Otto dossier aperti
sul tavolo del travel 2026

Otto dossier aperti<br> sul tavolo del travel 2026
28 Gennaio 07:00 2026

Archiviato il 2025, per la filiera del turismo organizzato il nuovo anno si apre con almeno otto temi caldi tutti da affrontare e possibilmente da risolvere: dossier scottanti che riguardano la mobilità, l’accessibilità, l’ospitalità e l’organizzazione vera e propria di viaggi e vacanze.

1. DIRETTIVA PACCHETTI AL RUSH FINALE

Al termine del trilogo tra Europarlamento, Consiglio Ue e Commissione europea, proprio nelle scorse settimane, si è finalmente arrivati a un accordo seppur provvisorio sulla revisione della direttiva sui pacchetti turistici (PtdPackage Travel Directive). Tra i punti condivisi c’è una più trasparente definizione di “pacchetto turistico”, con una efficace semplificazione sulla combinazione di servizi che rientrano nella normativa Ue.

In estrema sintesi si escludono i “linked travel arrangements” (i cosiddetti servizi collegati) dall’ambito della direttiva, per dare maggiore certezza giuridica. Concordato anche il passaggio che attiene a più obblighi di informazione al viaggiatore che dovrà ricevere più dettagli prima, durante e anche dopo il viaggio, tra i quali spiccano le modalità di pagamento; requisiti su passaporti e visti; accessibilità per persone con ridotta mobilità; costi di annullamento ed eventuali delucidazioni in caso di insolvenza dell’organizzatore.

E ancora: se sopraggiungono circostanze straordinarie e inevitabili (le cause di forza maggiore) il viaggiatore potrà cancellare il pacchetto senza pagare la penale. E se l’organizzatore annulla il pacchetto, dovrà rimborsare entro 14 giorni; potrà offrire voucher alternativi, ma il viaggiatore ha diritto di rifiutarli.

In caso di emissione, i voucher devono essere rilasciati e avere il valore pari al rimborso, una validità di 12 mesi ed essere trasferibili una sola volta. Se la cancellazione deriva dall’insolvenza, il rimborso dovrà essere effettuato entro sei mesi (con possibile estensione a nove mesi in casi giustificati). Condivisi questi importanti passaggi chiave della revisione della Package Travel Directive, le prossime tappe sono l’approvazione formale del Parlamento Ue e del Consiglio europeo. E subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea, l’adozione da parte degli Stati membri che avranno 28 mesi di tempo per recepirla nel proprio diritto nazionale.

2. BALNEARI, BANDI ALLO SBANDO

La soap opera balneari è ormai ben nota a gran parte degli operatori: la legge 166/2024 (il cosiddetto decreto Salva-infrazioni) ha formalizzato una proroga temporanea delle concessioni fino al settembre 2027, con la scadenza definitiva per completare gare pubbliche entro giugno del prossimo anno per l’assegnazione dei titoli demaniali in conformità alla Bolkestein.

Ma la direttiva europea impone che le concessioni di servizi (come i lidi) siano assegnate tramite procedure competitive trasparenti, con bandi di gara, ponendo fine così all’escamotage di proroghe automatiche, di cui in Italia se n’è fatto largo (ab)uso.

Nell’ultimo semestre del 2025 l’Ue ha mosso rilievi su aspetti del piano governativo, soprattutto relativi a eventuali indennizzi o proroghe senza gare competitive. Il ministero delle Infrastrutture e trasporti, guidato dal vicepremier Matteo Salvini, è ora costretto a mettere mano a una modifica del decreto Indennizzi per evitare all’Italia procedure d’infrazione e salatissime sanzioni.

Imprenditori e concessionari uscenti sono quindi in attesa di sapere quali saranno le modalità percorribili con i decreti attuativi che tardano ad arrivare. Intanto, è buio pesto sulle spiagge con la tegola dell’adeguamento dei canoni demaniali del 10%, che scatterà quest’anno e peserà inevitabilmente sulle tariffe dei servizi ai bagnanti.

3. PARITY RATE, SCONTRO HOTEL-OTA

Ben lungi dall’essere risolto il tema della parity rate: anche se a metà del 2024 il Dma – Digital Market Act dell’Ue ha giudicato vessatorie e illegali le clausole di questa pratica adottata dalle Ota, costringendo colossi come Booking a rimuoverle, la dinamica dei prezzi resta problematica nella pratica.

