Booking, indagine Ue: annunci falsi e phishing

Booking, indagine Ue: annunci falsi e phishing
22 Ottobre 11:22 2026

Sospetti su truffe e annunci sponsorizzati, con presunta violazione del regolamento Ue sui servizi digitali (Digital Services Act). Booking nel mirino della Commissione europea, che ha avviato un procedimento formale a carico della nota piattaforma di prenotazioni online.

“Booking – si legge nel bollettino Ue del 21 ottobre – potrebbe aver infranto il Dsa in materia di trasparenza, non avendo segnalato chiaramente come pubblicità quegli annunci i cui inserzionisti hanno pagato per ottenere un posizionamento più elevato nei risultati di ricerca mostrati agli utenti”.

La piattaforma ha comunque assicurato la massima disponibilità a collaborare con Bruxelles.

Il procedimento Ue

Al centro del procedimento Ue, dunque, i rischi legati agli annunci di strutture inesistenti, truffe informatiche e trasparenza delle inserzioni a pagamento. L’obiettivo è verificare se la società abbia rispettato gli obblighi previsti dal Dsa.

La preoccupazione maggiore riguarda l’incremento delle frodi. Nei dati riportati dal portavoce della Commissione per il digitale, Thomas Regnier, si parla di un aumento a livello globale del 500% in tutti i settori industriali. E tra il 2022 e il 2024 le truffe hanno fatto registrare un’impennata anche sulla piattaforma, mentre il valore complessivo avrebbe raggiunto, solo nel 2024, 4,2 miliardi di euro.

Nel corso del consueto briefing quotidiano con la stampa, Regnier ha puntato il dito contro Booking: «Non sta facendo abbastanza per prevenire frodi e truffe online».

I principali filoni dell’indagine sono tre.

Annunci fraudolenti e alberghi inesistenti

Punto primo: gli annunci fraudolenti, tra cui inserzioni su strutture ricettive inesistenti o su sistemazioni non conformi a quanto pubblicizzato.

Insomma, è l’esempio di Regnier, «prenoti un hotel, arrivi all’indirizzo indicato e la struttura non c’è».

La Commissione accerterà se Booking abbia identificato e valutato correttamente i rischi connessi alla diffusione di contenuti illegali, compresi i casi di “usurpazione d’identità“, e se abbia adottato misure efficaci per prevenirli. Sotto la lente anche la capacità della piattaforma di individuare e rimuovere subito gli annunci “falsi o non conformi”.

Le truffe di phishing

Capitolo secondo: i tentativi di phishing, lo strumento di cui si servono gli hacker per ottenere informazioni personali o denaro dagli utenti.

Le misure adottate da Booking sono sufficienti a tutelare i dati di viaggiatori e operatori commerciali? È il dubbio dell’Ue, che esaminerà le modalità con le quali vengono condivise le informazioni sugli ospiti e sulle prenotazioni con le strutture ricettive.

L’obiettivo è verificare se gli utenti vengano esposti a un utilizzo improprio dei dati mediante l’invio di richieste di pagamento fraudolente apparentemente collegate a prenotazioni reali.

Il nodo della pubblicità

Infine, la trasparenza degli annunci sponsorizzati. La Commissione intende verificare se queste inserzioni siano “chiaramente riconoscibili come pubblicità e se gli utenti possano sapere chi le promuove, chi le paga e perché vengono mostrate, e se abbiano la possibilità di modificare le impostazioni che determinano quali annunci visualizzano”.

Su Booking le strutture ricettive possono ottenere maggiore visibilità nei risultati di ricerca pagando commissioni più elevate. Pratica lecita, osserva Bruxelles, ma che deve essere “riconoscibile dagli utenti come pubblicità“.

Il Dsa, infatti, riconosce ai clienti il diritto di sapere quando un contenuto è pubblicitario e per conto di chi viene presentato.

Eventuali violazioni del Dsa

“Ai sensi del Dsa – sottolinea la Commissione in una nota – gli utenti hanno il diritto di sapere quando e per conto di chi viene loro mostrato un annuncio. Senza questa informazione, non possono distinguere se un annuncio appare in evidenza perché corrisponde alla loro ricerca o perché la struttura ricettiva ha pagato per quella visibilità. Se provate, tali mancanze costituirebbero violazioni degli articoli 34 e 35 del Dsa”.

«I cittadini europei – ha sottolineato la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen – dovrebbero poter prenotare le proprie vacanze senza il timore di essere truffati. Il Dsa attribuisce alle piattaforme chiare responsabilità per far fronte a tali rischi e dobbiamo garantire che la principale piattaforma di prenotazione in Europa le prenda sul serio».

Booking: “Piena collaborazione”

Booking non si è tirata indietro e in una nota ufficiale ha garantito la massima collaborazione alle autorità europee: “Partecipiamo in modo costruttivo al confronto sulle questioni sollevate nell’ambito del Digital Services Act”.

“La sicurezza, la fiducia e la protezione dei dati personali sono priorità assolute per Booking – prosegue l’azienda, ribadendo il proprio impegno a lavorare con governi, autorità di regolamentazione, forze dell’ordine e partner del settore per contrastare la criminalità informatica e le frodi online e proteggere viaggiatori e operatori.

E adesso?

Ora ci sono due possibilità. La Commissione continuerà a raccogliere prove, inviando ulteriori richieste di informazioni a Booking e ispezioni. Oppure accettare gli impegni che la piattaforma si assumerà per rimediare alle criticità individuate dal procedimento.

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