Oggi, la Camera potrebbe approvare la legge di spesa votata dal Senato e mandarla sulla scrivania del presidente Donald Trump, pronto a firmare la fine dello shutdown più lungo nella storia degli Stati Uniti.
Già dopo il voto positivo in Senato, possibile grazie al sostegno di un gruppo di democratici, Visit Usa Italia aveva espresso «grande soddisfazione e ottimismo», rimarcando che «il significativo passo avanti compiuto rappresenta una boccata d’ossigeno e un forte segnale di ritorno alla stabilità per tutti i settori».
Lo shutdown, ha ricordato Visit Usa Italia, «ha avuto un impatto sui servizi federali essenziali, inclusi i parchi nazionali, le procedure di controllo aeroportuale e i dati economici, generando incertezza anche nel comparto turistico internazionale». «La potenziale fine dello stallo non è solo una notizia positiva per l’economia e l’amministrazione americana, ma è un chiaro indicatore di piena ripresa per l’industria del viaggio. Poter contare sulla totale operatività di tutti i servizi federali che supportano il turismo, dal controllo del traffico aereo alla gestione dei visti, è fondamentale per pianificare e garantire viaggi fluidi per i visitatori italiani e internazionali», ha aggiunto.
CAOS IN AUMENTO
Tutto risolto, dopo giornate di caos negli aeroporti? Nient’affatto. Anzi, si prevede che la situazione negli aeroporti degli Stati Uniti, tra cancellazioni e ritardi, peggiorerà ancora, questa settimana, e che l’emergenza continuerà a persistere anche dopo la fine dello shutdown governativo, hanno avvertito le compagnia aeree. Il segretario ai Trasporti statunitense, Sean Duffy, ha chiarito, la scorsa settimana, che i tagli ai voli rimarranno in vigore finché la Federal Aviation Administration (Faa) non noterà un miglioramento dei parametri di sicurezza.
Ieri, Duffy non ha voluto fornire informazioni sulla fine delle restrizioni sui voli e ha invece lanciato un duro avvertimento: se la Camera non approverà velocemente il disegno di legge, non solo i passeggeri potrebbero continuare a subire gravi ritardi e cancellazioni, ma alcune compagnie aeree potrebbero persino dover mettere a terra le loro flotte.
«Dalle mie conversazioni con le compagnie aeree e con la Faa, e da quanto stiamo vedendo con i controllori del traffico aereo, riteniamo che ci saranno problemi significativi nello spazio aereo», ha dichiarato Duffy, in una conferenza stampa all’aeroporto internazionale O’Hare di Chicago. Se il governo non riaprirà presto, ha aggiunto, «potremmo avere compagnie aeree che diranno: ‘Terremo a terra i nostri aerei. Non continueremo più a volare’», prevedendo che questi disagi potrebbero verificarsi anche prima del lungo weekend del Ringraziamento, forse già questo fine settimana.
Oltre 5 milioni di viaggiatori sono stati colpiti da disagi dall’inizio dello shutdown, il 1° ottobre, ha dichiarato lunedì sera Airlines for America, un gruppo di lobbying che rappresenta compagnie aeree tra cui Delta Air Lines, United Airlines, American Airlines e Southwest Airlines. Le interruzioni hanno spinto molti passeggeri a cercare alternative, dagli autobus alle auto a noleggio e persino ai jet privati.
I TAGLI IMPOSTI DA TRUMP
Venerdì scorso, l’amministrazione Trump ha iniziato a richiedere alle compagnie aeree commerciali di ridurre il 4% dei voli nazionali nei 40 aeroporti statunitensi più trafficati, con tagli più consistenti previsti con il passare dei giorni. Entro la fine della settimana, si prevede che le cancellazioni dei voli raggiungeranno il 10% del totale. Dall’ordine della Faa, le compagnie aeree hanno cancellato oltre 9.000 voli negli Stati Uniti. Ieri, i voli cancellati sono stati 1.200. I tagli, lo ricordiamo, non interessano i voli internazionali.
La Faa ha ridotto i voli perché molti controllori del traffico aereo – non retribuiti da settimane – hanno smesso di presentarsi al lavoro, acuendo le difficoltà di un sistema già molto sotto pressione per la mancanza di personale. Lunedì scorso, il presidente Donald Trump ha fatto pressione sui controllori di volo, invitandoli a «tornare al lavoro, subito!!!», minacciandoli di licenziamento e promettendo, al tempo stesso, un bonus di 10.000 dollari ai controllori sempre presenti al lavoro.
«I voli delle compagnie aeree non possono tornare immediatamente alla piena capacità subito dopo la riapertura del governo», ha dichiarato Airlines for America, in una nota. «Ci vorrà tempo e gli effetti residui persisteranno per giorni. Con il periodo di viaggio del Ringraziamento che inizia la prossima settimana e l’intensa stagione delle spedizioni alle porte, è il momento di agire per contribuire a mitigare qualsiasi ulteriore impatto sugli americani».
