Boom turistico, la bolla
non è destinata a esplodere

Boom turistico, la bolla<br> non è destinata a esplodere
28 Luglio 07:00 2023 Stampa questo articolo

A ridosso del Covid era stato ribattezzato revenge tourism, l’effetto molla post restrizioni che avrebbe visto – e di fatto, vede – i viaggiatori muoversi vorticosamente nel mondo nonostante guerre, caro prezzi e caos voli. Un rimbalzo poderoso e prevedibile, a cui si dice potrebbe seguire un altrettanto naturale rallentamento.

Sul boom e sulle ipotesi di “sboom”, il giornale Usa specializzato Travel Weekly ha interrogato una serie di top manager ed esperti di viaggi nell’articolo dal titolo “How long will the industry’s boom time last?” a firma del direttore Arnie Weissmann. Riflessioni che, al netto del punto di vista transoceanico, riguardano e interessano anche l’industria del vecchio continente, dove – lo abbiamo scritto e riscritto – proprio gli americani sono il nuovo traino dell’incoming.

L’attuale frenesia delle prenotazioni è l’ultimo singulto della domanda repressa in pandemia? O si è innescato un nuovo e duraturo cambiamento nel comportamento dei consumatori, che continueranno a preferire esperienze a discapito dei beni? Infine: quanto incidono sul quadro generale le nuove dinamiche del lavoro a distanza? Parte da queste tre domande cruciali l’indagine di Weissmann, mirata a comprendere dinamiche ed evoluzioni di un’impennata della domanda turistica senza precedenti.

Ma lasciamo ora la parola ai boss dei diversi segmenti del travel Usa.

Alex Sharpe, ceo Signature Travel Network

L’attuale impennata della richiesta di viaggi sembra non avere confronti con il passato. E anche se si pensa sia una suggestione in relazione ai due anni di fermo o alla riduzione dei consulenti in grado di gestirla, basta guardare i numeri per rendersi conto che si tratta della domanda più forte mai avuta. Ebbene, è un trend destinato a finire? Io direi che qualcosa è cambiato radicalmente nel travel dopo la pandemia. La domanda potrebbe essere sempre più forte perché i consumatori ora apprezzano il bene-viaggio più di quanto abbiano mai fatto. Un paragone? Lascia tuo figlio scorrazzare per una settimana, ti renderai conto di quanto goda della sua libertà. Lo stesso vale per il mondo riaperto dopo essere stato virtualmente chiuso per oltre 100 settimane.
Detto ciò, ci saranno fattori che influenzeranno il settore? Certamente. È la forma di commercio più esposta alle pressioni esterne: politica, terrorismo, recessione, questioni ambientali e, sì, virus. Quindi, ci saranno sempre flussi e reflussi, ma la mia conclusione è che nel complesso la domanda sarà sempre più forte. Per questo continuiamo a vedere investimenti significativi in nuove navi, nuovi hotel e destinazioni emergenti. Il futuro – non esito a dirlo – è luminoso.

Larry Cuculic, ceo Bwh Hotels

Alcuni usano ancora il termine domanda repressa, ma io no. Per me si tratta di life-value demand, ovvero domanda di valore. In soldoni: quando togli qualcosa a qualcuno, egli ne realizza realmente il valore. Non siamo più nella fase in cui si recuperano i viaggi che non si sono potuti fare in pandemia. Ci troviamo, bensì, in un momento di presa di coscienza: ciò che non ho potuto fare, mi è mancato davvero, perciò mi assicurerò di viaggiare con regolarità. Questa non è una risposta a un’emergenza, ma un cambiamento di stile di vita. E se è vero che la pressione dell’inflazione è forte, c’è una luce che brilla tra le nubi: quella del “valore” del viaggio.

Ron Pohl, presidente international operations Bwh Hotels e presidente WorldHotels

Credo che, qui in Nord America, assisteremo a una riduzione dei viaggi domestici rispetto ai numeri registrati negli ultimi due anni, ma al contempo vedremo crescere gli arrivi internazionali, prima inibiti dalle restrizioni. In generale, non penso che il governo mollerà la presa sul settore, anche per via delle imminenti elezioni presidenziali. Continueremo a registrare una forte domanda, perché l’elevata fiducia dei consumatori e delle aziende saranno di fondamentale importanza anche per la politica.

Dave Harvey, vp e chief sales officer Southwest Airlines

Tutti stanno cercando di interpretare il futuro guardando nella propria sfera di cristallo. Io, lo ammetto, non ho risposte definitive. Ritengo che effettivamente l’inflazione sia un problema, ma credo che, come nel caso di altri grandi choc di sistema – penso all’11 settembre o alla grande recessione – dai cicli economici legati a tali eventi scaturisca una crescita. Guardando in particolare al trasporto aereo, i suoi risultati sono strettamente connessi alla capacità di spesa di chi acquista i biglietti. Capacità che indubbiamente c’è: perché, anche se molti analisti parlano di “cieli nuvolosi”, noi continuiamo a registrare una forte domanda. Dal nostro punto di vista, dunque, la fiducia dei consumatori e quella delle imprese continuano a essere vigorose.
Per questo stiamo facendo crescere la compagnia aerea oltre i livelli del 2019, con molte nuove rotte e più posti disponibili, per cercare di catturare al massimo la ripresa della domanda. E ora che i network aerei sono stati ripristinati, anche a livello di tariffe l’offerta è più in linea con la domanda, ancora molto elevata in tutto il Paese.

