Ricerca Atri: il travel retail italiano vale 3,2 miliardi
Il travel retail italiano vale 3,2 miliardi. È il primo, eclatante dato che salta all’occhio scorrendo la ricerca “Il travel retail in Italia: numeri chiave, tendenze e ruolo per il sistema Paese“, realizzata dall’Associazione travel retail Italia in collaborazione con Nomisma, presentata in occasione del Forum Atri 2026 tenutosi nella prestigiosa cornice di Palazzo Madama a Torino.
«I dati di questa ricerca – ha dichiarato Stefano Gardini, presidente Atri – hanno visto finalmente confermata l’importanza vitale del nostro settore. Per la prima volta abbiamo una misura oggettiva di come il travel retail non sia solo un insieme di punti vendita, ma un ecosistema che genera ricchezza e lavoro per l’Italia, con un impatto sul Pil e sull’occupazione che ci pone tra i protagonisti della crescita nazionale».
ECOSISTEMA DA 7,8 MILIARDI DI EURO
Il quadro che emerge è quello di un comparto maturo, solido e strategico, che però deve fare i conti con uno scenario geopolitico mai così instabile. I numeri parlano chiaro. Nel 2025 il travel retail italiano ha generato un fatturato di 3,176 miliardi di euro, in crescita del +7,2% rispetto all’anno precedente. Ma la cifra davvero significativa è quella dell’impatto complessivo sull’economia nazionale, valutata in circa 7,8 miliardi di euro, considerando ricadute dirette, indirette e indotto. Il merito è di un effetto moltiplicatore pari a 2,5, ovvero ogni euro speso in un punto vendita aeroportuale o ferroviario ne attiva 2,5 lungo tutta la filiera.
Il settore dà lavoro a 44.180 addetti, di cui il 63% donne, distribuiti tra retail e duty free (68%) e food & beverage (32%). Ma non solo, perché grazie all’effetto moltiplicatore occupazionale (1,7 posti generati nell’economia per ogni addetto diretto), il travel retail attiva complessivamente circa 80.000 occupati in Italia. La rete fisica conta 1.951 punti vendita tra aeroporti e stazioni ferroviarie, con il retail che copre il 38% delle superfici, la ristorazione il 29%, i servizi il 23%, i convenience store l’8% e il duty free il 3%.
Sul fronte del fatturato per segmento, Paola Piccioni, senior project manager di Nomisma ha precisato: «Il food & beverage nel 2025 genera 1,142 miliardi di euro. Il retail e duty free quasi il doppio, 2,034 miliardi di euro. Se guardiamo in termini percentuali, significa che il 37% del giro d’affari è espresso dal segmento food & beverage, il 64% dal segmento retail e duty free. Rispetto al 2024 si osserva una crescita per entrambe le tipologie di business più marcata per retail e duty free che crescono di 7,5 punti percentuali contro il 6,8 del segmento food & beverage. Se guardiamo il dato del 2024, il giro d’affari espresso complessivamente dal travel retail era di 2,962 miliardi, mentre oggi si avvicina ai 3,2 miliardi di euro, con una crescita complessiva pari al 7,3% sull’anno precedente.”
OLTRE UN MILIARDO DI PASSEGGERI IN AEROPORTI E STAZIONI
Del resto, il mercato è alimentato da flussi imponenti. Nel 2025 i passeggeri transitati attraverso aeroporti e stazioni ferroviarie italiane hanno superato il miliardo. Gli scali aerei ne hanno accolti 230 milioni (+5% rispetto al 2024), con i primi cinque che concentrano oltre la metà del traffico totale, mentre le stazioni ferroviarie hanno movimentato 830 milioni di passeggeri (+1,5%).
La spesa media per passeggero in partenza dagli aeroporti si attesta sui 19,2 euro: 5,6 euro per food & beverage e 13,6 per retail e duty free. Ma la dimensione dello scalo incide profondamente: nei grandi aeroporti (oltre 10 milioni di passeggeri) la spesa sale a 23,5 euro, mentre scende a 11,2 nei medi e a 8 nei piccoli. Lo scarto più marcato riguarda proprio il retail: 17,2 euro a testa nei grandi hub, contro 5,9 nei medi e 4,6 nei piccoli.
Lo studio che Nomisma ha realizzato per Atri presenta una fotografia nitida del ruolo fondamentale che il settore del travel retail gioca per il sistema Paese. «A maggior ragione – ha sottolineato Emanuele Di Faustino, head of industry & Retail di Nomisma – considerando anche la forte vocazione turistica dell’Italia, sostenuta dalla rete di aeroporti e stazioni ferroviarie. Al netto del valore economico e occupazionale rilevato, va sottolineato come le strutture del travel retail si configurino non solo come retailer, ma come un asset imprescindibile per la crescita e la promozione delle eccellenze Made in Italy”.
LE OMBRE DELLO SCENARIO GEOPOLITICO
Il Forum non ha eluso le ombre che gravano sul breve periodo. A questo proposito, Gardini ha richiamato l’attenzione sulle tensioni nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale e il 25% del gas naturale liquefatto, con potenziali ripercussioni sull’intera filiera dei trasporti.
Le stime per il comparto aereo nel 2026 prospettano perdite globali per 148 miliardi di dollari, mentre in Europa la crescita dei movimenti aerei è stata rivista al ribasso dal +4% iniziale al +2,7%. Tuttavia, ha rimarcato il presidente Atri, «abbiamo già affrontato crisi profonde uscendone rafforzati. La resilienza non è solo un concetto astratto, ma un valore concreto dimostrato da oltre un miliardo di passeggeri che continuano a scegliere le infrastrutture di trasporto italiane anche per i propri acquisti».
UN OCCHIO AL FUTURO TRA AI, SOSTENIBILITÀ E NUOVE GENERAZIONI
Guardando oltre la congiuntura attuale, il settore ha le idee chiare su dove investire. Il 90% degli operatori considera l’intelligenza artificiale uno strumento necessario, soprattutto per personalizzare l’esperienza del passeggero.
L’88% dichiara di voler digitalizzare i punti vendita, e la stessa percentuale intende implementare pratiche di sostenibilità, tema considerato rilevante dalla quasi totalità degli operatori retail. Il 58% punta su modelli multicanale. Le sfide strutturali di medio periodo riguardano invece i vincoli infrastrutturali, per cui lo spazio dedicato al retail rischia di non stare al passo con la crescita dei passeggeri, e l’evoluzione normativa, che potrebbe rallentare i tempi di sviluppo.


