Si cominciano a calcolare gli introiti derivanti dal turismo a Roma che appare capitale anche nel computo della tassa di soggiorno: secondo le prime stime, infatti, nel 2025 – anno del Giubileo – con quasi 53 milioni di presenze, in crescita del 2,87% rispetto al 2024, la città eterna dovrebbe toccare il record assoluto anche negli incassi derivanti dalla tassa di soggiorno, con una stima che si attesta sui 350 milioni di euro.
Dato desunto dal calcolo dell’imposta versata in alberghi, b&b e strutture extra-alberghiere: la ricettività romana, infatti, conta attualmente quasi 1.200 hotel e 22mila location regolari tra affitti brevi, case vacanze, residence e istituti religiosi.
Se venisse confermata questa stima, l’incasso della tassa di soggiorno del 2025 risulterebbe più del doppio di quello che l’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno realizzato da Jfc aveva certificato nel 2022, quando nelle casse dell’amministrazione capitolina entrarono quasi 133 milioni di euro e di un buon 20% in più rispetto i 292 milioni certificati nel 2024.
Vale la pena ricordare che questa tassa, adottata ormai da circa 1.400 comuni in Italia, può variare dai 2 ai 10 euro al giorno a seconda della città, della tipologia di struttura ricettiva, che deve essere versata ogni tre mesi nelle casse delle amministrazioni locali. Solitamente, ma purtroppo non sempre, gli introiti incassati sono destinati a migliorare l’esperienza complessiva dei visitatori e la qualità dei servizi nell’area urbana.


