Su la barriera frangi-flussi. Ispirandosi alla Carta di Amalfi (nata in Costiera nel 2025 e sottoscritta da 21 Comuni a vocazione turistica oltre all’ultima arrivata Sorrento), per la prima volta la Repubblica marinara, Capri e Sorrento hanno stretto un patto contro l’overtourism e per salvaguardare la tutela ambientale, a ridosso del picco delle vacanze estive, che per le tre località iconiche fa rima con invasione.
La bussola è la Carta di Amalfi
L’obiettivo era ben chiaro: «Fare fronte comune – hanno annunciato i sindaci in coro – per la gestione dei visitatori e dei flussi, a tutela della vivibilità dei centri storici».
«La collaborazione tra Costiera Amalfitana, Penisola Sorrentina e Isola di Capri rappresenta un passaggio naturale, di rilievo, per affrontare problematiche che sono comuni», ha spiegato il neo sindaco di Sorrento Corrado Fattorusso, che ha ospitato il vertice con i colleghi di Amalfi, Daniele Milano, e di Capri (di recente diventata area marina protetta), Paolo Falco.
L’incontro, in sostanza, ha confermato la volontà delle tre amministrazioni di intraprendere una collaborazione stabile fra i territori e di confronto con la Regione Campania, per promuovere un modello di turismo che coniughi sviluppo economico, sicurezza, sostenibilità e tutela delle comunità residenti.
È toccato a Milano – che ricopre anche il ruolo di delegato al Turismo di Anci Campania – ripercorrere le tappe che hanno portato alla Carta di Amalfi, siglata lo scorso gennaio anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e dall’ex titolare del Turismo, Daniela Santanchè.
«Tra i primi risultati raggiunti – ha ricordato il sindaco di Amalfi – c’è un importante intervento normativo che consente ai Comuni turistici di assumere un numero maggiore di agenti di Polizia Municipale, superando i precedenti limiti legislativi. Misura che ad Amalfi ha già prodotto effetti concreti, permettendo di garantire servizi di vigilanza notturna fino alle 4 durante i mesi di agosto e settembre».
Azioni preziose che finora, però, non hanno concretamente alleggerito la pressione di un turismo di massa, sempre meno altospendente, che quest’anno ha visto un’impennata di arrivi dall’Est Europa.
Il caso Capri
Particolarmente complessa la situazione di Capri, dove il problema principale resta la gestione dei flussi via mare: troppi sbarchi e tutti senza soluzione di continuità.
Gli arrivi con motonavi e traghetti non possono più essere affrontati con strumenti inadeguati rispetto ai numeri, in crescita esponenziale.
Dolomiti sold out
L’invasione di turisti non produrrà gli stessi effetti delle località di mare, ma anche in montagna iniziano a preoccuparsi, complici le alte temperature che hanno favorito la cosiddetta coolcation.
L’osservatorio sulla montagna estiva di Jfc stima circa 7,8 milioni di arrivi (+14,4% rispetto all’estate 2025) che porteranno a superare i 79 milioni di presenze nelle aree montane e appenniniche italiane (+5,8%), generando un fatturato complessivo pari a 6,6 miliardi di euro (+8,2%).
Incassi a parte – che di certo male non fanno – il sovraffollamento inizia quindi a picchiare duro anche in altura. Tanto che il sindaco di Dobbiaco, in Alta Val Pusteria, Martin Rienzner, invoca il numero chiuso e la prenotazione obbligatoria.
Come per la Valle di di Braies, con il celebre lago: dal primo luglio e fino al 15 settembre si entra dalle 9 alle 16 solo con i mezzi pubblici, a piedi, in bici o, appunto, tramite una prenotazione online o di un permesso di transito valido.
Senza dimenticare il tornello da 5 euro sul Seceda, in Val Gardena. Tanto per restare in Alto Adige.
Tutti in coda per le Tre Cime
L’immagine simbolo dell’overtourism in quota – impensabile solo pochi anni fa – è rappresentata dalle lunghe code per salire alle Tre Cime di Lavaredo, in condominio tra Veneto e Trentino Alto Adige.

È ora di dire basta, ha detto chiaro e tondo Rienzner sulle colonne del Corriere della Sera: «Ci vogliono barriere e regole stringenti: non ci sono alternative praticabili per contenere la massa. Sulle Tre Cime serve un sistema di prenotazione obbligatoria online, come avviene da anni nei grandi parchi nazionali statunitensi».
