Almeno 1,6 miliardi di sterline, pari a circa 1,9 miliardi di euro. Questo sarebbe il costo aggiuntivo per le finanze di turisti e aziende se venisse introdotta una nuova tassa sulle vacanze, proposta in Inghilterra dal governo, che ha ipotizzato l’introduzione di una Visitor Levy per consentire alle amministrazioni locali di sfruttare buona parte di questo gettito per riequilibrare i bilanci e investire in servizi e infrastrutture.
L’incidenza e il peso di questa tassa sono stati calcolati da una ricerca di Oxford Economics, commissionata da Ukhospitality, l’associazione che rappresenta le imprese del settore dell’ospitalità in Gran Bretagna, nella quale si sottolineano le gravi conseguenze per viaggiatori, aziende e finanze pubbliche nel caso in cui l’imposta venisse introdotta.
Nell’ipotesi di una tassa del 5% il rapporto prevede un calo del Pil di 2,2 miliardi di sterline (circa 2,5 miliardi di euro), oltre a una diminuzione di 688 milioni di sterline (pari a 790 milioni di euro) nelle entrate fiscali del Tesoro e a una riduzione di 101 milioni di sterline negli investimenti diretti da parte del settore dell’ospitalità e del turismo.
L’impatto sulla domanda di viaggi sarebbe anch’esso significativo. Si prevede che la spesa turistica potrebbe diminuire di 1,8 miliardi di sterline, con nove milioni di pernottamenti in meno e una stima di 33.000 posti di lavoro persi nel settore.
Anche sulla base di questi rilevamenti la Ukhospitality sta esortando il governo ad abbandonare la proposta, avvertendo che renderebbe le vacanze domestiche più costose e danneggerebbe la competitività del Regno Unito come destinazione.
In particolare l’amministratore delegato di Ukhosipitality, Allen Simpson, ha dichiarato esplicitamente che i risultati lasciano poco spazio a dubbi, sostenendo che la tassa ridurrebbe il turismo interno e influenzerebbe negativamente le imprese, dai resort costieri agli operatori nei centri urbani.
Anche i principali player del settore, dal ceo di Merlin Entertainment all’ad di Hilton, hanno condiviso queste preoccupazioni, aggiungendo la riflessione che una nuova imposta agli attuali livelli di Iva renderebbe il Regno Unito meno competitivo a livello internazionale e aumenterebbe la pressione sulle famiglie.
L’analisi di Oxford Economics ha esaminato tre possibili modelli: una tassa del 5% sugli alloggi, una tariffa di 2 sterline a persona per notte e un addebito di 2 sterline per camera a notte. Ebbene: tutti e tre questi scenari mostrano cali del Pil, della domanda turistica e dell’occupazione e, sempre secondo Oxford Economics, qualsiasi entrata fiscale aggiuntiva generata verrebbe probabilmente compensata da una riduzione dell’attività economica, poiché prezzi più elevati frenerebbero la domanda e indebolirebbero la posizione dell’Inghilterra rispetto alle destinazioni concorrenti.


