Guerra, Iata: a maggio -2,2% di domanda aerea

Guerra, Iata: a maggio -2,2% di domanda aerea
01 Luglio 07:00 2026

La domanda globale di trasporto aereo passeggeri ha registrato, a maggio, una flessione del 2,2% rispetto allo stesso mese del 2025. Lo rileva la Iata – l’associazione internazionale delle compagnie aeree mondiali – secondo cui il dato è stato fortemente condizionato dall’impatto della guerra in Medio Oriente. Escludendo la regione mediorientale, infatti, la domanda risulta in crescita dello 0,7%.

Nel complesso, la capacità globale, misurata in Ask, è diminuita del 2,3% anno su anno, mentre il load factor si è attestato all’83,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali e su un livello record per il mese di maggio.

I DATI INTERNAZIONALI

Sul fronte internazionale, la domanda è calata dell’1,6%, ma senza il Medio Oriente avrebbe segnato un progresso del 3,1%. La capacità internazionale è diminuita del 2,4%, con un coefficiente di riempimento dell’83,7%, in aumento di 0,7 punti percentuali. Più marcata la contrazione del traffico domestico, in calo del 3,1%, con capacità ridotta del 2,1% e load factor all’83%.

«La domanda di trasporto aereo passeggeri è diminuita del 2,2% anno su anno a maggio a causa dell’impatto della guerra in Medio Oriente», ha commentato Willie Walsh, direttore generale della Iata. Il calo, ha spiegato, si è concentrato sui vettori mediorientali, che hanno registrato una flessione del 28,4%, comunque in miglioramento rispetto al -46,6% di aprile. «È un segnale della resilienza della regione», ha aggiunto Walsh.

Nei mercati internazionali, i vettori europei hanno registrato una crescita della domanda del 3,8%, con capacità in aumento del 2,3% e load factor all’85,4%. La Iata segnala in particolare un incremento del 15% del traffico diretto verso l’Asia, a conferma dello spostamento verso collegamenti diretti tra le due regioni. In forte crescita anche l’America Latina (+10,5%) e l’Africa (+8,9%).

I DATI REGIONALI

A livello regionale, il Medio Oriente resta l’area più penalizzata, con domanda totale in calo del 28,4% e load factor al 75,9%. In Europa, invece, il traffico è cresciuto del 2,7%, con un coefficiente di riempimento dell’85,9%. Performance positive anche per Africa (+6,6%) e America Latina-Caraibi (+6,1%), mentre l’Asia Pacifico ha segnato un calo dell’1,4% e il Nord America dello 0,8%.

Il mercato domestico ha invece risentito soprattutto delle flessioni in Cina e negli Stati Uniti. In Cina, la domanda interna è diminuita del 6,2%, possibile effetto di tariffe più alte e dello slittamento a giugno del Dragon Boat Festival. Negli Stati Uniti, il traffico domestico è sceso dell’1,9%. In controtendenza l’India, che ha registrato una crescita del 10,1%, con load factor all’85,5%.

Secondo Walsh, la domanda resta comunque «largamente resiliente», nonostante l’aumento dei prezzi del carburante e delle tariffe aeree. Il recente calo del prezzo del petrolio rappresenta un segnale incoraggiante, ma la Iata avverte che le incertezze legate allo Stretto di Hormuz e ai costi del jet fuel continueranno a pesare sui conti delle compagnie. Con margini medi intorno al 2%, ha concluso Walsh, i vettori avranno poco margine di manovra e potrebbero continuare a testare la tenuta della domanda con tariffe più alte.

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