AirAsia tra debiti e caro fuel. Ma la domanda è forte

AirAsia tra debiti e caro fuel. Ma la domanda è forte
18 Settembre 09:48 2026

AirAsia prova a rassicurare il mercato, dopo giorni di forte pressione sul titolo e crescenti interrogativi sulla situazione finanziaria del gruppo.

Tony Fernandes, cofondatore della compagnia low cost, ha assicurato che il vettore dispone di una liquidità sufficiente per affrontare l’impennata del costo del carburante e che la domanda di viaggi resta sostenuta. «Il Covid è stato molto, molto peggio di quello che stiamo affrontando oggi», ha spiegato Fernandes, sottolineando che allora gli aerei erano fermi, mentre oggi il traffico continua a essere robusto.

Conti in perdita

Le difficoltà, tuttavia, sono consistenti. Nel secondo trimestre, AirAsia Group ha registrato una perdita netta di 830,5 milioni di ringgit malesi, circa 180 milioni di euro, su ricavi per 5,1 miliardi di ringgit. Sui conti, ha pesato soprattutto il forte aumento del carburante: il prezzo medio del jet fuel è salito a 183 dollari al barile e il gruppo non dispone attualmente di coperture sul prezzo. Una parte della perdita, circa 331 milioni di ringgit, deriva inoltre da effetti valutari.

Al 30 giugno, AirAsia presentava passività correnti per 18,4 miliardi di ringgit, a fronte di disponibilità liquide e bancarie per 954 milioni. Il gruppo punta ora a raccogliere fino a un miliardo di dollari sui mercati internazionali del debito, oltre a 700 milioni di ringgit attraverso linee di credito locali. Secondo la compagnia, le risorse saranno destinate principalmente al rifinanziamento del debito e al rafforzamento della struttura finanziaria, più che alla copertura delle normali esigenze operative. AirAsia aveva già raccolto circa 300 milioni di dollari a marzo.

Si muove anche il governo della Malaysia

La situazione viene seguita da vicino anche dal governo della Malaysia. Il ministero delle Finanze ha incaricato Alton Aviation Consultancy di valutare il fabbisogno finanziario della compagnia e, secondo Reuters, le autorità hanno avviato colloqui con Malaysia Airlines e Batik Air nell’ambito di una pianificazione di emergenza per capire in che misura i due vettori potrebbero eventualmente assorbire parte della capacità domestica di AirAsia. La low cost controlla infatti circa il 60% del mercato interno malese e il 40% dell’intero traffico aereo del Paese.

Fernandes ha però escluso la necessità di un salvataggio pubblico. Il manager ha ricordato il peso della compagnia sul sistema del trasporto aereo malese e ha sostenuto che una flotta di circa 100 aeromobili, insieme al network e alla struttura dei costi del gruppo, non potrebbe essere sostituita rapidamente da altri operatori.

AirAsia sta nel frattempo ridimensionando le attività meno redditizie. Il gruppo ha tagliato alcune rotte, avviato la restituzione ai lessor di 25 aeromobili e rinegoziato i contratti con i fornitori. Sul fronte della flotta, la strategia punta inoltre su velivoli più efficienti, come gli Airbus A321LR e Xlr, mentre nei mesi scorsi il gruppo ha annunciato un ordine per 150 A220-300.

La domanda di viaggi è solida

Dal lato commerciale, i segnali sono invece più confortanti. Il load factor del gruppo si è attestato intorno all’80% nel terzo trimestre e Fernandes ha indicato l’esistenza di un flusso costante di prenotazioni per l’ultimo trimestre dell’anno, in particolare sui mercati di Indonesia, Filippine e Thailandia. AirAsia sta inoltre aumentando le tariffe e applicando supplementi carburante per recuperare parte dell’incremento dei costi: già nel secondo trimestre, il ricavo unitario per posto-chilometro era cresciuto dell’11% rispetto a un anno prima, nonostante una riduzione dell’11% della capacità.

La sfida per AirAsia sarà quindi trovare un equilibrio tra il peso del debito e dei costi energetici e una domanda di viaggio che, almeno per il momento, non mostra segnali di cedimento. Una partita particolarmente importante non solo per il gruppo, ma per l’intero mercato aereo del Sud-est asiatico, dove AirAsia rappresenta uno dei principali operatori low cost.

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Patrizio Cairoli
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