Potrebbe subire una brusca frenata l’ambizioso piano turistico dell’Arabia Saudita sullo sviluppo della nuova località esclusiva, The Red Sea.
È quanto sostengono diverse fonti, non ufficiali, riprese da L’Eco Touristique. La Rsg avrebbe messo in stallo la prevista costruzione di altri 81 resort di lusso da terminare entro il 2030 per lanciare definitivamente la destinazione tra il mondo del turismo alto spendente.
La Red Sea Global (Rsg), società di sviluppo immobiliare del Regno incaricata di dare forma alla nuova destinazione – come previsto dalla ambiziosa strategia turistica inserita nella Vision 2030 lanciata dal principe ereditario Mohammed bin Salman – sarebbe in difficoltà: i prezzi del petrolio bassi (l’Arabia Saudita è il principale esportatore mondiale), il poco interesse degli esigenti turisti del lusso per la nuova meta e la mancanza di investitori stranieri cominciano a pesare sui bilanci, seppure quasi senza fondo, della società.
«È stato deciso di interrompere il lavoro sulla seconda fase del progetto, gli attuali costi operativi superano le entrate, aspetto diventato insostenibile», avrebbe specificato una fonte anonima all’interno dell’azienda, ripresa da società che lavorano per altri mega-progetti sauditi. Tutte sostengono che l’apertura di nuovi resort sarà bloccata dopo il completamento della fase in corso.
Rsg nega sostenendo che lo stop è solo temporaneo e fa parte del piano già entrato nella sua seconda fase, con la costruzione in corso dell’opera residenziale dell‘isola di Laheq: “Come per qualsiasi sviluppo di una destinazione su larga scala e a lungo termine – si legge in un comunicato – la fase 2 sarà attuata in modo sequenziale e partirà dopo il completamento, quest’anno, di 27 complessi alberghieri“.
L’azienda precisa di aver assunto più di 3.000 persone nel 2025, di cui oltre 900 negli ultimi quattro mesi dell’anno. Tuttavia, i funzionari sauditi riconoscono che c’è stato un rallentamento dei mega-progetti, necessario per dare priorità all’Esposizione Universale del 2030 e alla Coppa del Mondo di calcio 2034.
«L’esecuzione di alcuni progetti sarà prolungata nel tempo, alcuni saranno ridotti, altri ritardati», aveva spiegato il mese scorso a Davos il ministro delle Finanze saudita, Mohammed al-Jadaan.
UN SUCCESSO TROPPO ANNUNCIATO
Il nuovo Mar Rosso, nelle previsioni di Rsg, avrebbe dovuto attrarre molti turisti alto spendenti in cerca di un’alternativa a mete più inflazionate, come le Maldive. «Ma questo non è ancora successo – continua una fonte che lavora su un progetto del governo – I prezzi elevati hanno creato problemi. L’azienda ha ampiamente sopravvalutato il numero di persone disposte a pagare queste tariffe».
Tra i progetti in stallo, Amaala, località che dovrebbe estendersi per 68 chilometri e coprire oltre 4.000 km², con 29 resort e uno yacht club. Stop anche all’ingrandimento del nuovo aeroporto internazionale che prevede 50 strutture, alcune delle quali distribuite su tre isole.
FERMA ANCHE NEOM LA CITTA’ DEL FUTURO NEL DESERTO
Anche Neom, il progetto simbolo della Vision 2030 saudita, è in una fase di drastica revisione. Muhammad Bin Salman ha ripiegato su un piano “molto più piccolo”, arrendendosi all’evidenza dei costi fuori controllo, rispetto ai piani di previsione.
L’area interessata resta comunque immensa, lungo la costa del Mar Rosso, grande quanto il Belgio, ma la portata delle infrastrutture previste è destinata a cambiare radicalmente.
Al centro del ridimensionamento c’è il simbolo di Neom, “The Line”, la città lineare lunga 170 chilometri che avrebbe dovuto attraversare il deserto dal mare alle montagne, simbolo di un’urbanistica senza strade, auto e emissioni.
Come riportato dal Financial Times, quella visione è ormai archiviata. Al suo posto, la città potrebbe trasformarsi in un polo industriale e tecnologico, con un’attenzione particolare alle server farm e all’intelligenza artificiale, settori ritenuti più coerenti con le priorità economiche del regno.
Il nuovo piano ridimensionato ha già eliminato la costruzione della stazione sciistica di Trojena, altro tassello iconico di Neom, che avrebbe dovuto ospitare, in pieno deserto, i Giochi Asiatici Invernali del 2029, che invece si svolgeranno nelle montagne, vere, del Kazakistan.


