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La guerra brucia miliardi
nell’iperturistico Golfo

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Aerei fermi, viaggi annullati, prenotazioni cancellate: totale (per ora) 5 miliardi di euro in fumo, con una potenziale perdita di spesa turistica fino a 56 miliardi di dollari (oltre 48 miliardi di euro). Il travel di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Arabia Saudita paga un conto salatissimo all’escalation bellica in Medio Oriente, che per la prima volta ha coinvolto i ricchi Paesi del Golfo.

È il Corriere della Sera a compilare il cahiers de doléances: in appena 4 giorni soppressi i voli di almeno 2,3 milioni di passeggeri, un pit stop costato alle compagnie la bellezza di “2 miliardi di dollari, tra mancati ricavi, costi per sistemare i viaggiatori bloccati in giro per il mondo e minori introiti dal trasporto merci”. Senza dimenticare che gli aeroporti della regione rappresentano circa il 14% del traffico di transito internazionale globale e sono un collegamento cruciale tra Europa, Asia e Africa.

Ovviamente si tratta di cifre parziali, considerando che lo stop delle compagnie prosegue, nonostante qualche piccolo spiraglio, così come le disdette dei turisti nell’area per i prossimi mesi. Cieli vietati o sconsigliati almeno fino al 6 marzo, avverte l’Agenzia europea per la sicurezza aerea. E nel frattempo i miliardi turistici bruciati dalla guerra potrebbero salire vertiginosamente. Anche se l’abitudine alla resilienza potrebbe essere un ottimo antidoto.

PENTOLA D’ORO MEDIO ORIENTE

Come scrive la Reuters, infatti, il turismo in Medio Oriente vale circa 367 miliardi di dollari all’anno, ma la guerra sta mettendo a rischio l’immagine costruita della regione come meta turistica sicura e di lusso dopo miliardi di investimenti, da Abu Dhabi a Dubai.

Secondo la società di analisi AirDna, le cancellazioni di case vacanze negli Emirati sono più che raddoppiate, raggiungendo circa 8.450 unità. La maggior parte riguardava soggiorni programmati a marzo.

Per la società di consulenza Tourism Economics – che quantifica in oltre 5.000 i voli cancellati nei primi due giorni del conflitto – quest’anno potrebbero recarsi in Medio Oriente tra 23 e 38 milioni di persone in meno rispetto alle previsioni, in base alla durata delle ostilità. “Questo include le ricadute previste sul sentiment anche oltre il periodo di conflitto”, hanno osservato in una nota la direttrice delle previsioni globali, Helen McDermott, e la senior economist, Jessie Smith, stimando la potenziale perdita di spesa dei visitatori tra i 34 e i 56 miliardi di dollari.

LA RESILIENZA SALVERÀ IL GOLFO

Tuttavia, gli analisti affermano che la solida infrastruttura della regione, l’offerta turistica diversificata e la connettività globale dovrebbero consentirle di riprendersi rapidamente una volta ripristinata la fiducia nel settore dei viaggi. Anche perché prima della guerra il settore turistico del Golfo stava attraversando uno dei suoi cicli di crescita più forti. Gli arrivi di visitatori internazionali sono saliti a 72,2 milioni nel 2024, superando i livelli pre-pandemici di oltre il 51% e portando la quota di turismo globale del Consiglio di cooperazione del Golfo al 5,2%.

Un Tourism ha osservato che il Medio Oriente è stata l’area a superare i livelli di visitatori pre-crisi prima di qualsiasi altra regione. Anche il World Travel & Tourism Council (Wttc) ha sottolineato l’eccezionale traiettoria di ripresa degli Emirati Arabi Uniti.

Insomma, al di là della crisi immediata, le ambizioni turistiche a lungo termine della regione rimangono intatte. L’Arabia Saudita continua a investire massicciamente nei progetti turistici Vision 2030, il Qatar sta espandendo le sue infrastrutture post-Coppa del Mondo e gli Emirati Arabi Uniti stanno portando avanti sviluppi su larga scala nel settore dell’ospitalità, delle crociere e dell’intrattenimento.

