Una singolare strategia dell’Ente del Turismo norvegese ha trasformate la personale shitstorm del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro il Paese, reo di non avergli assegnato il Nobel per la Pace, in una campagna promozionale di successo.
Il presidente, all’indomani dell’assegnazione del prestigioso riconoscimento a Navi Pillay – decisione che non dipende affatto dalla Norvegia – aveva definito la nazione un “cesso di Paese” durante un comizio in Michigan (Usa) del 25 ottobre.
Dalla Norvegia la risposta al volgare insulto non si è fatta attendere, ma Visit Norway, l’Ente per il Turismo, ha deciso di replicare al tycoon con l’arma dell’umorismo e della fine strategia comunicativa prendendo alla lettera l’espressione di Donald Trump e trasformando la sfuriata in un’occasione per promuovere il Paese attraverso i suoi bagni pubblici.
L’Ente per il Turismo ha semplicemente riattivato una pagina già esistente sul suo sito web, introdotta con la frase “Questi bagni meritano una visita, sia quando ne hai davvero bisogno, sia quando non ne hai bisogno” che pubblicizza una serie di tour, 18, alla scoperta dei bagni pubblici più belli della Norvegia, che in alcuni casi sono delle vere e proprie opere d’arte progettati da famosi studi di architettura norvegesi. Dal “bagno Hobbit” all'”Astronave” e al “Fiore Brutalista” installati e affacciati su alcuni dei paesaggi più suggestivi del Paese (fiordi, montagne, coste).
Alla pagine però ha aggiunto l’efficace slogan “La Norvegia rende di nuovo grandi i tuguri “e ha pubblicato un post ironico su Instagram che ha già raccolto 80.000 like, 540 volte di più rispetto alla settimana precedente. E quasi un quarto dei visitatori proveniva dagli Stati Uniti.
I bagni norvegesi a Times Square
Visit Norway ha persino portato la campagna nel cuore di New York, a Times Square, con una pubblicità nella città natale di Donald Trump. La campagna è stata poi ripresa anche dalla Cnn, da The Guardian, Forbes e Bloomberg e ora sta diventando virale, comparendo in 170 Paesi. Una grande visibilità ottenuta con un budget molto limitato: la campagna di Times Square sarebbe costata meno di 50.000 euro.
Una piccola lezione di comunicazione dal Paese del Nobel per la Pace al presidente americano, esperto nell’arte della manipolazione dei media.


