La magia dell’Egitto tra piramidi e oasi – Reportage

01 Ottobre 07:00 2026

Dalle faraoniche piramidi di Giza agli stupefacenti laghi salati dell’Oasi di Siwa, passando per l’eleganza malinconica di Alessandria e il glamour mediterraneo di New Alamein City, progetto miliardario in divenire nei luoghi della celebre battaglia della Seconda Guerra Mondiale.

È un itinerario ancora poco battuto, alla scoperta di un Egitto meno scontato, ma non meno sorprendente, quello che abbiamo percorso su invito dell’Egyptian Tourism Authority.

Antica grandezza

Il Cairo ci accoglie con le stratificazioni millenarie di una delle civiltà più influenti mai esistite, dove religioni, scienza e potere si sono incontrati e sovrapposti per secoli. Non per niente nel mondo arabo è conosciuta con l’appellativo di Umm el- Dounia, madre del mondo, e ancora oggi si fregia di quell’antica grandezza.

Una metropoli cosmopolita che non dorme mai, letteralmente, dove il tempo sembra scorrere su più dimensioni contemporaneamente, raccordate dal filo d’argento del Nilo, il grande fiume che ha favorito la nascita e la prosperità del grandioso impero egizio, celebrato oggi nel  Great Egyptian Museum.

Aperto al pubblico a fine 2025, è già diventato una delle più visitate attrazioni locali, tanto che è stato necessario contingentare gli ingressi fin dai primi mesi. Entrando dalla maestosa hall dominata da una colossale statua di Ramses II, si segue un percorso immersivo attraverso le collezioni che raccontano in ordine cronologico lo straordinario sviluppo di una civiltà che oltre 4.000 anni fa sembrava aver già capito tutto.

Gem, Hall con statua di Ramses II

La visita culmina nella galleria di Tutankhamon, dove è esposta la collezione completa dei reperti provenienti dalla tomba del “faraone bambino”, inclusa la celebre maschera funeraria d’oro, riuniti per la prima volta in un unico spazio.

Giza reloaded

Scenograficamente incorniciate dalle enormi vetrate panoramiche del museo, le Piramidi di Giza, distanti un paio di chilometri, appaiono così vicine che sembra quasi di poterle toccare allungando una mano.

Dall’anno scorso l’area archeologica è stata riorganizzata, spostando l’accesso da un’ampia spianata situata sul lato opposto rispetto all’ingresso storico. Niente più auto private sull’altopiano, ma un sistema di navette che collega i punti di maggior interesse, dal Belvedere Panoramico alle piramidi di Cheope, unica sopravvissuta delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, Micerino e Chefren, fino alla Sfinge.

Si sale, si scende, ci si ferma quanto si vuole, magari per una cammellata con foto di rito da postare sui social, o un pranzo turistico al 9 Pyramids Lounge, il ristorante con vista su quelle forme geometriche che sembrano ancora oggi sfidare la logica.

È invece l’emblema del centro storico islamico la Cittadella di Saladino, fortezza del XII secolo arroccata su uno sperone di roccia calcarea, su cui svettano le cupole ottomane e i minareti slanciati della Moschea di Muhammad Ali, che regala anche una delle viste più suggestive sulla città.

Ai piedi della cittadella, il Khan el-Khalili, il più famoso bazar cairota, è un labirinto di vicoli che da secoli vende lampade di ottone, scatole intarsiate, spezie e profumi che si diffondono nell’aria calda.

Il Cairo, Khan el-Khalili

Ogni angolo ha la sua vocazione, gli orafi da una parte, i tessuti dall’altra, ed è praticamente impossibile attraversarlo senza fermarsi, contrattare e lasciarsi sedurre da qualche oggetto irresistibile. Tutt’altra atmosfera, più intima e raccolta, si respira nel quartiere copto, piccola enclave da visitare a piedi, dove la città aggiunge un altro tassello alla propria identità. Qui si trova la chiesa di San Sergio e Bacco, conosciuta anche come chiesa della grotta, che custodisce la cripta dove secondo la tradizione trovò rifugio la Sacra Famiglia durante la fuga da Erode.

Nel regno di Cleopatra

Verso nord, in direzione del Delta, l’Egitto cambia pelle. Alessandria, fondata da Alessandro Magno, cui deve il nome, e culla del regno di Cleopatra, esibisce l’eleganza di una città che fu per secoli uno dei maggiori centri culturali del mondo antico, che aveva il suo fulcro nella celebre Biblioteca, la cui distruzione è annoverata tra le grandi perdite della storia. Al suo posto oggi sorge la Bibliotheca Alexandrina, dall’avveniristica architettura di un enorme disco inclinato di vetro e pietra, capace di ospitare fino a 1,8 milioni di volumi. All’interno, oltre a una sconfinata sala di lettura, il Museo dei Manoscritti conserva rotoli e testi giunti a noi da epoche remote che sembrano tuttora sussurrare i segreti del sapere antico.

