Il vecchio turismo è morto. Il nuovo turismo vive

Il vecchio turismo è morto. Il nuovo turismo vive
19 Giugno 14:38 2026

Il dado tecnologico è tratto: l’intelligenza artificiale è il nuovo centro gravitazionale della prossima era dei viaggi. Così si è aperta la conferenza Phocuswright Europe a Barcellona.

Sul palco principale, i relatori hanno avvertito che l’economia del settore, le interfacce e le strutture di potere stanno cambiando più rapidamente di quanto molte aziende riescano ad adattarsi. La prima testimonianza è arrivata da Filip Filipov, ceo di Oag, Online airline guid,e che ha lanciato un forte avvertimento: «Il settore dei viaggi si sta avvicinando al più importante cambiamento di interfaccia dai tempi dell’avvento delle prenotazioni online. Le caselle di ricerca, i filtri e il confronto basato sui prezzi – il modello che ha definito il viaggio digitale per quasi tre decenni – non sono più adatti a un mondo guidato dall’Ai».

Filipov ha poi ripercorso l’evoluzione del settore, dagli agenti di viaggi tradizionali alle ere del web e del mobile, ognuna delle quali ha trasformato il comportamento dei consumatori. L’Ai, secondo lui, rappresenta una rottura rispetto a questo schema, perché «il viaggiatore diventa l’interfaccia». Invece di effettuare ricerche, i viaggiatori si affideranno a sistemi autonomi (“agentic”) in grado di comprendere identità, preferenze e contesto.

La sfida è che l’infrastruttura del settore è ancora costruita attorno alla logica del “più economico prima di tutto”. I gds, i sistemi di prenotazione e le logiche tariffarie presuppongono tutti un mondo basato sulla ricerca. Filipov ha avvertito che, in un ambiente dominato da agenti Ai, il rapporto tra ricerche e prenotazioni potrebbe raggiungere un milione a uno, rendendo insostenibile l’architettura backend attuale.

Sempre secondo Filipov il prossimo sistema operativo del settore viaggi sarà definito da un contesto affidabile: un livello condiviso di dati in tempo reale che permetta a un agente Ai di gestire continuamente un viaggio, dalla pianificazione alla gestione degli imprevisti. «La migliore interfaccia è quella che diventa invisibile», ha affermato. Alla domanda su chi rischi di perdere potere per primo, ha risposto: «Le quattro grandi agenzie saranno le prime a sentirne l’impatto».

E a a proposito di scenari una nuova ricerca presentata sul palco del forum di Barcellona ha mostrato che l’adozione dell’Ai da parte dei viaggiatori e delle aziende del settore sta crescendo a una velocità record, creando un divario di produttività sempre più ampio che plasmerà la prossima fase dell’industria. In particolare Mike Coletta, senior manager di Phocuswright, ha dichiarato che oltre un terzo dei viaggiatori europei utilizza ormai l’Ai per pianificare i propri viaggi, rispetto a percentuali a una sola cifra registrate due anni fa. Negli Stati Uniti, l’utilizzo ha raggiunto il 56%. «È il cambiamento comportamentale più rapido che abbiamo mai misurato», ha affermato.

Nonostante questa crescita, il livello di fiducia resta basso: i viaggiatori continuano infatti a preferire amici, familiari e agenti umani come fonti di consulenza. Dal lato delle imprese, solo il 12% delle aziende del settore viaggi riteneva di essere pronta per l’Ai lo scorso anno, e appena il 6% utilizzava sistemi su larga scala. Coletta stima che quest’ultima percentuale sia oggi salita a circa il 17%, ma la maggior parte delle aziende si trova ancora nelle fasi iniziali della trasformazione.

Ma c’è di più: le aziende nate con un approccio Ai-native stanno già registrando ricavi per dipendente molto più elevati, mentre i costi legati ai token continuano a diminuire rapidamente. «I vincitori non saranno le aziende che ridurranno il personale – ha spiegato Coletta – Vinceranno quelle aziende che utilizzeranno l’Ai per svolgere cento volte più lavoro».

La foto pubblicata è stata inviata dall’ufficio stampa di Phocuswright Europe

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