Infatti, gli algoritmi delle Ota possono comunque spingere hotel a mantenere prezzi simili o offrire incentivi alle strutture che restano in linea con le tariffe online; addirittura sempre più spesso questi portali presidiano il mercato con tariffe più basse nelle ricerche, mettendo così sotto pressione il canale diretto degli hotel.

Il fatto nuovo e più eclatante – manifestatosi proprio a metà del 2025 – è la class action sottoscritta da oltre 15.000 hotel in tutta Europa (compresi molti in Italia) contro Booking in cui si chiedono risarcimenti milionari per gli effetti economici delle clausole di parità tariffaria applicate per anni, considerate violazioni delle norme Antitrust Ue.

Il contenzioso è ufficialmente aperto e inoltre gli alberghi lamentano che, nonostante la fine formale delle clausole di parità tariffaria, le Ota continuano a influenzare il mercato attraverso algoritmi di visibilità che favoriscono tariffe basse, pratiche di “sponsored deals” e programmi di visibilità che comprimono le commissioni e influenzano indirettamente i prezzi.

Da qui, crescenti difficoltà per gli hotel nel mantenere prezzi competitivi sul proprio sito senza perdere ranking nelle Ota. Intanto, gli alberghi europei stanno potenziando i canali diretti, investendo in marketing digitale.

4. TESORETTO TASSA DI SOGGIORNO

Sono oltre 1.400 i Comuni italiani a vocazione turistica che nel 2025 hanno introdotto la tassa di soggiorno per un incasso che si aggira su 1,3 mi- liardi di euro. Un tesoretto che è ormai diventato irrinunciabile per destinazioni come Roma, Venezia e Firenze che hanno anche problemi di iperturismo e devono tenere alti i livelli di assistenza e servizi per i visitatori.

Ma è proprio il nodo della destinazione d’uso a essere materia di dibattiti politici, sempre più spesso riportato con risalto dai media. Già, perché gli operatori della filiera sono in pressing affinché gli introiti derivanti da questa autentica gabella siano investiti per migliorare l’accoglienza e i servizi erogati ai turisti, da quelli igienici al decoro urbano, ma buona parte di questi incassi finiranno nelle casse dello Stato.

Ci sono poi dei distinguo nelle modalità di applicazione e riscossione perché, ad esempio, l’inclusione del tributo nel prezzo finale delle prenotazioni online, anche se non è obbligatorio per le strutture inserirlo nelle tariffe visibili, viene richiesto spesso in loco, causando confusione. E ancora, molte amministrazioni locali stanno già passando alla modalità di pagamento attraverso sistemi digitali di incasso come la piattaforma PagoPA, ma anche in questo ambito l’uniformità non è ancora completa.

5. AEROPORTI, STOP ADDIZIONALE?

Uno dei più grossi interrogativi che permangono nel trasporto aereo è la soppressione o meno dell’addizionale comunale negli aeroporti che, per compagnie aeree come Ryanair, rappresenta una pregiudiziale di grande rilevanza che può decretare i destini anche turistici di intere aree del nostro territorio. Va chiarito bene che in Italia questa tassa comunale sui diritti di imbarco dei passeggeri grava sul biglietto aereo ed è destinata in parte ai Comuni e in parte ad altri enti, come l’Enav e il Fondo Nazionale Trasporto Aereo.

L’importo varia a seconda dello scalo, dai 6 ai 9 euro, e viene percepita come un’odiosa gabella che appesantisce i costi del ticket, oltre a rimanere indigesta ai vettori. A onor di cronaca, il Senato ha approvato una norma che abolirà l’addizionale comunale Irpef sui diritti d’imbarco per gli aeroporti siciliani con meno di cinque milioni di passeggeri (Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria). Questa misura è entrata in vigore da gennaio e punta a incentivare i collegamenti aerei e il turismo in questi scali cosiddetti minori.

Così come va anche aggiunto che in tre regioni, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Calabria, queste addizionali sono state già abolite o sospese sine die e parzialmente rimosse in Emilia Romagna. Mentre in taluni scali è stato già previsto un rincaro nel 2026 e nei maggiori aeroporti come Roma, Milano e Venezia questa imposta, almeno per ora, non verrà disapplicata. L’Ibar – Italian Board of Airlines Representatives chiede da tempo la sua abolizione in tutto il Paese.

