La débâcle francese delle agenzie di viaggi

La débâcle francese delle agenzie di viaggi
29 Gennaio 13:22 2026

Allarme agenzie di viaggi in Francia dove, nonostante la ripresa iniziata dopo la crisi Covid, secondo un report di Atout France riportato dalla testata lechotouristique.com, il numero di adv registrate è diminuito di quasi l’8% tra il 2018 e il 2024, poco al di sopra delle 4mila unità.

Il dato è riportato nel Rapporto Economico e Sociale 2025 per il settore degli operatori turistici. Secondo Valérie Boned, presidente Entreprises du Voyage, il settore sta attraversando un periodo di profonda trasformazione, ma rimane “resiliente e capace di reinventarsi”.

Questa contrazione non è senza precedenti. Già all’inizio del decennio 2010-2020, il settore aveva fatto registrare un calo delle imprese di viaggi precipitate a 3.972. Dal 2022, con l’attenuarsi degli effetti della crisi sanitaria, il numero di nuove registrazioni di agenzie è gradualmente aumentato. Le nuove registrazioni hanno raggiunto quota 248 nel 2023 e 266 nel 2024. Questa ripresa, tuttavia, rimane al di sotto del picco osservato nel 2019, che aveva visto 380 nuove registrazioni. Allo stesso tempo, il tasso di cancellazione rimane elevato, con 234 chiusure registrate nel 2024, contribuendo a limitare il rinnovo complessivo della rete di agenzie.

Tra l’altro il settore deve affrontare anche profondi cambiamenti, legati in particolare all’accelerazione della digitalizzazione, all’evoluzione dei comportamenti dei viaggiatori e alla trasformazione dei modelli di business. Lo studio evidenzia tuttavia la ripresa dell’occupazione: attualmente gli operatori turistici impiegano ora quasi 29mila persone e rimane in gran parte composto da piccole imprese, fortemente concentrate nella regione dell’Île-de-France, con un’occupazione generalmente stabile.

Queste imprese sono caratterizzate da un’elevata percentuale di contratti a tempo indeterminato e da un ricorso limitato al lavoro part time. La forza lavoro appare relativamente giovane, con quasi un quarto dei dipendenti sotto i 30 anni. Questa caratteristica rappresenta un vantaggio per supportare le trasformazioni del settore, nonostante il settore si trovi ad affrontare una sfida significativa nel rinnovamento delle competenze a causa dei pensionamenti previsti nei prossimi dieci anni. 

Inoltre, per la prima volta, il Rapporto del settore dedica un capitolo specifico alla parità di genere sul posto di lavoro. Fortemente femminilizzato (73% di donne contro il 27% uomini), il settore si distingue per un’elevata percentuale di posti di lavoro stabili, individuando al contempo aree di miglioramento in termini di accesso a posizioni dirigenziali. Le donne sono prevalentemente impiegate (quasi il 50% rispetto al 36% degli uomini), mentre solo il 22% ricopre posizioni dirigenziali. Gli uomini, invece, sono rappresentati quasi equamente nei ruoli dirigenziali e impiegatizi (il 40% è dirigente rispetto al 36% è impiegato).

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Andrea Lovelock
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