Ai, viaggiatori europei diffidenti: indagine Phocuswright

Ai, viaggiatori europei diffidenti: indagine Phocuswright
04 Novembre 10:43 2026

Sempre selettivi riguardo al rilascio di dati personali e diffidenti nei confronti dell’Ai: è il responso di un rapporto di Phocuswright realizzato tra i viaggiatori europei intitolato L’economia della fiducia in Europa: la fiducia come nuovo vantaggio competitivo nel settore dei viaggi.

Lo studio ha coinvolto 1.554 viaggiatori del segmento leisure nel Regno Unito, in Francia e in Germania. In particolare i viaggiatori si sentono più a loro agio nel memorizzare i dati di identità per velocizzare il check-in, ma mostrano meno propensione all’utilizzo della ‘anagrafica’ di navigazione da parte delle aziende per personalizzare le offerte di viaggio.

Consumer britannici molto più smart nell’uso dei dati personali

Ci sono poi doverosi distinguo: ad esempio, i viaggiatori britannici si dimostrano più a loro agio con la condivisione dei dati rispetto alle loro controparti francesi e tedesche. Il 45% dei consumer del Regno Unito ha accettato la memorizzazione di documenti di viaggio e dati identificativi per velocizzare il check-in. E meno di un viaggiatore su quattro nei tre mercati europei si fida in larga misura dei risultati di viaggio generati dall’intelligenza artificiale. Inoltre i consumer turistici si aspettano trasparenza e vantaggi chiari prima di condividere informazioni personali.

Tuttavia, in tutti e tre i mercati di riferimento, il livello di comfort e di buona predisposizione è diminuito quando le aziende hanno utilizzato i dati per una personalizzazione più ampia. Solo il 37% dei viaggiatori britannici ha accettato l’utilizzo della cronologia di ricerca, navigazione e acquisti. La percentuale è scesa al 31% in Francia e addirittura al 28% in Germania. Questi risultati mettono in luce una distinzione importante. I viaggiatori sembrano più a loro agio con gli usi pratici che offrono benefici immediati. Al contrario, una personalizzazione meno visibile suscita maggiori preoccupazioni.

La fiducia nell’intelligenza artificiale rimane molto limitata

Ma il dato della ricerca certamente sorprendente è quello che evidenzia una scarsa fiducia nei risultati di viaggio generati dall’intelligenza artificiale. Meno di un viaggiatore su quattro, nei tre mercati di riferimento, si fida completamente o prevalentemente di questi risultati. I viaggiatori, invece, desiderano che l’Ai organizzi le opzioni e spieghi i compromessi. E si aspettano comunque di poter verificare le informazioni e confrontare le alternative con altre fonti e attraverso interazioni umane. Vogliono mantenere anche la libertà di ignorare i suggerimenti dell’Ai. Per questo approccio gli  atteggiamenti variano, anche se di poco, da Paese a Paese: viaggiatori del Regno Unito si dimostrano più aperti all’idea che le aziende memorizzino le loro informazioni. Gli intervistati tedeschi, invece, adottano un approccio più cauto alla condivisione dei dati.

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L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

Giornalista, esperto di travel industry, docente di Comunicazione turistica. Appassionato di musica e viaggi on the road.

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