Anche il ceo di Ryanair, Michael O’Leary, si mostra ottimista per il futuro. È vero – ha ammesso – c’è un forte crollo delle prenotazioni per il Medio Oriente che ha determinato un’impennata della domanda di voli a corto raggio verso destinazioni come Portogallo, Italia e Grecia in vista delle vacanze pasquali. Però, ha osservato, «il Medio Oriente ha una grande resilienza e si è storicamente ripreso da periodi di instabilità regionale. Secondo me la crisi non durerà a lungo e quindi immagino che non ci saranno tendenze a lungo termine».

Una visione meno pessimistica della situazione, dunque, e alcuni esperti del comparto ribadiscono che “gli Stati del Golfo faranno il possibile per ottenere un cessate il fuoco, perché il conflitto causa grossi problemi”.

Naturalmente l’escalation militare nel Golfo ha avuto riflessi su Itb Berlin, ma – fanno sapere dalla capitale tedesca – “anche se le delegazioni sono ridotte, le presenze ci sono e altrettanto le visite da parte di trade e buyer“.

STATEMENT DELLE COMPAGNIE AEREE

Tutti i voli Emirates di linea da e per Dubai rimarranno sospesi fino alle 23:59 (ora degli Emirati Arabi Uniti) del 7 marzo, a parte un numero limitato di voli di rimpatrio passeggeri e voli cargo.  Emirates accoglie prioritariamente i clienti con prenotazioni effettuate in precedenza su questi voli limitati. I clienti in transito a Dubai saranno accettati per il viaggio solo se il loro volo in coincidenza è operativo.

Quelli di Etihad Airways da e per Abu Dhabi fermi fino a giovedì 5 marzo.

Qatar Airways ha posticipato la ripresa dei voli almeno fino al 6 marzo, quando sarà diffuso il prossimo aggiornamento. La compagnia non vola dal suo hub di Doha da quasi una settimana, uno stop senza precedenti.

Per valutare appieno il danno basta citare i dati forniti da Cirium: nel 2025 un terzo delle persone che ha volato tra Europa e Asia è transitato in Medio Oriente.

Tra le compagnie europee, Ita Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv  fino al 7 marzo, incluso il volo AZ809 dell’8 marzo, ed evita gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran. Lufthansa ha annullato i voli per Israele, Iran, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrein e l’aeroporto saudita di Dammam almeno fino all’8 marzo. Air France ha cancellato i voli da e per Tel Aviv, Beirut, Dubai e Riad fino al 5 marzo compreso. Wizz Air ha esteso la sospensione di tutti i voli da e per Israele, Dubai, Abu Dhabi e Amman fino a domenica 15 marzo inclusa.

Virgin Atlantic, invece, ha annunciato la riapertura regolare dei collegamenti tra Londra Heathrow e Dubai e Riyadh, dopo la riapertura dello spazio aereo in Medio Oriente a operazioni limitate avvenuta lunedì.

Qantas offre opzioni di viaggio flessibili per i voli da, per o via Australia ed Europa ai passeggeri coinvolti dalla chiusura dello spazio aereo del Medio Oriente. Non ci sono impatti sui voli operati dalla compagnia australiana, inclusi quelli tra Singapore e Londra e tra Perth e Parigi.

Per supportare i clienti diretti nel Regno Unito e in Europa, sabato 7 marzo Qantas opererà un volo aggiuntivo A380 di sola andata da Sydney a Londra via Singapore, per accogliere ulteriori 485 passeggeri.

LA MOSSA DI TURKISH

Della paralisi dei tre colossi aerei mediorientali stanno approfittando Turkish Airlines, Saudia e le asiatiche, che – segnala il Corriere – “in questi giorni vedono un’impennata delle prenotazioni sulla direttrice Europa-Asia“.

Al momento Turkish, attraverso l’hub di Istanbul, resta l’unico grande operatore regionale pienamente attivo. Tuttavia, secondo gli analisti, la capacità del vettore non sarebbe sufficiente ad assorbire integralmente i flussi deviati qualora le restrizioni dovessero protrarsi.

Anche se mercoledì mattina un missile balistico iraniano è stato abbattuto dalle difese Nato proprio in Turchia. La replica (verbale) di Ankara non promette nulla di buono: “Siamo pronti a difendere lo spazio aereo e a rispondere alla minaccia”.

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