Il turismo nei borghi cresce, ma non come si racconta: sono gli stranieri a primeggiare nelle presenze e, a fare da traino, non sono le sagre. Lo rivela l’analisi di Lybra Destination Lab su 348 aree interne, confrontando le presenze ufficiali: quelle degli italiani son cresciute del 6%, quelle degli stranieri sono aumentate del 14%. Inoltre, quattro borghi su dieci hanno meno visitatori italiani di prima della pandemia e nelle città sopra i 50mila abitanti le presenze italiane son cresciute del 3,0% (con il 44% in calo), quelle straniere del 20,7%.
Altro luogo comune sfatato è quello relativo alle sagre ed agli eventi come traino dei pernottamenti: un archivio di eventi con comune e data esiste solo in 2 regioni su 20. In Lombardia, su 2.814 sagre e fiere censite, le camere-notte occupate, nei giorni di festa, crescono appena del 2,8% (82 eventi), mentre le ricerche di alloggio calano del 3,1% (287 eventi). In Umbria, la correlazione tra numero di eventi e crescita delle presenze è di −0,03%, cioè nulla. Le eccezioni sono eventi di più giorni: il Carnevalissimo di Colico moltiplica quasi per quattro le ricerche di alloggio, il Valdirock di Valdidentro per due volte e mezzo.
I borghi di successo
Tra i borghi che negli ultimi cinque anni hanno registrato alti valori figurano due località abruzzesi: Roccaraso, con un +72% di italiani e ben +554% di stranieri, e Rivisondoli, col +59% di italiani e stranieri a +365%. Buone performance anche per Spigno Monferrato (italiani +277%, stranieri +12%) e Sutrio (italiani +180%, stranieri +27%). A conti fatti, i 20 territori in testa alla classifica trattengono i visitatori 4,6 notti in mediana, contro le 3,0 dell’insieme delle aree interne. Badesi arriva a 7,7 notti, Montescudaio a 7,2.
Riguardo poi alle frequentazioni durante l’estate, si confermano significative presenze soprattutto dall’estero: per esempio, Torrita di Siena ha registrato l’87% di presenze straniere (oltre un terzo dagli Stati Uniti), e solo Fiuggi è rimasta una località prettamente italiana, al 97%.
«I casi documentati – spiega Fulvio Giannetti, ceo di Lybra Tech – raccontano storie diverse fra loro. Per esempio Peccioli, in provincia di Pisa, ha alle spalle trent’anni di installazioni d’arte contemporanea e la vittoria del titolo di «Borgo dei Borghi» in televisione; Roccaraso ha investito in impianti, servizi e ristorazione. Ma il dato che accomuna i venti territori in cima alla classifica è un altro, e non riguarda gli eventi. Trattengono i visitatori 4,6 notti in mediana, contro le 3,0 dell’insieme delle aree interne. Badesi arriva a 7,7 notti, Montescudaio a 7,2. Non hanno intercettato più passaggio: hanno gente che si ferma. È una differenza che conta più di quanto sembri. Per l’economia di un paese una notte in più per visitatore vale più di un visitatore in più: significa un pasto, un acquisto, una visita in più. E segna il confine fra l’essere una destinazione e l’essere una sosta».


