Cartolina dal litorale che non c’è più. Quello della Sicilia jonica. Annientato dalla potenza distruttiva del ciclone Harry, spazzato via dalla furia delle acque, sradicato dagli affetti della gente: occhio non vede, cuore che duole, eccome. E fa male, malissimo.
«È un lutto», commenta senza giri di parole Matteo Francilia, sindaco di Furci Siculo, travolto da un destino crudele. «Sembra un bollettino di guerra», ammette Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva. «Fortunatamente non ci sono vittime, è vero» sottolinea il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, ma l’amaro resta in bocca, come il sale lasciato sulla spiaggia da un mare tanto bello quanto feroce, almeno stavolta. «Proprio per questo non c’è stata la risonanza mediatica che un evento così drammatico avrebbe meritato».
Cateno è volato subito a Roma, non c’è tempo da perdere, urge la dichiarazione dello stato d’emergenza: «Non è soltanto un problema di stanziare le risorse adeguate – ha ribadito – servono soprattutto deroghe per velocizzare le procedure, per una valutazione di impatto ambientale non devono passare anni».
Si è però alzata potente la voce di Fiorello, catanese di nascita, dal microfono de La Pennicanza. Uno speech di solidarietà molto forte, che fa a cazzotti con un silenzio colpevolmente assordante: «Un disastro senza precedenti, un abbraccio alle mie Letojanni e Giardini Naxos». Proprio a Letojanni, la città del papà, la mareggiata ha letteralmente distrutto il ristorante “Da Nino”, uno dei luoghi iconici di questa perla dello Jonio.
DE LUCA: «SUBITO LA MANO DELLO STATO»
E si alza il grido di dolore dei sindaci delle località più colpite, non solo per la sparizione di posti carichi di storia e ricordi, ma anche pensando all’estate che verrà e ora non troppo lontana. Perché qui il turismo è vita. Oggi nell’area il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci.
La voce, ferma ma non senza emozione, arriva via telefono. Cateno De Luca invoca «la mano immediata dallo Stato, bisogna imprimere un’accelerazione per dare il via a opere bloccate da anni per la solita burocrazia». Spieghiamoci meglio: «Nel 2017, quando ero sindaco di Santa Teresa di Riva, era stato ottenuto un finanziamento di oltre 10 milioni di euro per la realizzazione dei pennelli frangiflutti contro l’erosione delle coste. A distanza di quasi 10 anni, quei lavori non sono iniziati. Ecco il risultato: quella mancata spesa ha generato un danno di 40-50 milioni».
Un dramma al quale, per fortuna, non si è aggiunta la conta di vittime. «Ma le abbiamo evitate per poco – fa notare De Luca – Il sistema di protezione civile ha salvato tante persone travolte da onde anomale e rimaste bloccate. Ecco perché la questione andrebbe attenzionata con un provvedimento speciale che speriamo di ottenere dal Consiglio dei ministri, attendendo la dichiarazione dello stato d’emergenza. Conteranno le clausole che saranno inserite: da qui capiremo se la situazione sarà trattata in modo ordinario e straordinario».
Taormina ferita nel suo orgoglio e nelle sue bellezze, immortalate da milioni di smartphone in mano agli stranieri. «Ci sono centinaia di famiglie in grande difficoltà, senza luce e senza gas. Alcuni quartieri sono privi di acqua e le pompe di sollevamento sono state travolte dal mare. Situazione critica anche per quanto riguarda il sistema di raccolta dei reflui, perché una parte dei collettori è saltata. Senza contare tutti gli interventi di pulizia per togliere il fango dagli appartamenti a piano terra».
Nulla è stato risparmiato da una natura mai così matrigna da tanto tempo: «Sul lungomare di Mazzeo non ha resistito nemmeno un lido, devastate la baia dell’Isola Bella e Mazzarò. Per Santa Teresa di Riva e Furci Siculo danni enormi alle infrastrutture di lungomari scomparsi, così come a Letojanni. Le conseguenze sul sistema turistico complessivo però si ripercuoteranno sull’asse Naxos-Taormina, che incide su tutto il Pil della Sicilia».
Già, il turismo che verrà: la lingua batte dove il dente duole: «Questa catastrofe rischia di dare un colpo al serio a tutta l’economia, legata ai lidi e alle strutture alberghiere. Abbiamo bisogno di “normalità” per salvare una parte della stagione, tenendo conto che ci sono strutture che non potranno più riaprire. Il mare ha scardinato elementi fondamentali su cui si basava la struttura balneare, nonché la filiera della ristorazione. Va salvato il salvabile e serve una strategia definitiva per arginare questi fenomeni che in questo tempo si possono verificare con una certa frequenza».

FRANCILIA: «A FURCI ARRIVA L’ESERCITO»
Volete un titolo? Eccolo: a Furci Siculo arriva l’esercito. Più di ogni altra considerazione è la notizia che fotografa al meglio lo status della località messinese, travolta da una mareggiata di cui non avevano memoria da queste parti: «Chi ha 80 anni – ci racconta il sindaco Francilia, da giugno 2025 anche commissario della Lega a Messina e molto vicino a Matteo Salvini – non ricorda un mare così, con onde alte 11 metri. Una specie di tsunami a ripetizione». Impressionante.