Il vento salmastro del Mediterraneo accarezza la Corniche, e tra le architetture Belle Époque si celano ancora preziose rovine greco-romane. Come le catacombe di Kom el Shoqafa, il più grande sito funerario romano d’Egitto, dove ci si cala in un mondo sotterraneo in cui stili egizi e grecromani si fondono in maniera sorprendente. Mentre poco distante, la Colonna di Pompeo (che in realtà era un tributo all’imperatore Diocleziano) si erge per 25 metri sui resti del Tempio di Serapide.

La storia del Novecento

Da Alessandria, il nostro viaggio prosegue lungo la Costa Nord, il cosiddetto sahel, come lo chiamano i locali. Un lungo litorale di sabbia fine, acque turchesi, resort, residenze e ville private che d’estate si riempiono di famiglie del Cairo in cerca di sole e vita notturna.

A El Alamein la storia del Novecento affiora a due passi dalle spiagge, evocando una delle battaglie decisive della Seconda Guerra Mondiale, che tra il 1940 e il 1942 vide fronteggiarsi le forze del Commonwealth e quelle dell’Asse. Il Museo Militare ne racconta le diverse fasi attraverso esposizioni interne e spazi all’aperto.

Ma più di ogni museo, sono i sacrari e i cimiteri con migliaia di croci a restituire il peso reale di quei giorni. Tra questi, il Sacrario Militare Italiano di El Alamein, una grande edificio in marmo bianco, frutto della dedizione di Paolo Caccia Dominioni, che reduce della battaglia, dedicò anni a recuperare le spoglie dei soldati dispersi nel deserto e a costruire un luogo degno della loro memoria.

L’eco di quei tempi lontani è oggi sovrastato da quello di decine di cantieri che stanno dando forma a uno dei progetti urbanistici più ambiziosi al mondo. New Alamein City è una mega-città costiera destinata a diventare una nuova destinazione internazionale, con tanto di torri avveniristiche, hotel e una visione del futuro che guarda al Mediterraneo.

Terra delle palme

Otto ore buone di strada, a tratti sconnessa, attraverso un deserto punteggiato solo da rade stazioni di servizio. È il prezzo da pagare per raggiungere l’Oasi di Siwa, uno degli angoli più remoti e affascinanti dell’Egitto, a poche decine di chilometri dal confine libico. Non c’è aeroporto, né scorciatoie per arrivarci, ed è proprio questo isolamento ad aver preservato tradizioni, cultura, cucina e l’identità amazigh dei suoi abitanti.

Gli antichi egizi la chiamavano Sekhtam, terra delle palme, e tuttora se ne contano circa 300mila, all’ombra delle quali la vita scorre a un ritmo lento e rilassato. Shali è stata per secoli il cuore della comunità di Siwa. Fondata nel XIII secolo come fortezza difensiva, è un dedalo di edifici in parte diroccati, interamente costruiti con il tradizionale impasto di argilla e sale, considerato l’oro bianco dell’oasi, prodotto in abbondanza nelle saline a perdita d’occhio e commercializzato in tutto il Paese e oltre. Ma non solo.

I laghi salati dalle acque cristalline altamente instagrammabili, dove si galleggia senza sforzo come nel Mar Morto, sono diventati un’attrazione che vale il viaggio. Tra i palmeti di Aghurmi si visitano i resti del Tempio dell’Oracolo di Amon (il corrispettivo egizio di Zeus), famoso in tutto il mondo antico.

Nel 331 a.C., anche Alessandro Magno avrebbe affrontato il lungo viaggio attraverso il deserto per consultare l’oracolo. Nessuno sa con certezza cosa gli fu rivelato, ma si tramanda che l’oracolo lo abbia riconosciuto come figlio del dio Amon, consolidando così la sua legittimità come sovrano d’Egitto.

Poco distante, la Sorgente di Cleopatra sgorga fresca tra palme da dattero e ulivi, formando un’invitante piscina naturale di acqua dolce dalle proprietà benefiche, dove pare che anche la regina si sia bagnata durante le sue visite. Tutt’intorno, ristorantini e piccoli caffè ombreggiati ne fanno il luogo ideale dove sostare per sorseggiare un tè alla menta osservando la vita dell’oasi scorrere lenta.

Un ultimo incontro con la storia di Siwa avviene sulla Gebel el-Mawta, la Montagna dei Morti, una collina calcarea appena fuori dall’abitato, traforata da centinaia di tombe scavate nella roccia, alcune risalenti alla XXVI dinastia, altre di epoca greca e romana.

La più straordinaria è la Tomba di Si-Amun, i cui affreschi, nonostante i danni subiti nel corso dei secoli, conservano colori incredibilmente vividi. Secondo la tradizione locale, sarebbe proprio questa montagna l’ultima dimora di Alessandro Magno, che avrebbe espresso il desiderio di essere sepolto vicino al dio Amon. La sua tomba, però, non è mai stata trovata. Resta uno dei grandi misteri irrisolti della Storia, sospeso tra le palme e il silenzio del deserto.

L'Autore

Maria Grazia Casella
Maria Grazia Casella

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