Quindi una nota a margine, che in realtà tanto a margine non è: «Fare tre ore di cammino partendo dalla valle per poi arrivare in quota e trovare una folla straripante e un ingorgo umano non ha più nulla a che fare con il turismo e con lo spirito autentico della montagna».
Tutti d’accordo? Mica tanto. Se il “sistema Venezia” convince gli albergatori bellunesi, favorevoli quindi al biglietto a pagamento, il Comune di Cortina d’Ampezzo storce il naso, temendo la gestione complessa e gli alti costi.
Insomma, tutto come da classico copione tricolore: l’unità d’Italia rimane una chimera a qualsiasi latitudine e per i motivi più svariati.
Il boom? Nel post pandemia
Ma, con precisione, quando è partito l’assalto in massa alle vette? Al Corriere Rienzner ha indicato un momento preciso, anche se i sintomi erano già presenti: «Subito dopo la pandemia, soprattutto negli ultimi due o tre anni. Ma già tra il 2017 e il 2019 si notavano code importanti. Oggi, però, la situazione è letteralmente esplosa: c’è chi arriva in auto solo per scattare la foto di rito, postarla sui social e ripartire dopo un’ora».
Se si vogliono salvare le Dolomiti, le entrate contingentate sono un passaggio obbligato. Per farsi capire meglio, Rienzner ha tirato ricorso a un esempio con la E maiuscola, il Grand Canyon, «dove – ha ricordato – chi pianifica la visita riserva il proprio posto prima di partire. Inoltre va stabilita una corsia preferenziale per chi pernotta qualche giorno nelle strutture dei comuni limitrofi rispetto al turismo mordi e fuggi dei pullman in gita giornaliera da Venezia».
In Laguna a 50 euro
Ed eccoci a Venezia, allora, approdo inevitabile quando si parla di overtourism e ticket d’ingresso. Che, è notizia di giugno, il sindaco Simone Venturini vorrebbe innalzare fino a 50 euro in determinati giorni dell’anno e in base al numero di prenotazioni. Obiettivo, come sempre, disincentivare gli arrivi, esentando i turisti che scelgono di pernottare nella laguna, oltre a residenti e lavoratori.
Favorevoli gli albergatori, ma non mancano le polemiche, che avevano già accompagnato il varo del contributo, introdotto con un regolamento comunale: attualmente costa dai 5 ai 10 euro.

Quest’anno il biglietto è stato attivato dal 3 aprile fino al 26 luglio, per un totale di 60 giornate di pagamento. Le sanzioni vanno da 50 a 300 euro.
Nel 2025 gli incassi sono stati di circa 5,4 milioni, con oltre 720mila voucher di visitatori giornalieri. Nel 2024, primo anno della sperimentazione e con quasi la metà delle giornate attive, i paganti erano stati 485mila.
Barcellona, nuove strette su affitti e crociere
Poco meno di di 16 milioni, per la precisione 15,7 milioni. E il numero di turisti ospitati in un anno da Barcellona – uno dei feudi principali dell’anti overtourism e fra le mete più amate dagli italiani – ed è il tetto che, più o meno, intende fissare d’ora in avanti. Le pistole ad acqua non bastano più.
Così, dopo il taglio delle case vacanza da novembre 2028 – per trasformare 10.000 abitazioni oggi utilizzate per gli affitti brevi in appartamenti – il capoluogo catalano imprime un altro giro di vite, varando nuove strette su affitti e crociere.
Le “invasioni” hanno indotto il Comune a intervenire per non compromettere l’equilibrio economico, sociale e ambientale e salvaguardare la qualità della vita dei residenti, poco più di un milione e mezzo, 10 volte inferiori ai turisti,
Il nuovo piano è un’idea di José Antonio Donaire, commissario per il turismo sostenibile di Barcellona. L’idea di base non è quella di bloccare il turismo, ma di arrestarne la crescita indiscriminata con una soglia che, secondo Donaire, rappresenta il limite massimo sostenibile per la città.

Il progetto, ma non è una novità, coinvolge anche il traffico crocieristico, da anni al centro delle polemiche. Nel 2025 l’autorità portuale di Barcellona ha approvato, in accordo con il Comune, la riduzione dei terminal per le navi da crociera, che passeranno da sette a cinque. La capacità massima giornaliera del porto scenderà così da 37.000 a 31.000 passeggeri.
