Cosa resta davvero di un’Olimpiade quando si spengono i riflettori e si smontano i palchi? È la domanda che ha guidato il confronto tra amministratori, operatori turistici e responsabili culturali riuniti a Bit 2026, in una Milano in pieno delirio per i Giochi invernali in coabitazione con Cortina.
Un convegno per riflettere sull’eredità degli eventi sportivi nelle città che li ospitano con un confronto realistico grazie a città che li hanno già vissuti in prima persona. Un’eredità che, sempre più spesso, va oltre le medaglie e gli stadi, e diventa motore di trasformazione urbana, culturale e turistica.
BARCELLONA, IL MODELLO FONDATORE
A raccontare l’origine di questo paradigma è stata l’esperienza di Barcellona, ricordata dall’assessore Enrique Brugnon. Negli anni ’70 la città catalana era attraversata da forti criticità urbanistiche e sociali. La candidatura ai Giochi Olimpici del 1992 fu concepita come un’opportunità di sviluppo, sfruttando lo sport come leva di rigenerazione.
Il progetto si concentrò su quattro grandi aree urbane: due legate alla tradizione sportiva della città e due nei quartieri più popolari e meno sviluppati, con l’obiettivo di riequilibrare il tessuto urbano. Un intervento che portò, tra le altre cose, al recupero di 4,5 chilometri di spiagge e a una nuova apertura della città verso il mare.
Accanto alle opere infrastrutturali nacque anche una visione turistica di lungo periodo: la creazione di una catena alberghiera per il “dopo Giochi” e di un consorzio pubblico-privato tra Comune e Camera di Commercio per gestire insieme lo sviluppo turistico. Barcellona, allora appena uscita dall’isolamento seguito al periodo franchista, divenne così il modello delle Olimpiadi moderne, capace di coniugare spettacolo sportivo e trasformazione urbana. Oggi tiene banco il tema dell’overtourism, fra le proteste dei residenti e il giro di vite del Comune sulle case vacanza.
PARIGI 2024, TRA SOSTENIBILITÀ E RACCONTO DEL PAESE
Un modello evoluto oggi da Parigi 2024, come spiegato da Sandrine Buffoir, direttrice di Atout France. L’obiettivo francese è stato duplice: mostrare al mondo l’eccellenza produttiva e culturale del Paese e al tempo stesso migliorare servizi e trasporti per cittadini e visitatori.
Grande attenzione è stata posta allo storytelling dei Giochi: una narrazione costruita su scala globale, con conferenze stampa nei cinque continenti e un accompagnamento costante dei visitatori, dal biglietto all’esperienza in città. I risultati, oggi, iniziano a vedersi: Parigi sta raccogliendo i frutti di una strategia che ha puntato su benefici duraturi, con numeri importanti che verranno evidenziati per la prima volta nei prossimi giorni.
Centrale anche il tema della sostenibilità. I Giochi hanno avuto un’impronta di carbonio tra le più basse della storia olimpica, con la costruzione di una sola nuova struttura, una piscina realizzata in collaborazione con il Comune di Saint-Ouen, oggi utilizzata dai giovani del quartiere. Il Villaggio Olimpico è stato progettato per diventare abitazioni permanenti, garantendo una ricaduta concreta per la popolazione del nord della Francia.
«Barcellona ci ha insegnato la magnificenza, Parigi l’innovazione», ha sottolineato Buffoir, indicando Milano-Cortina come la prossima tappa di questo percorso europeo e manifestando come la sua presenza oggi in Italia sia anche per captare ogni dettaglio del modello italiano: questo in virtù del 2030, quando le prossime Olimpiadi Invernali saranno proprio in Francia.

MILANO-CORTINA 2026, UNA COMUNITÀ PRIMA DEGLI EVENTI
Proprio sul progetto italiano si è soffermato Domenico De Maio, responsabile dei programmi culturali di Milano-Cortina 2026. Ispirandosi al modello parigino, l’Italia ha scelto di integrare fin dall’inizio programmi educativi e culturali nel dossier olimpico, non come semplice contorno ma come parte strutturale dell’evento.
L’obiettivo è ambizioso: portare i valori olimpici a oltre 8 milioni di ragazzi, costruendo non una serie di eventi isolati, ma una comunità culturale destinata a durare nel tempo. Un lavoro capillare sui territori, con un piccolo team che ha fatto da ponte tra istituzioni, associazioni e città con identità e risorse molto diverse.
Ne sono nati progetti simbolici, come un Carnevale di Venezia ispirato al gioco e allo sport, o le collaborazioni con il Piccolo Teatro di Milano, che ha co-prodotto sei spettacoli legati al tema olimpico. «Negli ultimi due anni – ha sottolineato De Maio – circa 7 milioni di persone hanno visitato luoghi legati al percorso olimpico e tutto questo grazie ad un investimento iniziale modesto di 200mila euro che ha, però, generato oltre 35 milioni di euro di iniziative sul territorio, è un appunto di cui andiamo molto orgogliosi».
MILANO, LA CULTURA COME INFRASTRUTTURA INVISIBILE
Secondo Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura di Milano, l’eredità delle Olimpiadi non è solo fisica ma “molecolare e diffusa”: una rete di relazioni, produzioni e opportunità che va oltre il capoluogo e coinvolge un’intera area geografica.
«Le Olimpiadi accelerano processi già in corso e offrono una vetrina internazionale unica – ha ribadito l’assessore – È accaduto, ad esempio, con il restauro della Sala delle Asse al Castello Sforzesco, capolavoro leonardesco reso visitabile anche durante i lavori grazie alla spinta dell’evento. Una scelta che ha attirato stampa mondiale e visitatori, trasformando un cantiere in un racconto culturale».
E ancora: «Olimpiadi significa anche portare delegazioni e capi di Stato nei luoghi simbolo della città, farli vivere, raccontarli e integrarli nella quotidianità», con chiaro riferimento alla cena delle delegazioni che si è tenuto presso la Fabbrica del Vapore, luogo cult del capoluogo ambrosiano, apparso sulle maggiori testate mondiali proprio per raccontare questa serata. «Il vero successo – ha concluso Sacchi – sarà però misurato dalla ricaduta sulla comunità locale, dalla capacità di far sentire i cittadini parte di questo racconto globale».
TURISMO E SPORT, UNA SINERGIA STRATEGICA
Dal confronto emerge un filo conduttore chiaro: turismo e sport si rafforzano a vicenda solo se lavorano insieme. Le città che hanno saputo progettare il dopo – da Barcellona a Parigi, fino a Milano-Cortina – sono quelle che hanno trasformato un evento temporaneo in un’eredità permanente.
Le Olimpiadi non sono più soltanto un grande spettacolo sportivo, ma un laboratorio urbano e culturale. Un’occasione per ridisegnare città, raccontare identità e costruire comunità. Ed è proprio questa onda lunga che continua ad attrarre viaggiatori, molto tempo dopo la cerimonia di chiusura.


