungo, visitare diverse località e generare una maggiore spesa durante il soggiorno.

«Abbiamo perso il viaggiatore che sceglieva l’Argentina per approfittare del cambio favorevole», ha osservato Gabriela Ferrucci, presidente dell’associazione alberghiera argentina, che rappresenta principalmente gli hotel a quattro e cinque stelle. Al suo posto sta emergendo una domanda proveniente da mercati più lontani, attratta dalle caratteristiche della destinazione piuttosto che dalla sua convenienza economica.

Hotel di lusso più resilienti, soffre la fascia media

Il riposizionamento sta producendo effetti differenti sui vari segmenti dell’industria turistica. Gli alberghi economici e di fascia intermedia risentono maggiormente della contrazione della clientela regionale, mentre le strutture a quattro e cinque stelle di Buenos Aires, Bariloche, Ushuaia e Mendoza mostrano una maggiore capacità di tenuta.

La competitività del Paese si sta dunque spostando dal prezzo alla qualità dell’offerta. Come sottolinea Pablo Singerman, economista del turismo dell’Università di Buenos Aires, le principali destinazioni argentine continuano a essere altamente competitive per la qualità delle esperienze, anche se non lo sono più sul piano tariffario.

Ma la trasformazione comporta anche nuove esigenze di investimento. Natalia Schargorodsky, alla guida di Destino Argentina, associazione che rappresenta il turismo di lusso, segnala la necessità di ammodernare l’infrastruttura ricettiva, soprattutto al di fuori della capitale.

La domanda e il prodotto turistico, sostiene, esistono già. A mancare è una capacità ricettiva di qualità adeguata alle aspettative della clientela internazionale, ed è proprio qui che si concentrano le opportunità per gli investitori.

Nella sola Buenos Aires, secondo Valentín Díaz Gilligan, presidente dell’ente turistico cittadino, ci sarebbe spazio per altri tre o quattro hotel di lusso.

Collegamenti aerei, la sfida dei mercati lontani

Un altro elemento decisivo per sostenere la crescita è il potenziamento dell’accessibilità aerea. L’espansione dei collegamenti internazionali potrebbe consentire all’Argentina di intercettare una quota maggiore della domanda proveniente dai mercati ad alta capacità di spesa.

Il Financial Times cita il caso della Cina, dove l’avvio del collegamento bisettimanale di China Eastern da Shanghai ha contribuito a una forte crescita degli arrivi. La compagnia prevede di raddoppiare le frequenze, portandole a quattro voli settimanali a dicembre.

Il rafforzamento della connettività rappresenta quindi una condizione essenziale per accompagnare il riposizionamento della destinazione, soprattutto nei segmenti premium e luxury.

Patagonia, glamping fino a 2mila dollari a notte

A testimoniare quanto stia cambiando il mercato sono anche le tariffe delle esperienze esclusive. Nicolás Di Costanzo, cofondatore dell’operatore di ecoturismo di lusso Glamping Soul, racconta che nel 2019 una notte per due persone in una delle cupole panoramiche del Chaltén Camp, nella foresta patagonica, costava circa 350 dollari. Oggi, la tariffa è arrivata a 1.200 dollari.

La società ha inoltre inaugurato nel 2026 una seconda struttura, Moreno Camp, con sistemazioni affacciate sul ghiacciaio Perito Moreno. Il prezzo inizialmente previsto, intorno ai 1.300 dollari a notte, è salito fino a sfiorare i 2mila dollari, con un soggiorno minimo di due notti.

L’aumento delle tariffe, tuttavia, non si traduce automaticamente in maggiori margini. I costi operativi sono cresciuti sensibilmente e le carenze infrastrutturali obbligano spesso gli imprenditori a sostenere direttamente spese aggiuntive, anche per interventi sulla viabilità locale.

La nuova sfida per tour operator e agenzie

Il cambiamento del mercato argentino interessa direttamente anche gli operatori del turismo organizzato internazionale.

Hugh MacDermott, fondatore dell’agenzia MacDermott’s Argentina, specializzata in viaggi per una clientela facoltosa statunitense ed europea, ha raccontato al Financial Times che uno dei problemi più frequenti è oggi lo stupore dei clienti di fronte ai preventivi.

Un tempo l’Argentina consentiva di concedersi vacanze di alto livello a prezzi relativamente contenuti. Oggi, ha detto, molti viaggiatori confrontano il costo di un soggiorno nel Paese con quello di strutture di lusso in destinazioni europee come l’Italia.

Anche Rafael Mayer, fondatore del tour operator incoming Say Hueque, conferma che la clientela alto spendente continua a scegliere l’Argentina, ma presta maggiore attenzione al budget: i soggiorni si accorciano e i viaggiatori selezionano con più cura le esperienze sulle quali investire.

Per il trade, l’obiettivo è valorizzare l’unicità del prodotto argentino, dalla Patagonia alle regioni vinicole di Mendoza, superando l’immagine consolidata di destinazione conveniente.

Il Paese dispone di attrattive naturali e culturali capaci di competere con le principali mete internazionali, ma dovrà accompagnare il riposizionamento con investimenti in ospitalità, infrastrutture e collegamenti aerei.

La vera incognita è se la crescita della domanda premium riuscirà a compensare la perdita dei viaggiatori più sensibili al prezzo e, soprattutto, a garantire redditività agli operatori in un contesto di costi elevati. Una trasformazione che potrebbe ridisegnare in modo strutturale il turismo argentino nei prossimi anni.

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