La sfida dell’altra Italia alla Bmta di Paestum

La sfida dell’altra Italia alla Bmta di Paestum
30 Ottobre 14:11 2026

Alla ricerca del tesoro nascosto. Roba da film d’avventura, ma è il fil rouge della 28ª edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (Bmta) di Paestum. E tra le perle spunta un Piano industriale per il turismo.

Una kermesse sempre più ricca di contenuti: circa 150 espositori in 5mila mq, 170 conferenze e 750 relatori per l’evento organizzato dalla Leader srl, fondata e diretta da Ugo Picarelli e promosso dalla Regione Campania con l’assessorato al Turismo.

La Bmta si conferma quindi la fiera di riferimento per questo segmento di turismo incoming. Un appuntamento che quest’anno ha avuto come tema centrale quello dell’accessibilità delle aree interne e le possibile strategie per rendere visitabili i siti meno noti e dar vita a una concreta promozione turistico-culturale delle destinazioni.

Piano 2028-2034 per il turismo italiano

Per un Paese come l’Italia, con un patrimonio di mete note e meno note in ogni regione, diventa cruciale dotarsi di una progettualità vincente. A tal proposito ben si inquadra l’idea del presidente dell’Osservatorio parlamentare per il turismo, Ignazio Abrignani, che, in apertura di borsa, ha prospettato un Piano industriale per il turismo italiano da portare nel dibattito  sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034, a cura del Parlamento europeo in Italia e della Rappresentanza della Commissione Ue in nel nostro Paese.

«Se i 4 miliardi stanziati dal governo Meloni – ha dichiarato Abrignani – hanno prodotto, solo nel 2025, 160 milioni di arrivi e 535 milioni di presenze (dato che si avvia a essere superato nel 2026), occorre seriamente pensare a un Piano da realizzare insieme alle Regioni».

Indirettamente chiamato in causa, il direttore del Parlamento europeo in Italia, Carlo Corazza, si è soffermato sul valore socio-economico dei siti archeologici italiani: «Rappresentano uno dei più grandi attrattori turistici, specialmente nel Sud dell’Italia e la nuova frontiera archeologica passa anche dal digitale, in un felice matrimonio tra passato e presente. Ricordiamoci che l’identità mediterranea è identità di apertura, il mare porta scambi commerciali e culturali da sempre e non a caso molti siti archeologici si trovano sul mare. Avere la presenza di aeroporti vicini a questi siti, significa investire con intelligenza».

Una chiosa, quella del rappresentante Ue, che è sembrata un vero e proprio assist per dibattere sull’altra priorità: l’accessibilità. Tema strettamente legato alla sfida della intermodalità, che deve consentire ai visitatori un’efficiente mobilità per scoprire anche destinazioni meno note del nostro immenso patrimonio artistico ed archeologico.

Apertura Bmta 2026

La sfida dell’intermodalità

In particolare, Carlo Mearelli, Commissario straordinario dell’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), ha posto l’accento su come sia più importante efficientare gli hub aerei strategici, anche per l’entroterra  del Paese, piuttosto che interrogarsi se nella penisola gli attuali 120 aeroporti grandi e piccoli siano troppi o poco  appetibili.

Un’esplicita stoccata alle compagnie low cost, che proprio in Italia aprono e chiudono collegamenti con estrema facilità e a loro piacimento, per di più incassando anche risorse economiche da amministrazioni municipali che pensano così di attivare circuiti virtuosi per le economìe locali.

«L’indotto generato sul territorio dai voli low-cost – ha dichiarato senza mezzi termini Mearelli – equivale a quasi zero, rispetto ad aspettative ben più alte degli amministratori locali. Di conseguenza direi che occorre efficientare soprattutto quegli scali che possono realmente fare la differenza».

In altre parole, è necessario razionalizzare la rete aeroportuale, investendo con la logica di promuovere l’offerta aerea Italia e non i singoli scali. Sui mercati esteri quel che si vende è il Paese e non Roma-Fiumicino o Milano-Malpensa, quindi una rete aeroportuale ad alta connettività in grado di attrarre flussi turistici.

«Investire in infrastrutture aeroportuali moderne ed efficienti e in una mobilità accessibile, intermodale e sostenibile – ha concluso Mearelli – è fondamentale per la crescita economica e la competitività dei territori. La Campania, con l’integrazione tra l’hub internazionale di Napoli e lo sviluppo strategico dell’aeroporto di Salerno, rappresenta in tal senso un esempio significativo di valorizzazione del sistema aeroportuale, leva strategica per la coesione territoriale, la cultura e il turismo d’eccellenza».

Sulla valenza della connettività aerea è intervenuto anche Carlo Borgomeo, presidente di Assaeroporti, che dopo aver ricordato come il sistema aeroportuale italiano sia fortemente intrecciato al turismo, ha osservato quanto sia oggi indispensabile sfruttare appieno l’onda di un successo operativo che quest’anno regalerà nuovi primati.

«Basti pensare – ha ricordato – che nei primi nove mesi dell’anno abbiamo registrato 187 milioni di passeggeri (+5,5%). Una crescita che lascia ben sperare per il consuntivo annuale: se si confermerà questo trend, il totale del 2026, infatti, potrebbe superare i 240 milioni di utenti. Eclatante poi il caso di Napoli, dove i voli hanno avuto un tasso di riempimento del 94%, tra i più alti degli ultimi anni».

Nella giornata d’apertura, poi, è stata confermata la preziosa collaborazione con il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, con le esperienze finanziate dalla Cooperazione italiana in Albania, Giordania, Libia e Palestina che hanno fornito esempi tangibili di come si possa ottimizzare la conservazione e gestione dei siti archeologici, la formazione specialistica ed il trasferimento di know-how, attraverso partenariati con università e istituzioni tecniche, coinvolgimento della società civile e degli operatori economici.

Picarelli: «Cosa serve per un turismo accessibile e inclusivo»

Soddisfatto per la riuscita dell’evento il fondatore della Bmta, Ugo Picarelli, che si è sofffermato su alcuni aspetti: «Quest’anno abbiamo messo in risalto il tema della fruibilità e accessibilità di un patrimonio minore e delle aree interne del Paese che meritano maggiore attenzione. Bisogna sfruttare il più possibile l’intermodalità che oggi, si avvale anche di suggestivi treni storici e comodi treni regionali di tanti Comuni costieri e non».

«Vanno messi in connessione questi luoghi con servizi turistici efficaci – ha notato ancora Picarelli – realizzando in molte stazioni centri servizi e infopoint utili ai visitatori, in Calabria come in Sicilia. Avvalersi di servizi come il noleggio di auto, bici o anche di guide turistiche locali o indicazioni per agriturismi, case vinicole, cantine sociali».

«In altre parole – ha concluso – bisogna mettere in connessione i vari servizi turistici e, al tempo stesso, valorizzare le destinazioni minori che possano dotarsi di servizi di accessibilità per disabili, anziani e altre fasce di utenza turistica. Una serie di target che hanno necessità di particolari assistenze, indispensabili per rendere concreto il cosiddetto turismo inclusivo».

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L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.

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