Né allarmi né psicosi carburante, per carità. Ma è chiaro che con la ripresa del conflitto Usa-Iran e la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz la spia del jet fuel si è riaccesa.
Così, il ritardo di una nave cisterna, incaricata della consegna, ha fatto quantomeno scattare lo stato di allerta per una temporanea carenza di carburante in alcuni aeroporti del Nord Italia: Bologna (dove non risultano cancellazioni o ritardi), Milano Linate, Venezia e Treviso.
Air Bp, uno dei principali erogatori nel Paese, ha informato le compagnie aeree clienti e le società di gestione degli aeroporti coinvolti della necessità di limitare temporaneamente i quantitativi di carburante caricati sugli aeromobili. Inoltre, ha chiesto agli scali di segnalare la situazione e di comunicare ai vettori il quantitativo massimo disponibile per ciascun rifornimento.
A differenza di quanto accaduto qualche mese fa, però, gli scali non sembrano intenzionati a emettere dei Notam (Notice to Air Missions), secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, citando fonti a conoscenza della questione. Il Notam, lo ricordiamo, indica un avviso ufficiale destinato a piloti, compagnie aeree e altri operatori del settore circa informazioni temporanee rilevanti per la sicurezza e la regolarità dei voli.
Quindi – spiega ancora il Corriere – “si sarebbe deciso di affidare la gestione della criticità direttamente ad Air Bp. Secondo fonti aeroportuali, la decisione sarebbe stata presa anche per evitare le ricadute mediatiche negative registrate in occasione di una precedente situazione simile”.
Da Bp, la capogruppo di Air Bp, nessuna dichiarazione ufficiali sulla vicenda.
La situazione resta comunque sotto osservazione da parte delle autorità aeroportuali, delle società di gestione degli scali e del fornitore di carburante.



