Boeing ha chiuso un altro trimestre in rosso, ma in buona parte a causa dell’Air Force One. Nel periodo aprile-giugno, il colosso aerospaziale ha registrato perdite per 428 milioni di dollari, ma i ricavi sono aumentati dell’8% a 24,56 miliardi di dollari. La perdita trimestrale rettificata è stata di 76 centesimi per azione, un risultato peggiore rispetto al deficit di 28 centesimi previsto dagli analisti interpellati da Bloomberg; un anno prima, la perdita era stata di 1,24 dollari per azione.
A pesare sui conti sono state le risorse destinate allo sviluppo del nuovo Air Force One e all’accelerazione della produzione di aerei commerciali. Boeing si è infatti imbattuta in nuovi costi, per 280 milioni di dollari, per il programma dell’Air Force One, negoziato durante il primo mandato del presidente statunitense Donald Trump, nel 2018, a un prezzo fisso di 3,9 miliardi di dollari. Il contratto è in ritardo di quattro anni e ha lasciato Boeing esposta a ingenti costi extra (circa 2,8 miliardi). E non è detto che Trump riesca a usare i due nuovi aerei presidenziali.
FLUSSO DI CASSA POSITIVO
Boeing ha però generato un flusso di cassa superiore alle attese, nel secondo trimestre, grazie alla continua e forte domanda per i suoi velivoli, nonostante le spese in conto capitale necessarie per il piano di rilancio del produttore statunitense, dopo anni di crisi.
L’azienda ha riportato un flusso di cassa libero di 631 milioni di dollari, trainato dall’aumento delle consegne di aerei: un dato nettamente superiore alle stime degli analisti, che prevedevano un deflusso di cassa di 331 milioni di dollari, e del -200 milioni di un anno prima. Boeing ha dichiarato di puntare ancora a generare un flusso di cassa libero compreso tra 1 e 3 miliardi di dollari per l’intero anno: si tratterebbe del primo risultato positivo dal 2023.
IL RILANCIO DOPO LA CRISI
Boeing sta cercando di riprendersi, dopo anni di crisi e problemi di qualità che hanno portato a un rimpasto ai vertici e hanno compromesso i rapporti con i clienti e le autorità di regolamentazione statunitensi.
Il costruttore aeronautico sta attualmente producendo, al mese, 47 esemplari del suo 737 Max, con l’intenzione di aumentare la produzione a 63 al mese. L’incremento della produzione è fondamentale per risanare il bilancio e capitalizzare un portafoglio ordini del valore di 715 miliardi di dollari, che ha ricevuto una spinta grazie a una serie di impegni assunti, la scorsa settimana, al Farnborough International Airshow. Boeing ha annunciato oltre 170 ordini, tra fermi e preliminari, durante la fiera e il management ha affermato che la domanda per i suoi velivoli rimane elevata.
Il costruttore aeronautico è sul punto di ottenere la certificazione di sicurezza per il 737-7, la variante più piccola della sua famiglia di aerei più venduta, mentre il modello più grande, il Max 10, dovrebbe essere pronto intorno a ottobre, secondo quanto riportato da Bloomberg.
Le tappe normative, a lungo rimandate, sono fondamentali per la strategia del costruttore aeronautico, volta a sfidare il dominio di Airbus nel redditizio mercato dei jet a corridoio singolo. Il 777X, il jet a lungo raggio, rimane in programma per l’ingresso in servizio nel 2027.