L’amministrazione, inoltre, vorrebbe aumentare la tassa applicata ai crocieristi che si fermano solo poche ore in città, scoraggiando il turismo mordi e fuggi, considerato poco vantaggioso sotto il profilo economico, ma molto impattante sulla vivibilità urbana. Come successo per la tassa di soggiorno, aumentata dal 1° aprile da 10 a 15 euro, le maggiori entrate dovranno essere reinvestite nei servizi utilizzati da residenti e visitatori.
Per chiudere il capitolo spagnolo, facciamo un salto a Palma di Maiorca, dove la scorsa settimana un residente ogni 40 ha manifestato davanti alla Prefettura delle Baleari. In piazza oltre 70mila persone per la protesta organizzata dalla piattaforma Menys Turisme, Mes Vida (Meno turismo, Più vita)
Svizzera a due facce
Overtourism sì, overtourism no: anche la rigorosa e puntuale Svizzera si divide sul tema. Se infatti tante località turistiche si ribellano per non farsi soffocare dagli eserciti di turisti di passaggio, con divieti, numeri chiusi e ticket, la ferrovia esce dal coro.
Prendiamo la compagnia Jungfraubahnen: gestisce la rete di treni dell’Oberland Bernese e con la Jungfraubahn – la ferrovia a cremagliera più alta d’Europa che porta i turisti di tutto il mondo sulla vetta dello Jungfrau, il ghiacciaio più alto del Vecchio Continente con i suoi 4mila metri – e ora è pronta a varare un progetto che agirebbe da calamita per i visitatori in una regione già in overbooking.
Un progetto che proprio non piace ad ambientalisti e residenti del cantone tedesco. Fatto sta che la società ferroviaria, per ampliare l’offerta turistica nell’area dell’Eigergletscher, punta ad aprire un ristorante asiatico da 200 posti, un museo interattivo dedicato al mito della parete nord dell’Eiger, negozi, store per noleggi di attrezzature sportive e nuove possibilità di pernottamento in edifici storici oggi inutilizzati.
Secco no anche dalle amministrazioni locali. Lo scorso dicembre l’assemblea comunale di Grindelwald, la valle sotto lo Jungfraujoch, ha respinto la richiesta di uno scambio di terreni necessario per il progetto, chiedendo prima soluzioni concrete ai problemi del traffico legati al turismo.
Un recente sondaggio mostra inoltre che quasi il 90% delle persone residenti nell’Oberland bernese orientale ritiene che il turismo eserciti una pressione eccessiva su infrastrutture e viabilità. Per questo motivo diversi rappresentanti politici regionali hanno chiesto al Cantone di Berna di elaborare una strategia complessiva per lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto nella regione.
La resistenza all’overtourism
E poi c’è chi imbraccia le armi dell’originalità e dichiara guerra all’overtourism a modo suo. Nasce così una mappa dell’Italia “autentica”, disegnata da artigiani, albergatori chef e agricoltori, con l’intento di cambiare prospettiva.
L’iniziativa è promossa dalla startup travel tech Unexpected Italy, che ha coinvolto oltre 500 professionisti nella creazione di un’Italia alternativa, pensata per chi desidera uscire dai percorsi più battuti e incontrare il patrimonio culturale vivente del Paese.
Invece di affidare la scoperta de Paese alle classifiche online e alle recensioni anonime, l’obiettivo è costruire una rete fatta di professionisti e custodi del territorio, che conoscono veramente i luoghi in cui vivono e lavorano.
La rete non si limita a segnalare ristoranti o alberghi, ma mette al centro del progetto botteghe storiche, laboratori artigiani, aziende agricole, piccoli produttori, librerie indipendenti e dimore che raccontano il territorio attraverso il lavoro quotidiano di chi le anima.
La piattaforma è oggi presente in 18 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Genova, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria, per distribuire meglio i flussi turistici e favorire un incontro più autentico tra visitatori e comunità locali.
La mappa è consultabile attraverso il sito ufficiale di Unexpected Italy e tramite l’app dedicata, disponibile gratuitamente per dispositivi Android e iPhone.
«Solo rimettendo la qualità e l’etica al centro di tutto possiamo preservare l’Italia che resiste all’omologazione», sottolinea Elisabetta Faggiana, la founder della travel start up.
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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