«Un’intera civiltà morirà stanotte», aveva minacciato il presidente Usa Donald Trump. Ma così – deo gratias – non è stato. Anzi, un cessate il fuoco di due settimane (inatteso per molti, prevedibile per altri) è stato siglato tra gli Stati Uniti e Israele e l’Iran. Ma a un patto: la riapertura dello Stretto di Hormuz, da cui transita la gran parte del petrolio e dei gas naturali, la cui chiusura aveva fatto balzare alle stelle il jet fuel, innescando una rovinosa reazione a catena nel settore dei trasporti.
La conditio è stata per qualche ora rispettata. Stamane, le prime navi hanno attraversato il canale controllato da Teheran: la greca Nj Earth, la Daytona Beach battente bandiera liberiana, e una terza. Poi una nuova, repentina, interruzione al transito delle petroliere in risposta ai raid israeliani contro il Libano.
Nell’accordo rientra anche lo stop agli attacchi, non solo solo sul suolo israeliano, ma anche nei Paesi del Golfo. Ma non in Libano. Ragion per cui non si può affatto parlare di pace, ma semmai solo di una tenue distensione, con Hormuz di fatto ancora in stand by.
Con tutte le remore del caso e in attesa dei negoziati per un vero patto di non belligeranza, che potrebbero tenersi nei prossimi giorni in Pakistan (principale mediatore), l’industria dei viaggi – fortemente colpita da questo conflitto – ha tirato comunque il primo lieve sospiro di sollievo da 40 giorni a questa parte.
Il greggio stamane è rientrato sotto i 100 dollari con ribassi a due cifre. L’euro si è rafforzato sul dollaro, l’oro è tornato a salire e persino i bitcoin sono balzati al massimo delle ultime tre settimane. L’ottimismo ha, insomma, permeato il mercato, con Piazza Affari che ha marciato in forte rialzo. Prima dell’ennesimo e gravoso colpo di scena.
Cosa accadrà nei prossimi giorni resta un’incognita, ma «i primi spiragli di dialogo e possibili prospettive di pace, sono un segnale che accogliamo con grande attenzione e fiducia». A dichiararlo, a nome del travel trade italiano, è il ceo di Veratour Stefano Pompili. «Nelle ultime settimane abbiamo visto la tipica reazione del mercato ai conflitti in atto: più che una rinuncia al viaggio, un atteggiamento di attesa. È una dinamica che conosciamo bene e che si ripete ogni volta che lo scenario internazionale si fa incerto. Allo stesso tempo, il turismo ha dimostrato nel tempo una grande capacità di resilienza. È un settore incomprimibile, che tende a recuperare rapidamente non appena il contesto torna a stabilizzarsi», scrive in un post su LinkedIn dal sapore quasi liberatorio.
«Come azienda – prosegue – siamo preparati a gestire scenari complessi: negli anni abbiamo costruito un’offerta diversificata proprio per affrontare momenti come questo con equilibrio e visione. Come turismo organizzato siamo abituati a gestire eventuali emergenze. Basta guardare al lavoro fatto i primi giorni dopo lo scoppio del conflitto in Iran dove nonostante le chiusure di aeroporti e spazio aereo, abbiamo tutelato e portato a casa tutti i nostri clienti. Più che rinunciare al viaggio oggi gli italiani devono pensare a chi affidarsi: un conto è partire con la garanzia di un tour operator, un conto è il viaggio fai-da-te».
E conclude: «Ci auguriamo che i segnali di oggi possano consolidarsi e andare nella direzione giusta. Sarebbe un beneficio per tutti: per le persone, per i territori coinvolti e per l’intero sistema economico. Nel frattempo continuiamo a lavorare con responsabilità, pronti a cogliere ogni evoluzione positiva».