Ecco perché non è affatto un azzardo parlare di «lutto, perché di fatto c’è stata un’apocalisse su tutta la riviera jonica: sembra uno scenario di guerra». Ma è vietato fermarsi, c’è una “nuova” Furci da ricostruire: «Non c’è tempo per lamentarsi, siamo già tutti sul campo – annuncia Francilia, con le onde impetuose in sottofondo – Realizzeremo un lungomare più bello di prima e servono 10 milioni. Poi vedremo gli altri servizi e ci occuperemo dei danni riportati dalle attività commerciali».
Perché Furci è un cammeo incastonato nella costa orientale. Bandiera blu da 4 anni, senza lidi fissi (un modo civile di essere località di mare). «Abbiamo puntato sul decoro urbano e sul lungomare inaugurato proprio pochi anni fa, con caratteristiche idonee a contrastare il dissesto idrogeologico. Non è bastato. Ora tutta la riviera ha necessità di farsi scudo con una barriera soffolta – una struttura sottomarina costruita per proteggere le coste dall’erosione marina, che ammortizza la forza delle onde e favorisce il deposito di sabbia – ma serve un progetto generale della regione, altrimenti non avremo mai la protezione delle coste».
LO GIUDICE: «IMMAGINARE IL FUTURO»
Difficile, per non dire impossibile, intravedere ora un domani tra i resti di un lungomare cancellato dalle onde anomale. Santa Teresa di Riva the day after, tra la folla di volontari e 500 giovani che spalano via i quintali di terra – già ribattezzati Angeli della sabbia, in ricordo degli Angeli del fango divenuti celebri in occasione dell’alluvione di Firenze del 1966 – emerge la voce del sindaco Lo Giudice. Flagellata da Harry per tre giorni e due notti, la località balneare barcolla, ma non molla. Pur a fronte di un’emergenza senza precedenti.
«Stiamo cercando – ci spiega Lo Giudice – di ripristinare la normalità per quanto riguarda l’emergenza idrica con tre quarti di città senz’acqua e siamo a buon punto: abbiamo realizzato i primi due bypass per il 70% della popolazione, arriveremo presto al 90% con il terzo. Per la luce abbiamo installato due gruppi elettrogeni per il 70% degli abitanti, ma una parte è senza energia da 48 ore».
Veniamo alle note più dolenti, le infrastrutture. Lo Giudice fa eco ai suoi colleghi e non potrebbe essere diversamente: «È un bollettino di guerra: la quasi totalità del lungomare è distrutta, va rifatto in toto, le attività commerciali sono piene di acqua e sabbia. Da sempre abbiamo a che fare con le mareggiate, ma non di queste dimensioni. Mai vista una roba simile, con una potenza e violenza così imponenti da mettere in ginocchio un’intera riviera».
Per adesso la parola “domani” non esiste, è bandita dal vocabolario: «Realmente – nota il sindaco – in questo momento è difficile immaginare qualcosa che abbia un senso, perché ciò che stiamo vivendo è impossibile da far comprendere con le parole. Per cui le ripercussioni sul tessuto economico e turistico sono facilmente intuibili. C’è da ridisegnare e riorganizzare tutto, perché qui un’intera comunità rischia di essere spazzata via. Servono provvedimenti immediati, è indispensabile un potere derogatorio rispetto alle norme attuali. Mi appello a tutte le istituzioni, anche quelle europee, per poter ritrovare un minimo di normalità in tempi umani. Perché per noi il lungomare è vita».
SOPRALLUOGO A PALERMO DEL COMMISSARIO TARDINO
Palermo ha risentito molto limitatamente del ciclone Harry. Il commissario straordinario dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, Annalisa Tardino, ha effettuato un sopralluogo immediato nei principali ambiti portuali. La tempesta ha causato criticità rilevanti in alcune aree, in particolare nei porticcioli dell’Acquasanta e dell’Arenella.
«Si è trattato di una perturbazione di intensità eccezionale, come non se ne registravano da anni – ha dichiarato Tardino – Ci siamo attivati immediatamente per intervenire e ripristinare nel più breve tempo possibile le condizioni ottimali».
CALABRIA, OCCHIUTO: «CHIEDEREMO STATO DI EMERGENZA NAZIONALE»
Procede alla conta dei danni anche la Calabria, schiaffeggiata con violenza dal ciclone Harry. «Fortunatamente non si registrano né vittime né feriti», ha osservato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che intende chiedere lo stato di emergenza nazionale.
«Il governo regionale – ha rivelato – è in costante contatto con l’esecutivo e valuterà tutte le iniziative necessarie da intraprendere, con risorse nazionali e comunitarie, per risollevarci insieme nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile».
Occhiuto ha poi spiegato: «Fondamentali le misure di prevenzione adottate nei giorni precedenti l’arrivo della tempesta. La macchina dei soccorsi ha funzionato e sta funzionando perfettamente. Desidero ringraziare la Protezione Civile regionale e la popolazione che ha seguito con attenzione le indicazioni delle autorità competenti senza mettere a rischio la propria incolumità».
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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