Ita-Alitalia, la minestra riscaldata va di traverso ai sindacati

Ita-Alitalia, la minestra riscaldata va di traverso ai sindacati
02 Ottobre 12:43 2023 Stampa questo articolo

Volano botte da orbi sulla continuità-discontinuità AlitaliaIta, ma d’altronde la posta in gioco è alta. Protagonisti governo e Cub Trasporti, con il sindacato che tira per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sullo sfondo, sempre vigile, Lufthansa. È l’ennesimo capitolo di una fiction già lunga e appassionante, ma i sequel non finiscono qui, c’è da giurarci.

Nella riunione di lunedì 25 settembre, dunque, il Consiglio dei ministri decide di intervenire in via normativa sul dossier Ita, per ribadire che la nuova compagnia non ha nulla a che vedere con quella vecchia, Alitalia. Ecco il testo:

Tenuto conto che è sorto un contrasto giurisprudenziale in merito al fatto che vi sia o meno una discontinuità aziendale tra Alitalia – Società Aerea Italiana e Ita – Italia Trasporto Aereo S.p.a., e considerato che tale incertezza è suscettibile di determinare riflessi negativi sia sui rapporti giuridici sia sulla finanza pubblica, si è ritenuto necessario approvare una norma interpretativa che, in coerenza con le decisioni della Commissione europea, esclude che nel passaggio da Alitalia a Ita vi sia continuità fra le due aziende”.

Lufthansa sorride, rassicurata, e il matrimonio con Ita a questo punto viaggia spedito verso il “Sì” con la benedizione – che formalmente, però, ancora manca – dell’Antitrust Ue. Insomma, si va verso il sereno, dopo gli attacchi di Giorgia Meloni all’Ue e l’idea dell’esecutivo di ricollocare anche in ambito turistico gli ex lavoratori Alitalia.

C’è un “però” grosso come una casa, perché la questione investe anche le vertenze di lavoro che riguardano proprio gli ex Alitalia. Ed è qui che entra in gioco Cub Trasporti. Con un comunicato durissimo, diffuso sabato 30 – giorno in cui il decreto è entrato in vigore – il sindacato attacca il governo e, di riflesso, il Capo dello Stato, che ha controfirmato il provvedimento. «In pochissime righe – tuona il segretario Antonio Amoroso – l’esecutivo prova a deviare su un binario morto i ricorsi in tribunale dei lavoratori Alitalia per il mancato trasferimento in Ita, per proteggere l’accordo siglato con Lufthansa. Nel dl si stabilisce che le cessioni di ramo d’azienda di una società in amministrazione straordinaria possono essere attuate senza trasferire il personale, qualora si effettuino sulla base di decisioni della Commissione europea che escludano la continuità economica fra cedente e cessionario».

Secondo la Cub, che definisce il decreto legge «anticostituzionale, inammissibile, illegittimo rispetto alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo», verrebbero inoltre scavalcate le recenti sentenze della magistratura, creando – si legge – «un precedente pericoloso». E qui bisogna spostare il mirino in un’altra direzione: il provvedimento, infatti, potrebbe riguardare anche la questione che si presenterà con Tim, dove, con l’offerta di Cdp e Kkr, si prevederebbe un passaggio di ramo di azienda nella nuova società che svilupperà la fibra.

Se andiamo a sfogliare il Codice Civile – ricorda Verità&Affari – «l’articolo 2112 prevede precise tutele per i dipendenti delle società in crisi nella cessione dell’azienda o del ramo di azienda. In base alla legge, quindi, con la vendita dell’impresa o di suoi pezzi in blocco devono essere trasferiti anche tutti i contratti in essere. Solo in un secondo momento il nuovo proprietario può dare il via alla ristrutturazione. Nel 2021, però, il governo Draghi vara un decreto che permette la vendita di singoli beni o pezzi di rami di azienda, mettendo in discussione le garanzie occupazionali nel passaggio da Alitalia a Ita».

A oggi, alcuni ex Alitalia sono stati assunti da Ita, ma oltre 3mila sono rimasti fuori e hanno deciso di aprire una vertenza con Ita. Sarebbero 38 finora le sentenze favorevoli alla nuova compagnia, ma nelle ultime tre i giudici hanno dato ragione ai ricorrenti. In piedi ci sono ancora 34 cause pendenti per un totale di 564 ex dipendenti. E Amoroso incalza: «È vero che sono di più le sentenze che hanno visto soccombere i lavoratori, perché inizialmente i tribunali hanno avallato la tesi aziendale per cui era l’Europa che aveva sancito la discontinuità tra Alitalia a Ita e quindi le persone non imbarcate nella newco avevano poco da pretendere. Se però in un primo tempo i giudici non avevano ordinato l’esibizione del contratto di vendita degli asset Az a Ita, la musica poi è cambiata e alcuni magistrati hanno accolto le richieste dei difensori. A quel punto la cessione di ramo d’azienda è stata evidente e sono arrivate le sentenze favorevoli».

  Articolo "taggato" come:
  Categorie

L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

Guarda altri articoli