Movimenti studenteschi:
il turismo apra le porte
ai giovani Fuoriclasse
Voglio tre baci, tri poljupca ohcu ja. Con questo slogan, a Belgrado, la Lista degli Studenti ha fatto la storia chiudendo dopo 14 anni l’era dell’illiberale Vučić. Tre baci come fiori nei cannoni, simbolo di questa novella meglio gioventù che invade pacificamente le piazze di mezza Europa, da Parigi a Lisbona.
Se n’è parlato poco. Non se n’è parlato affatto. Fino al 17 ottobre, quando la protesta degli studenti è giunta poderosa in Italia e l’indomani una frangia estremista ha saccheggiato Milano. Allora i maranza-che-spaccano-le-vetrine sono divenuti mostro e pretesto per varare un caustico decreto sicurezza e militarizzare le città.
Ma oltre al disagio delle banlieue lombarde, e alla rabbia cieca di certi italiani figli di immigrati, c’è molto di più. C’è la Generazione Fuoriclasse. C’è la leader Sabrina Brizzola, marchigiana di 24 anni, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari (Udu). A Roma ha arringato le folle contro il caro affitti: «Ci chiedono di aspettare mentre si vuole spendere 14 miliardi in spesa militare. Istruzione, lavoro, sanità vengono lasciate a collasso. Noi vogliamo 1,7 miliardi sulle borse di studio. Vogliamo 2 miliardi per rendere l’università gratuita. Vogliamo un lavoro sicuro e dignitoso e una vera giustizia sociale». C’è l’assai colto Edoardo Prati, riminese, classe 2004, virale perché canta e recita in metrica le Eneidi o le Bucoliche di Virgilio su basi musicali moderne. C’è il brillante attivista Luca Di Giuseppe, 29 anni, presidente dell’associazione Schierarsi, di cui Alessandro Di Battista (ex Movimento 5 Stelle) è soltanto vice. C’è la rete Gen C – Everyone a Changemaker, che promuove progetti ad alto impatto sociale e ambientale, architettati dai giovani e non dagli adulti, favorendo il mismatch lavorativo.
Persone-lievito, le avrebbe definite Annibale d’Elia, fautore in Puglia del programma Bollenti Spiriti, morto martedì scorso in un tragico schianto in moto. Un brutale passaggio di testimone a questa meglio gioventù destinata a far lievitare una società-farina che da sola evidentemente non ce la farebbe.
Stiamoli a sentire
Insomma, c’è un movimento colossale in atto e il travel non può fingere di non accorgersene. Finora, anche su questa testata, si è parlato dei giovanissimi in modo assai limitante: come nuovi target di viaggiatori, nuove leve da formare, di rado dei loro cervelli e della necessità di starli a sentire. Una mancata propensione all’ascolto che ora si fa urgenza secondo la crème de la crème: i Rettori delle Università francesi, Sorbona compresa; il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per cui «la società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione»; l’ex premier e capo della Bce, Mario Draghi, convinto che le rivolte siano scaturite proprio dal «blocco delle aspettative» e dalla «sensazione dei giovani di non essere ascoltati».
Ma veniamo a noi, al nostro piccolo ma grande turismo. Il varco lo ha aperto, nei giorni di Ttg, il ceo di Idee per Viaggiare Danilo Curzi, quando in conferenza stampa ha raccontato di aver assunto una decina di under 25 e di dedicare loro una riunione ogni due settimane per recepirne i punti di vista. È venuta poi la crisi legata al blocco dei tir.
In quei giorni a Napoli, Domenico Pellegrino, ceo di Bluvacanze e presidente di Aidit Confindustria, ha preso parte alla presentazione del piano formativo Feogist – Tourism Leaders Academy, finanziato dal Mitur e di cui è capofila l’Università Federico Il. «In platea – ha raccontato su LinkedIn – c’erano 28 ragazzi selezionati per il master in Gestione digitale dei sistemi turistici intelligenti. Era una giornata in cui il Sud mostrava tutta la sua fragilità: autostrade chiuse, caselli bloccati, distributori senza benzina e supermercati fantasma, come quelli sovietici del 1989 (neanche il latte era più disponibile). Ma i ragazzi erano lì, determinati. Non con l’incoscienza di chi non comprende il momento, ma con la consapevolezza che la paura del futuro è benzina. In mano non avevano altro che penne e fogli, su cui scrivere le prime righe di una nuova strada».
