Per le compagnie aeree, il futuro della redditività parla sempre più il linguaggio del premium. United Airlines lo ha ribadito con forza, presentando una nuova generazione di cabine e una strategia di flotta che punta a ridurre i posti standard per fare spazio a sedute ad alto valore, dalle suite Polaris ai posti premium economy, fino a soluzioni ibride pensate anche per le famiglie. È il segnale più recente di una trasformazione ormai strutturale del trasporto aereo: non conta più soltanto riempire gli aeromobili, ma massimizzare i ricavi.
LA FORMULA GIUSTA
La compagnia americana, seconda negli Stati Uniti per profittabilità dietro a Delta Air Lines, ha spiegato con chiarezza la propria formula: meno posti, ma migliori. Su alcune rotte transcontinentali introdurrà una sottocategoria di Airbus A321neo battezzata “Coastliner”, configurata con 20 posti Polaris completamente reclinabili, 12 premium economy e 36 extra-legroom, oltre a una riduzione dei tradizionali posti in economy. L’obiettivo è intercettare una domanda che, anche in una fase segnata dal rialzo del prezzo dei carburanti, continua a premiare i segmenti più remunerativi.
Il messaggio che arriva dal management è netto: la domanda premium continua a crescere più rapidamente rispetto a quella per la cabina principale. E questo orienta non solo il design delle cabine, ma anche le scelte di investimento sui nuovi aeromobili. United prevede di aggiungere oltre 250 aerei nei prossimi due anni, con un focus specifico sull’aumento della capacità premium. Tra questi, figurano 47 Boeing 787-9, di cui 33 configurati con una maggiore incidenza di posti premium, oltre a 40 A321neo Coastliner e 28 Airbus A321Xlr, a loro volta pensati per offrire un numero superiore di sedute di fascia alta rispetto ai Boeing 757 che andranno progressivamente a sostituire.
AUMENTARE I RICAVI
La direzione del mercato è chiara: le compagnie cercano sempre di più di aumentare il ricavo per posto disponibile, facendo leva su prodotti che richiedono uno spazio solo marginalmente superiore all’economy, ma possono essere venduti a tariffe molto più elevate. La premium economy, in particolare, si conferma uno degli strumenti più efficaci in questa strategia, grazie a un pricing che può superare di almeno due volte quello della cabina standard, mantenendo però un impatto relativamente contenuto sulla densità complessiva dell’aeromobile.
Nel caso di United, il premium non si limita alle rotte long haul di fascia alta. La compagnia ha annunciato anche una riconfigurazione dei regional jet Bombardier CRJ-200, che diventeranno CRJ-450 con una piccola cabina di first class da sette posti e 41 sedute totali, contro le attuali 51 in classe unica. Un altro tassello che dimostra come l’evoluzione premium non sia più appannaggio esclusivo del lungo raggio, ma coinvolga l’intera esperienza di viaggio, dal regionale al collegamento intercontinentale.
È VERA PREMIUM?
Interessante anche la scelta di ampliare il concetto stesso di prodotto premium. United introdurrà infatti il “Relax Row”, una fila di posti in economy acquistabile come spazio trasformabile in divano o letto, pensata in primo luogo per le famiglie, ma utilizzabile anche dal passeggero individuale. È un esempio di come le compagnie stiano cercando nuove nicchie di monetizzazione, costruendo prodotti ancillari o semi-premium che vadano oltre la tradizionale divisione fra economy, premium economy e business class.
Per il travel trade, il fenomeno ha implicazioni rilevanti. Da un lato cresce la complessità dell’offerta, con più segmenti tariffari e un portafoglio di prodotti che richiede una consulenza più sofisticata nella fase di vendita. Dall’altro, aumentano le opportunità di upselling, soprattutto sui viaggi bleisure, premium leisure e corporate di medio-alta fascia, dove il valore percepito di comfort, privacy e servizi dedicati è sempre più decisivo.
Il caso United si inserisce in una tendenza più ampia. Delta ha già dichiarato di aspettarsi che i ricavi premium superino quelli della cabina principale, mentre l’intero settore sta accelerando sul riposizionamento dell’offerta. Secondo i dati di Visual Approach Analytics, il numero di posti business e first class programmati sui voli domestici, dal gennaio 2020, è cresciuto del 27%, quasi il triplo rispetto all’aumento del 10% registrato dall’economy. Un divario che fotografa perfettamente dove si stia concentrando la scommessa dell’industria.


