Montagna, gli impianti sciistici dismessi sono raddoppiati

Montagna, gli impianti sciistici dismessi sono raddoppiati
02 Febbraio 08:03 2026

Scarsa neve, impianti chiusi e abbandonati. Attualmente nelle montagne italiane risultano dismessi 265 impianti sciistici, vale a dire il doppio rispetto al 2020, anno della pandemia. La causa di questa debacle strutturale del prodotto-neve è dovuta essenzialmente alla scarsità della neve e alla impossibilità di compensare questa penuria di elemento naturale con innevamenti artifiiali, che in taluni comprensori minori hanno costi insostenibili.

La mappatura realizzata con il contributo dei dati di Legambiente dal Centro Studi di Rina Prime, la multinazionale che si occupa di consulenze ingegneristiche, delinea un quadro allarmante: le regioni più colpite dalla dismissione di impianti di risalita sono il Piemonte con 76 impianti, la Lombardia (33), l’Abruzzo (31) e ilVeneto (30). Nella maggior parte dei casi questi impianti sono abbandonati e hanno messo in ginocchio intere comunità locali.

Come ha spiegato al Sole24Ore il responsabile del centro studi Massimiliano Miceli: «Il fenomeno non è solo ambientale, ma anche economico e sociale, poiché queste strutture erano motori turistici locali, e la loro
chiusura ha significato perdita di lavoro, calo di presenze, e in alcuni casi l’abbandono di intere vallate. Dove non arriva più la neve, spesso non arrivano più nemmeno i servizi, le persone e gli investimenti».

Secondo l’ultimo report di Legambiente, al momento 218 impianti ricevono ancora fondi pubblici ma si tratta spesso di comprensori marginali o a quote troppo basse che non permettono un  utile utilizzo. Da qui l’urgenza di una riconversione di questi fondi.

Negli ultimi 10 anni, diverse storiche stazioni sciistiche italiane in gravi difficoltà economiche hanno fatto registrare  procedure fallimentari e di liquidazione, come il comprensorio sciistico di San Simone, in Val Brembana, che faceva parte del più ampio comprensorio Brembo Ski, insieme alle località di Foppolo e Carona. Ci sono poi croniche situazioni ormai archiviate come gli impianti di Alpe di Tarres (Bolzano) chiusi già da 13 anni.

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