Una pesantissima zavorra da 826 milioni di euro è il costo degli adempimenti burocratici per le strutture ricettive: la denuncia arriva da Assohotel Confesercenti: «Per le imprese turistico-ricettive, soprattutto le più piccole – sottolinea il presidente dell’associazione, Nicola Scolamacchia – gli oneri amministrativi rappresentano una zavorra che limita fortemente il loro sviluppo e la loro competitività. La ricerca presentata dal Dipartimento della Funzione Pubblica al Forum Pa 2026 mette nero su bianco il peso economico annuale degli adempimenti: su 228.552 micro e piccole imprese fino a 49 addetti, alberghiere ed extralberghiere».
Nel dettaglio il costo amministrativo si divide tra 606 milioni (73%) per consulenti esterni e 219,5 milioni (27%) per il personale interno, il cui lavoro assorbe oltre 1 milione di giornate l’anno: «Gli oneri più preoccupanti sono proprio il tempo e le competenze richiesti agli imprenditori e manager del turismo per gestire gli adempimenti – aggiunge Scolamacchia – e si tratta di tempo sottratto alla sviluppo delle proprie attività economiche».
L’impatto economico medio annuo per impresa è di 3.613 euro, con un massimo teorico di 14.321 euro nel caso di tutti gli adempimenti mappati. La rilevazione ne censisce 41 e possono erodere significativamente i margini di impresa, scoraggiando nuovi investimenti e il miglioramento continuo dei servizi offerti. In particolare, la ricerca conferma che proprio le imprese più piccole sono proporzionalmente impattate in maniera più gravosa.
Tra le voci più onerose per il sistema, il presidente segnala la comunicazione delle generalità degli ospiti, quella dei movimenti turistici a fini statistici, l’accesso agli incentivi e la gestione del lavoro stagionale: costi che derivano da attività frequenti e ripetitive più che da procedure complesse. I primi cinque adempimenti più costosi per singola azienda sono la Scia antincendio (1.792 euro), la dichiarazione dei redditi più Irap (1.473 euro), la sicurezza sul lavoro – Duvri (810 euro), le comunicazioni Iva (711 euro) e il nulla osta piscine (699 euro).
«Il problema non è il singolo adempimento complesso, ma la somma di numerosi obblighi, gestiti da interlocutori diversi, ministeri nazionali, agenzie per lo sviluppo, regioni, comuni, camere di commercio, la cui digitalizzazione ha spesso generato sistemi informatici frammentati e disallineati. A questo si aggiunge un quadro normativo in costante evoluzione, per cui spesso il ricorso a consulenti esterni è necessario non solo per adempiere, ma anche per la paura di dimenticare qualcosa e subirne le conseguenze. Accogliamo perciò con favore – conclude Scolamacchia – la volontà del Dipartimento della Funzione Pubblica di avviare una collaborazione con le associazioni di settore. Ridurre la burocrazia non significa diminuire i controlli, ma aumentare l’efficienza del sistema e la competitività delle imprese e del Paese».


