La guerra nel Golfo penalizza il turismo e rallenta l’economia in Thailandia, cresciuta a un ritmo più lento nel primo trimestre del 2026. Lo certifica Reuters.
La debole domanda interna e la frenata del travel hanno dunque pesato sull’attività complessiva, nonostante le forti esportazioni collegate a prodotti relativi all’intelligenza artificiale.
LA FRENATA
Secondo il sondaggio dell’agenzia di stampa, condotto tra l’8 e il 14 maggio, la previsione era che l’economia, dipendente dal turismo, si espandesse del 2,2% su base annua nel trimestre gennaio-marzo, in calo rispetto al +2,5% registrato nel trimestre precedente. Le previsioni oscillavano tra l’1% e il 3%.
Su base trimestrale destagionalizzata il prodotto interno lordo (Pil) era dato in crescita di appena lo 0,1%, è la stima di otto economisti. Le previsioni oscillavano da una contrazione dell’1,0% a una crescita dello 0,9%.
I CONSUMI DEBOLI PENALIZZANO LA CRESCITA
La debole domanda dei consumatori resta un fattore chiave che frena la seconda economia del Sud-est asiatico. «Lo stop alla crescita probabilmente deriverà da consumi più deboli e da una riduzione degli arrivi di turisti», osserva Jun Hao Ng, economista di Oxford Economics, citato in un rapporto Reuters.
La spesa privata, da tempo uno dei principali motori dell’attività economica thailandese, è rimasta sotto pressione a causa dell’elevato indebitamento delle famiglie e della fragile fiducia dei consumatori. Un rallentamento, sottolinea Ng, avvenuto dopo la fine del sostegno temporaneo fornito dal programma di co-pagamento del governo nel quarto trimestre del 2025.
La frenata della domanda interna ha aggiunto preoccupazioni più ampie sul quadro economico della Thailandia, mentre le incertezze esterne continuano ad influenzare settori chiave.
SETTORE TURISTICO DANNEGGIATO DALLE TENSIONI REGIONALI
Non ci sono buone notizie neanche per l’industria del turismo, che si è indebolita nettamente verso la fine del trimestre, in base ai dati ufficiali. Gli arrivi sono diminuiti dell’1,8% a febbraio per poi calare dell’8,7% a marzo.
Ad aprile Chayawadee Chai-anant, vice governatore della Bank of Thailand, ha dichiarato che i flussi turistici dai Paesi del Golfo sono scesi quasi a zero a marzo, dopo gli attacchi dall’Iran che hanno portato alla chiusura di aeroporti in tutta la regione.
Di riflesso, anche il turismo dalla Malesia si è indebolito durante il trimestre, poiché l’aumento dei prezzi dei carburanti ha scoraggiato i viaggi su strada verso la Thailandia.
Per il classico effetto a cascata, il calo del turismo ha aumentato la pressione sull’economia, considerando il ruolo del settore in termini di occupazione e consumi.
Gli economisti, inoltre, hanno avvertito che le interruzioni legate ai voli potrebbero continuare a pesare sull’attività turistica nei prossimi mesi.
L’ALLARME DEGLI ECONOMISTI: TRIMESTRI PIÙ LENTI IN ARRIVO
Gli economisti coinvolti nel sondaggio Reuters hanno affermato che la crescita del secondo trimestre potrebbe fronteggiare anche altre sfide, a causa di interruzioni nelle forniture e di un turismo più debole.
«Dopo un primo trimestre resiliente, la crescita del secondo trimestre sarà un’altra storia – nota Erica Tay, direttrice della ricerca macro presso Maybank – L’effetto delle interruzioni nelle forniture sui settori industriale, agricolo e della pesca sarà più evidente, così come l’impatto delle interruzioni dei voli sulle attività legate al turismo».
Si prevedeva che l’economia thailandese si espandesse dell’1,3% in questo trimestre, mentre la crescita annua media per il 2026 era prevista all’1,6%.
La Bank of Thailand ha recentemente ridotto la sua previsione di crescita economica per il 2026 all’1,5% dal 1,9%, riflettendo crescenti preoccupazioni sulle pressioni interne ed esterne.