I VOLI PER IL RINGRAZIAMENTO
Le compagnie aeree hanno affermato che si prevede un numero record di viaggiatori per il periodo del Ringraziamento, la festività più sentita dagli statunitensi, ormai distante solo due settimane. Il ritmo delle vendite di biglietti aerei per i viaggi del Ringraziamento, però, ha subito un rallentamento, poiché un numero sempre maggiore di viaggiatori ha scelto di non volare, a causa di tutti i ritardi e le cancellazioni. La società di analisi del settore aeronautico Cirium ha affermato che le vendite di biglietti durante l’intensa stagione di fine novembre dovrebbero comunque aumentare rispetto allo scorso anno, ma solo di poco.
IL PROBLEMA DEI CONTROLLORI DI VOLO
Duffy ha ribadito martedì che i tagli rimarranno, anche dopo la fine della chiusura, finché i parametri di sicurezza non miglioreranno e i livelli di personale presso le strutture di controllo del traffico aereo non si stabilizzeranno. I tagli ai voli, lo ricordiamo, dovrebbero salire al 10% venerdì.
Duffy si è rifiutato di condividere i dati specifici sulla sicurezza che hanno portato ai tagli dei voli. Tuttavia, nella conferenza stampa all’aeroporto O’Hare di Chicago, ha citato segnalazioni di aerei che si avvicinavano troppo in volo e di preoccupazioni dei piloti riguardo alla tempestività delle risposte dei controllori.
La carenza di controllori di volo a livello nazionale non è una novità, ma la chiusura ha probabilmente aggravato la situazione: Duffy ha affermato che 15-20 controllori di volo vanno in pensione ogni giorno e che molti controllori più giovani stanno abbandonando la professione.
E non servono molte assenze per creare problemi. Durante la chiusura, diversi controllori che non venivano pagati si sono assentati dal lavoro a causa del crescente stress e della necessità di trovare un secondo lavoro per pagare le bollette.
L’ex capo del controllo del traffico aereo della Faa, Mike McCormick, ha affermato che la situazione è simile a quella vissuta durante la pandemia, perché «quando i fattori di stress sul posto di lavoro diventano troppo impegnativi, chi può permetterselo si dimette o va in pensione», si legge sulla stampa statunitense.
Eric Chaffee, professore alla Case Western Reserve e studioso di gestione del rischio, ha avvertito – secondo quanto riportato dai media statunitensi – che i disagi potrebbero durare settimane, poiché le compagnie aeree devono affrontare «complessi ostacoli operativi» e il clima invernale complica la ripresa prima del Ringraziamento.
EFFETTI SULL’INDUSTRIA AEREA
I voli cancellati e i crescenti ritardi stanno contribuendo ad aumentare le perdite per le compagnie aeree. È probabile che la perdita di fatturato ammonterà a «centinaia di milioni di dollari al giorno», ha affermato Greg Raiff, ceo di Elevate Aviation Group, che si aspetta che i disagi si faranno sentire quando le compagnie aeree inizieranno a emettere avvisi di profitto per il quarto trimestre.
La recente flessione segue un calo più ampio dei viaggi negli Stati Uniti. Secondo Airlines Reporting Corp., i biglietti aerei venduti tramite agenzie di viaggio statunitensi per viaggi fino alla fine di novembre sono diminuiti del 10% su base annua, il mese scorso. «Tutti nel settore sono un po’ preoccupati per il quarto trimestre», ha dichiarato all’agenzia Reuters Steve Johnson, chief strategy officer di American Airlines.
Il mese scorso, American Airlines ha stimato una perdita di fatturato inferiore a un milione di dollari al giorno a causa dello shutdown, simile a quella della rivale Delta. Da allora, tuttavia, i disagi sono aumentati.
Sebbene i tagli ai voli si siano verificati in un periodo di domanda debole di viaggi, Daniel McKenzie, analista di Seaport Research Partners, stima che le riduzioni del 10% imposte dalla Faa costeranno al settore circa 10 milioni di dollari al giorno, secondo quanto riportato dalla Reuters. Se i tagli dovessero rimanere in vigore fino al Ringraziamento, i costi potrebbero ammontare a 45 milioni di dollari al giorno, escludendo i ricavi persi a causa dei viaggi posticipati e delle prenotazioni last minute, che si prevede svaniranno.
Compagnie low cost come Frontier e Allegiant rischiano di perdere maggiori entrate a causa dei tagli ai voli, a causa della minore frequenza e della ridotta capacità di riaccogliere i passeggeri. American, Delta e United, che operano più voli su determinate rotte, potrebbero trarre vantaggio dalla perdita di fatturato causata dalle compagnie aeree ultra low-cost, ha aggiunto McKenzie.


