Urgente iniezione di liquidità per Air India che – stando a quanto riportato dall’agenzia Reuters – avrebbe richiesto circa 1,5 miliardi dollari (1,2 miliardi di euro) sotto forma di nuovo capitale ai suoi proprietari Tata Sons e Singapore Airlines (quest’ultima possiede il 25% del secondo vettore indiano), a pochi mesi dall’annuncio di perdite annuali record da parte della seconda compagnia aerea indiana pari a 2,3 miliardi di dollari (quasi 2 miliardi di euro), accumulati negli ultimi mesi dal vettore e dalla sua compagnia low cost Air India Express.
Si tratterebbe di una delle maggiori richieste di finanziamento agli azionisti rese note pubblicamente da Air India da quando Tata ha assunto il controllo dell’ex vettore statale nel 2022 e rientrerebbe nei costi previsti per la riorganizzazione che include il rinnovamento della esistente flotta – con l’ingresso di ben 570 nuovi aeromobili – che ammontano a svariati miliardi di euro.
Secondo le fonti della Reuters il management di Air India avrebbe accentuato l’urgenza di questa erogazione per far fronte in modo adeguato anche alla cattiva congiuntura che il trasporto aereo sta patendo con i conflitti in corso nel Medio Oriente. La richiesta di finanziamento dovrebbe avvenire sotto forma di nuove azioni, ma né i vertici di Tata, né quelli di Singapore Airlines hanno commentato queste indiscrezioni e secondo gli analisti sarà ben difficile poter contare su un versamento dell’intero importo in tempi rapidi.
Il piano di rilancio di Air India – chiamato Vihaan AI – è stato approntato alla fine del fine 2022 dalla stessa Tata Sons come programma quinquennale per trasformare Air India in una compagnia globale. Comprende flotta, tecnologia, prodotto, personale, rete, sistemi operativi e cultura aziendale. L’obiettivo originario era arrivare ad almeno il 30% del mercato domestico indiano e rafforzare significativamente la presenza internazionale. Ma proprio nel luglio scroso Tata Sons ha ammesso che il risanamento di Air India potrebbe richiedere fino a dieci anni. Tra le cause vengono indicati l’aumento dei costi, le interruzioni dello spazio aereo, i problemi della supply chain, la necessità di rinnovare i sistemi legacy e soprattutto la trasformazione della cultura e dell’organizzazione.