Fronte Fiera Milano, intanto, la mosca bianca Emanuele Guido sdogana per la nuova Bit il progetto Young, sviluppato dai giovani per i giovani: un team di 15 fra studenti e neolaureati metterà in piedi Future Talent e Future Travelers e organizzerà la call for speakers “Nuove idee per il turismo del futuro”, invitando i ragazzi a presentare visioni, idee e progetti dal 9 all’11 febbraio in fiera. L’obiettivo è imponente: coinvolgere 2.500 under 35. E il percorso è già iniziato con i primi laboratori all’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’intenzione, afferma il direttore, «è valorizzare il duplice ruolo dei giovani: viaggiatori che orientano le tendenze e futuri professionisti chiamati a guidare l’evoluzione del turismo». Ma anche «dare fiducia alle nuove generazioni, valorizzandone le idee e creando le condizioni perché possano contribuire in prima persona a costruire il futuro del turismo». Una scelta in linea con The Power of Trust, concept trasversale di Bit 2027.
Questione di fiducia
La parola-cassaforte nel tour operating è senza dubbio fiducia. L’ha riposta nei figli illo tempore Carlo Pompili, consegnando a Stefano e Daniele, al tempo giovanissimi, le chiavi di Veratour. La ripone oggi Frederic Naar nella rampolla Caroline, 26 anni, chiamata dal papà-boss nel ruolo di organization & people strategy manager, quarta generazione di una famiglia che nel turismo è attiva da cent’anni. “Continuità familiare – per un’azienda come Naar Bespoke Travel, assai amata dalle agenzie di viaggi – significa custodire un patrimonio di competenze e valori, rinnovandolo attraverso nuove energie e prospettive. Un gioco di equilibri tra radici e innovazione”.
Oggi, in azienda, gli under 30 sono il 10% del totale. Un ricambio generazionale che si fonda sull’integrazione di figure senior e junior in ogni reparto: all’expertise dei “grandi” si affianca lo sguardo dei “piccoli”, capaci di sviluppare nuovi linguaggi e un nuovo approccio al mercato. Per Frederic, che dall’Italia tenta il salto in Europa, «investire nelle nuove generazioni è una scelta imprenditoriale che riguarda la capacità di costruire una crescita duratura», di pari passo all’inevitabile sviluppo tech.
Quanti sono gli under 25 in azienda? Che plus apportano? Come si integrano con i senior? sono le domande che abbiamo posto alcuni player del travel per rispondere al grido che sale dalle piazze e all’indagine riportata da El Pais secondo cui, ad agosto, la disoccupazione in questa fascia d’età ha raggiunto il 15,4% nell’Ue, contro una media generale del 6,1%. Tim Vandas, politologo dell’università di Oxford, ha persino coniato un termine: gerontonomia, che indica un’economia tarata sugli anziani, dove si favoriscono consumi e pensioni a discapito degli investimenti nella crescita.
Ma torniamo a noi. Tra i leader, Alpitour Spa ha dimostrato attenzione ai giovani, covando come una chioccia (per fare un esempio) gli startupper di Utravel. «Su una una popolazione aziendale di 1.322 persone, sono 28 i lavoratori sotto i 25 anni; 139 se si considerano gli under 30. Un numero ancora contenuto, ma che evidenzia una presenza importante. I giovani portano energia, curiosità, nuovi linguaggi e uno sguardo fresco sul lavoro, oltre a una naturale apertura al cambiamento e alla sperimentazione», rileva la chief human resources officer Francesca Grandi, che intravede nel «confronto quotidiano con i colleghi senior il vero valore aggiunto». A conferma di un fatto: «Generazioni diverse possono contribuire, ciascuna con il proprio patrimonio di esperienze e punti di vista, all’evoluzione dell’azienda».
Vecchia e nuova guardia
L’incontro tra Gen diverse è una «leva strategica» anche per Alidays Spa, t.o. tailor made di alto profilo. I lavoratori Zeta – nati tra il 1997 e il 2012 – rappresentano il 9% della popolazione aziendale. «Portano in dote nuove prospettive, apertura al cambiamento, rapidità nell’acquisire informazioni e naturalezza nell’utilizzo dei linguaggi digitali», spiega Micaela Frigerio, responsabile Hr dell’operatore. «Elementi utili a comprendere le nuove abitudini dei viaggiatori, sviluppare modalità di comunicazione più efficaci».
