C’era una volta la locomotiva Germania, ma ora quella poderosa macchina sbuffa soltanto e ha rallentato la sua corsa. Uno stallo che è sotto gli occhi di tutti: e se ai tedeschi non è mai mancata l’autocritica circa le proprie debolezze, oggi sono la rapidità d’azione e la fiducia necessarie per superarle che devono rappresentare fattori trainanti della ripartenza.
È stata questa la premessa da cui sono partiti i vertici del Gruppo Tui e il Land dello Schleswig-Holstein, che hanno invitato circa 100 rappresentanti del mondo politico, economico e accademico a partecipare al primo vertice sull’innovazione e la crescita, a bordo della Mein Schiff Flow, nel porto di Kiel: è la prima volta che un attore di primissimo piano del settore turistico si fa promotore di un forum ad alto livello per discutere le strategie del rilancio economico non di un solo Paese, ma di un intero continente.
Contenuti del forum
Con il titolo «Strategie e priorità per la Germania e l’Europa» l’incontro si è infatti concentrato su come riportare Germania ed Europa su un percorso di maggiore crescita e capacità d’innovazione. Al centro del dibattito l’intelligenza artificiale e la sovranità digitale, le reti elettriche come infrastrutture critiche e la mobilità sostenibile.
Il confronto è partito da un’analisi realistica della situazione: per decenni la Germania è stata il motore della crescita europea. Per il periodo 2026-2030, tuttavia, il Consiglio tedesco degli esperti economici prevede una crescita di appena lo 0,6% annuo. La rivoluzione digitale è stata in gran parte mancata, mentre gli investimenti delle imprese risultano in alcuni casi inferiori agli ammortamenti.
Infrastrutture decisive per il futuro, come le reti energetiche, necessitano di un urgente ammodernamento. Nei settori tecnologici, a partire dall’Ai, il Paese è diventato dipendente da altri. A queesto si aggiungono gli elevati costi dell’energia e una burocrazia eccessivamente onerosa.
Ebe: «Ridurre la burocrazia e tanta formazione dei talenti»
Molto esplicito l’intervento di Sebastian Ebel, ceo del Gruppo Tui: «Dovremmo smettere di spiegarci a vicenda tutto ciò che non funziona. La Germania ha imprese solide, un tessuto di piccole e medie aziende efficiente, buone università e persone che vogliono fare la differenza. Ci mancano un piano concreto e la volontà di attuarlo. In questo contesto, concentrazione degli sforzi e rapidità sono decisive. È proprio per questo che, qui a Kiel i rappresentanti di economia, politica e mondo accademico possono e devono discutere insieme di soluzioni concrete e priorità».
Così Ebel ha individuato una serie di ambiti d’intervento per riportare Germania ed Europa sulla strada della crescita e rafforzarne la capacità d’innovazione. Tra le priorità, l’accelerazione delle procedure autorizzative, la riduzione della burocrazia, gli investimenti mirati nelle industrie strategiche, la formazione dei talenti e delle competenze del futuro e la disponibilità di energia a costi competitivi. Germania ed Europa devono valorizzare consapevolmente i propri punti di forza e definire con chiarezza le priorità.
«Come Tui – ha sottolineato Ebel – investiamo nell’intelligenza artificiale, in navi e aerei più efficienti e nelle destinazioni in cui operiamo. Dalla politica ci aspettiamo condizioni quadro affidabili e decisioni capaci di favorire la crescita».
Sempre Ebel ha illustrato l’approccio di altre economie, soffermandosi in particolare sulla Cina. Il Paese sostiene fiscalmente la ricerca e lo sviluppo e vi investe ogni anno circa 480 miliardi di euro. Forma quasi quattro milioni di laureati e diplomati all’anno nelle discipline Stem — scienza, tecnologia, ingegneria e matematica — e detiene ormai quasi tre quarti dei brevetti mondiali nel campo dell’intelligenza artificiale.
L’Europa non deve rimanere “cliente” delle tecnologie
Ed è proprio l’Ai uno dei principali motori di crescita dei prossimi anni: il progresso tecnologico, tuttavia, genera anche nuove dipendenze, per esempio nelle infrastrutture, nei dati e nei modelli di intelligenza artificiale. Come possono le istituzioni e le imprese cogliere le opportunità offerte dall’Ai preservando, al tempo stesso, la propria autonomia digitale?
A questa domanda una prima risposta l’ha data Dirk Schrödter, capo della Cancelleria regionale e ministro per la Digitalizzazione e le politiche dei media dello Schleswig-Holstein: «La sovranità digitale non è una questione di isolamento, ma di capacità di incidere sulle scelte. Se l’Europa rimane stabilmente solo un cliente nelle tecnologie strategiche, saranno altri a decidere della nostra competitività. La vera innovazione è aperta. L’open source ci restituisce il controllo sui nostri sistemi e, allo stesso tempo, crea opportunità per generare valore economico nei nostri territori. In Schleswig-Holstein abbiamo dimostrato che questa strada funziona. Ora è necessario estenderla a livello europeo».