6. REGOLE UE SUGLI AFFITTI BREVI

Anche per gli affitti brevi, nervo scoperto da tempo e ancora non sanato definitivamente, nonostante alcuni interventi del governo, si prospetta una rigida regolamentazione europea. Di recente la Commissione Ue ha annunciato un primo Piano strategico paneuropeo per affrontare la crisi dei prezzi degli immobili e degli affitti.

Un progetto che include misure specifiche per regolamentare meglio gli affitti brevi, ritenuti uno dei fattori che comprimono l’offerta di abitazioni disponibili per residenti e lavoratori in molte città europee. La Commissione ha pure confermato l’intenzione di proporre nuove norme che riguardano le piattaforme e gli affitti brevi (Airbnb, Booking, ecc.) per affrontare gli effetti del fenomeno sul mercato residenziale locale e sui prezzi degli immobili; un nuovo assetto regolatorio che prevede un obbligo per le piattaforme di fornire dati sempre più precisi e standardizzati ai governi nazionali e locali; un sistema europeo di registrazione obbligatoria delle strutture di af-itto breve con codici identificativi unici.

L’Italia è già un passo avanti con l’introduzione del CinCodice Identificativo Nazionale, ma dovrà adeguarsi alle direttive europee per contribuire a un sistema omogeneo sui mercati Ue. Così come è prevedibile l’introduzione di regole che pongano limiti e misure contro i casi di abuso nella pratica degli affitti brevi che riducono l’offerta di locazioni a lungo termine. Si attende che Bruxelles adotti una specifica normativa, che dovrà essere recepita dagli stati membri.

7. FILIERA, POCHE ISOLE FELICI

Altalenanti, poi, le relazioni e i rapporti operativi tra tour operator, agenzie di viaggi e fornitori di servizi. Sono davvero poche le isole felici dove si è trovata la quadra tra gli interessi di certi fornitori e quelli della distribuzione organizzata sempre più schiacciata e spesso avvilita o svilita da concorrenze sleali e invasioni di campo.

A partire dai vettori che, come nei casi eclatanti di Ryanair o Sas, con le loro divisioni Holidays hanno cercato e cercano costantemente di sottrarre terreno operativo con offerte onnicomprensive di alloggi, noleggi, escursioni e quant’altro. Ai vettori si aggiungono le piattaforme multitasking come la stessa Airbnb che proprio nel 2025 ha svelato la sua strategia finalizzata a diventare “il” fornitore di tutte le soluzioni di viaggio dei turisti, ma non anche di tutte le soluzioni per la vita quotidiana dei cittadini del mondo. Una rivoluzione che mira a minare le specializzazioni.

Da qui le crescenti e pressanti istanze avanzate dalle associazioni di categoria della filiera del turismo organizzato che mirano a stabilire regole chiare e uguali per tutti. Regole sulla trasparenza contrattuale, limiti alle pratiche unilaterali, maggiori tutele per i canali B2B, gestione collegiale e condivisa delle crisi sistemiche, una riforma della fiscalità troppo complicata e costantemente variabile, una governance per le piattaforme e un serio piano per la formazione professionale qualificata per confrontarsi sulle sfide che l’intelligenza artificiale imporrà a tutti.

8. DIRITTI DEI PASSEGGERI AEREI

Proprio in questi giorni il Parlamento Ue in seduta plenaria dovrà varare la riforma della regolamentazione sui diritti dei passeggeri aerei ferma al 2004. La votazione dovrebbe confermare l’orientamento già espresso dagli eurodeputati della Commissione Trasporti che intendono rafforzare le tutele per gli utenti aerei, in particolare la riconferma della soglia di tre ore di ritardo del volo e l’importo del risarcimento che devono restare invariati e una procedura per i rimborsi più rapida, attraverso moduli standard precompilati, che le compagnie dovrebbero accordare senza distinzioni.

Così come si vuole assicurare la gratuità per i bagagli a mano, entro certi limiti per le dimensioni, impedendo così il dilagare di extra” che già diverse compagnie aeree hanno prospettato nei mesi scorsi. Tale prospettiva ha già provocato dure reazioni di Iata e di altre associazioni del trasporto aereo.

L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

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