Gus Antorcha, presidente Holland America Line

Nel nostro 150° anno di operatività siamo più fiduciosi che mai nel futuro delle crociere. Ad aprile ho incontrato alcuni ospiti del nostro Grand World Voyage: parlare con persone che navigano tre mesi l’anno è illuminante. È ben evidente – e lo dimostra anche l’andamento delle prenotazioni – che, nonostante i rincari, i viaggiatori abbiano un forte desiderio di depennare destinazioni mai viste prima dalla propria wish list. Aumenta, dunque, l’interesse per mete “alternative” come l’Alaska, l’Islanda, la Groenlandia, l’Amazzonia o l’Antartide.
In generale, i consumatori preferiscono spendere in esperienze piuttosto che in “cose”, trend che favorisce il prodotto crociera, dove la convenienza e il valore dell’esperienza sono superiori alle alternative sulla terraferma. In risposta al caro vacanze abbiamo aumentato il numero di viaggi internazionali con andata e ritorno dai porti Usa. E, in questa fase di tagli generali ai servizi, offriamo stanze ancora più pulite e assistenza a bordo personalizzata per riservare ai nostri ospiti una “piacevole sorpresa”.

Matt Berna, presidente e managing director Americas di Intrepid Travel

Se è vero che il mercato si sta assestando dopo il boom di partenze post Covid, con molti clienti che hanno riprenotato viaggi a cui avevano dovuto rinunciare, è altrettanto vero che la domanda rimane molto forte. Il booking per noi è al +100% rispetto al 2019. Fenomeno dovuto in parte alla domanda repressa, ma anche alla capacità di attrarre nuovi clienti con una maggiore consapevolezza e un’offerta in continua espansione, con i tour premium in testa.
Anche se non possiamo affermare con certezza cosa accadrà nel resto del 2023, possiamo di certo dire che è stato un inizio di anno straordinario. Ci aspettiamo di vedere trasformazione nelle destinazioni di tendenza. Alcune mete come l’Islanda potrebbero iniziare a raffreddarsi, ma altre, come il Giappone e la Corea, si manterranno stabili.
Ci aspettiamo anche di vedere cambiamenti nel modo in cui i nostri clienti viaggiano: con modalità di lavoro mai così flessibile, sempre più viaggiatori prenoteranno nelle stagioni intermedie per evitare i mesi di picco, con un record di partenze proprio a settembre. Molti decideranno di allungare il soggiorno prima e dopo la vacanza per lavorare da remoto. Prevediamo, inoltre, che sempre più americani accorceranno le vacanze nei confini nazionali per consentirsi viaggi più lunghi all’estero.

Debra Brown, presidente SmartBird World Travel/SB World Luxe Travel

L’exploit dei viaggi non ha ancora raggiunto il suo picco. Viviamo up and down legati a diversi problemi globali come l’inflazione, una recessione imminente, restrizioni pandemiche, instabilità geopolitica e paure a volte alimentate dai media. Nonostante ciò, la curva della domanda continua a salire: i clienti, sia individuali che gruppi, vogliono fare di più e sperimentare di più. Molti potenziali viaggiatori lavorano ancora da remoto: fanno viaggi più lunghi perché combinano lo smart working e alla vacanza. In termini di budget, visto l’aumento generalizzato dei prezzi, si aspettano di pagare di più, ma suo fronte del trasporto aereo c’è un po’ di stagnazione legata al costo dei voli – tanto internazionali quanto nazionali – e a una disponibilità ancora ridotta soprattutto per i viaggi a breve termine. Altro tasto dolente, alcuni Paesi sono ancora alle prese con la carenza di personale e con la necessità di regolare i flussi per ragioni di sostenibilità, ma nel complesso – nonostante ciò – il turismo è in costante crescita, non in calo.
Dal mio punto di vista questo boom dei viaggi non si stabilizzerà fino alla metà del 2025, quando domanda e offerta inizieranno a normalizzarsi.

Dennis Speigel, presidente e fondatore International Theme Park Services

La stagione 2023 dei parchi a tema è stata compromessa dal meteo ed è ancora presto per offrire una lettura dei trend rispettabile. Certo, finora abbiamo registrato un traffico eccellente verso quelli targati Disney e Universal e credo che l’alta stagione, da giugno ad agosto, continuerà a marciare bene. In generale, prevedo un anno davvero forte, merito anche della ripresa dei viaggi internazionali, tanto sulla costa occidentale, quanto su quella orientale, con una crescita che registrerà il suo picco autunnale ad Halloween e continuerà almeno fino al primo trimestre 2024. Diverso il caso dei parchi regionali come Six Flags, Cedar Point e Kings Island, più influenzati dai rincari del petrolio e dei generi alimentari: a sostenerli, però, potrebbe essere, non tanto il turismo internazionale, quanto la staycation.

L'Autore

Roberta Rianna
Roberta Rianna

Direttore responsabile

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