Ma è nell’integrazione tra vecchia e nuova guardia che risiede il vero valore: «L’esperienza delle persone che conoscono a fondo prodotto, destinazioni e fornitori è un patrimonio fondamentale», sottolinea la manager, convinta cui «l’integrazione tra queste diverse sensibilità richiede un’organizzazione capace di valorizzare le differenze, favorire lo scambio e superare eventuali stereotipi generazionali. Non si tratta – dice – di contrapporre velocità ed esperienza, innovazione e tradizione, ma di creare le condizioni affinché possano rafforzarsi reciprocamente». La sfida per le risorse umane è proprio questa: «Costruire un ambiente in cui ogni generazione possa esprimere il proprio potenziale. Da un lato, offrire ai giovani autonomia, responsabilità e occasioni di crescita; dall’altro, riconoscere il ruolo dei più esperti, coinvolgendoli nella trasmissione del know-how. Le nuove generazioni, infatti, non sono il futuro dell’impresa: sono già il suo presente».
La lingua batte dove il dente duole per Massimo Diana, direttore commerciale e anima di Ota Viaggi: il t.o. di casa Aprea «ha sempre creduto nei giovani, investendo nella loro crescita e formando le risorse internamente, ma gli under 25 – ammette – sono ancora pochi». L’auspicio è che, come nel suo caso (Massimo è in azienda da 27 anni), Ota sia capace di crescere la sua “primavera”, aprendosi a chi sarà capace di portare «entusiasmo, energia, voglia di fare e soprattutto una visione diversa», capace magari di «mettere in discussione abitudini consolidate e guardare alle cose da prospettive nuove». Il vero punto di forza è anche per lui «l’incontro tra generazioni: l’esperienza dei senior e la freschezza delle nuove leve. Due mondi apparentemente distanti che, se riescono a dialogare, possono arricchirsi a vicenda. In fondo – riflette Diana – i giovani non devono insegnarci a fare in modo diverso ciò che già sappiamo fare bene, ma possono aiutarci a immaginare nuovi modi per farlo ancora meglio».
La gran parte della meglio gioventù oggi è arruolata nei villaggi con la casacca, per certi versi scomoda, degli stagionali. Lo conferma Beatrice Nano, Hr manager di Futura Vacanze: «Il 25% delle persone assunte nei nostri resort ha meno di 25 anni». Ragazzi disposti a «turni intensi, a vivere lontano da casa e ad apprendere nella quotidianità la disponibilità verso l’ospite, lavorando accanto a chi lo stesso mestiere lo fa da anni. Per molti è la prima esperienza lavorativa e sta a noi fare in modo che non sia l’ultima».
Una grossa responsabilità che Futura sente sulla pelle tanto da aver costruito «un’Academy di onboarding dedicata, in cui il mentoring è centrale: i nuovi entrano nel ruolo direttamente sul campo, affiancati dai colleghi senior. Un giovane che si sente parte di un gruppo sceglie di tornare. Ed è così che la stagionalità diventa continuità».
Sulla pagina LinkedIn di Carrani Tours si succedono i welcome on board. Eppure, fa sapere il ceo Roberto Pannozzo, «gli under 25 rappresentano oggi meno del 2% dell’organico, una percentuale che sale al 9% considerando gli ultimi ingressi. Sono giovani – dice – che portano entusiasmo e un atteggiamento positivo». Ma il vero valore, anche per il re degli incomisti capitolini, nasce altrove: «Dall’incontro tra generazioni. I senior mettono a disposizione esperienza e conoscenza, i più giovani portano energie nuove e punti di vista diversi». Le differenze a volte sono enormi, «ma è dal confronto, dall’ascolto e dalla disponibilità a imparare gli uni dagli altri che può nascere un ambiente di lavoro più ricco e capace di evolversi».
Incontro tra mondi
La nostra inchiesta termina nelle stanze di uno dei più grandi network (e non solo) di agenzie di viaggi: Gattinoni. Il Gruppo conta oggi oltre 950 collaboratori, di cui il 22% under 35. Tra questi 45 hanno addirittura meno di 25 anni, dato che testimonia l’attenzione di Franco&Co. al ricambio generazionale. «Crediamo nel confronto tra generazioni: i professionisti con più esperienza hanno conoscenza, competenze e capacità di gestire situazioni complesse, i più giovani portano nuove sensibilità, idee e approcci», afferma Francesca Noventa, direttore Hr del Gruppo.
Un esempio? La linea DreamPacker per viaggiatori young. Un progetto nato da un Lab che ha visto lavorare gomito a gomito giovani ed esperti. «È il modello in cui crediamo: non due mondi contrapposti, ma competenze che si incontrano e innescano insieme il cambiamento».


