La ripresa lenta (e green) dell’Africa

La ripresa lenta (e green) dell’Africa
15 Febbraio 07:00 2023 Stampa questo articolo

Laboratorio di turismo sostenibile e destinazione con immense potenzialità di crescita nel travel, l’Africa è forse la regione del mondo con un“ritorno al futuro” più lento di altre, ma con opportunità di sviluppo tra le più promettenti.

Molti governi locali hanno sposato, infatti, la causa di una crescita turistica a basso impatto ambientale, che sia la più virtuosa possibile. A ribadirlo è lo stesso segretario generale dell’Unwto, Zurab Pololikashvili, nel corso della presentazione dell’Unwto Barometer di fine anno.

Dati alla mano, bisogna subito distinguere le perfomance del Nord Africa, che nel 2022 ha ospitato circa 37,4 milioni di visitatori, dal resto dell’Africa (subsahariana), che ha certificato circa 19 milioni di turisti internazionali, su un totale di 56 milioni di arrivi nel continente, ancora lontani dai 68,5 milioni registrati nel 2019, ma comunque in forte recupero. La riscossa della macro area è, infatti, tutta raccolta in due percentuali: +166%, che è l’incremento dei flussi turistici fatto segnare dal 2020 ad oggi, e 62%, che è la quota di recupero dei flussi pre-Covid.

Gli stessi analisti Unwto esprimono ottimismo per la ripresa del turismo africano che, già entro quest’anno, potrebbe quasi azzerare il gap accumulato nei due anni di stop, soprattutto riguardo agli arrivi da altri continenti. Di sicuro interesse, poi, il rating dei Paesi africani più visitati da turisti stranieri,elaborato da data.worldbank e che nel 2019 vedeva primeggiare il Sudafrica con 14,7milioni di visitatori, seguito dalla Nigeria con 5,2 milioni, dal Kenya con 2,1 milioni di arrivi.

E ancora: Mozambico e Costad’Avorio a quota 2 milioni, Botswana con 1,8 milioni di arrivi, Namibia con 1,6 milioni di visitatori; mentre tra i 1,5 e i 1,2 milioni di turisti figurano altri Paesi come Mauritius, Zimbabwe, Uganda, Tanzania. Sarà ora interessante analizzare il rating 2022, atteso per fine febbraio, che sarà il vero monitoraggio post-pandemico per una regione che già pativa altre emergenze e che ora vuole fortemente investire nel settore turistico per avere introiti tali da riequilibrare l’economia in molti Paesi dell’area.

A favorire il parziale ritorno alla normalità contribuirà sicuramente una migliore connettività aerea, che la stessa Iata ha già certificato nei suoi monitoraggi periodici ripartiti per regioni del mondo nel 2022. La macro regione africana ha fatto segnare una crescita dell’86% rispetto al 2021, con un’offerta aerea cresciuta mediamente del 48%, anche se il load factor, ovvero l’indice di occupazione di posti a bordo, è stato tra i più bassi nel mondo (intorno al 74%) e la sua quota-mercato rispetto al valore globale del traffico aereo è ancora molto dimensionata, pari solo al 2% (basti pensare che il Nord America primeggia con uno share del 32,6% e l’Europa detiene il 25%).

Cruciali saranno le strategie di rilancio delle prime cinque aerolinee africane secondo Skytrax, ovvero Ethiopian Airlines, Royal Air Maroc, South African, Kenya Airways e Air Mauritius.

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