Royal Caribbean alza il velo sulla Discovery Class

Royal Caribbean alza il velo sulla Discovery Class
06 Luglio 12:41 2026

MALAGA – Nel giorno di Legend, si alza il velo su Discovery. Ci lasciamo alle spalle la Catalogna e navighiamo alla volta della Provenza quando nella Musical Hall dell’ultima nata di classe Icon – la monumentale Legend of the Seas, appunto – prendono la scena i big boss: Jason Liberty, presidente e ceo di Royal Caribbean Group, e Michael Bayley, chairman e amministratore delegato della compagnia Royal Caribbean International. Il primo concavo uomo di finanza, il secondo convesso mattatore dal piglio mediatico. Due leader perfettamente complementari.

In platea ottanta giornalista da tutto il globo. Congiuntura ideale per snocciolare i progetti in fieri. Primo tra tutti, si diceva, la nuova classe Discovery, il cui nome già dice tutto: «Navi più orientate all’esplorazione e alla scoperta di destinazioni, che andranno in Alaska, in Asia, in Europa, e avranno la capacità di attraversare il Canale di Panama». Non un dettaglio, questo, bensì una caratteristica che «rivoluzionerà le possibilità operative». «Perché una nave che non può passare da lì – spiegano Liberty e Bayley – deve circumnavigare il continente americano per spostarsi dall’Alaska ai Caraibi. Un viaggio che richiede circa 60 giorni. Attraversando il Canale di Panama, invece, lo stesso percorso richiede appena due settimane. Questo cambia radicalmente la flessibilità operativa e permette di raggiungere destinazioni molto più esotiche in modo più efficiente».

A dispetto delle dicerie, Discovery non sarà però composta da mini-navi ideate per rimpiazziare le ormai trentenni Vision: le nuove unità avranno, sì, dimensioni più contenute, ma saranno capaci di ospitare ben 4.300 passeggeri. Un dato contenuto nei documenti depositati alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti, a beneficio degli investitori a cui la compagnia quotata in Borsa è tenuta a dare conto dei capitali spesi.

IL MEGLIO DI TUTTE LE CLASSI

La Discovery Class sarà dunque molto di più che la versione ridotta della grandeur a cui Royal ci ha abituato. Anzi, anticipa Liberty, «saprà coniugare la scoperta di nuove destinazione con il consueto effetto wow». «Nel progettarla – prosegue Bayley – abbiamo inserito tutto ciò che abbiamo imparato costruendo le classi precedenti. Abbiamo preso le migliori idee sviluppate con la classe Icon, che riteniamo eccezionale, ma anche alcuni elementi di Oasis, Freedom, Voyager e di tutte le altre classi realizzate negli anni. E abbiamo anche tenuto conto di tutto ciò che abbiamo imparato sui clienti. Alla fine, abbiamo riunito tutte queste conoscenze in un unico progetto: Discovery».

Frutto di un patto Usa-Francia, le nuove unità saranno costruite da Chantiers de l’Atlantique a Saint Nazaire, il cui ad Laurent Castaing non ha esitato a parlare di «nuova generazione di vacanze oceaniche che guideranno il settore verso un futuro più innovativo». La prima nave sarà consegnata nel quarto trimestre del 2029, la seconda nel 2032, ma c’è già un’opzione per altre quattro. Per un totale di sei unità che entreranno, probabilmente, in porti mai toccati prima da Royal e lontani dall’overtourism. Bisognerà però attendere almeno un altro anno per i dettagli: «La campagna di comunicazione e di marketing partirà 18-24 mesi prima del viaggio inaugurale», anticipano i vertici del Gruppo.

Intanto, quella che Jason Liberty definisce una «straordinaria macchina dei sogni» sta definendo i dettagli di una classe di navi che intende dimostrare «ciò che è possibile ottenere quando il design incontra questa finalità, offrendo agli ospiti – che saranno al centro di tutto – momenti immersivi e un accesso ancora più diretto al mondo».

SUI FIUMI D’EUROPA CON CELEBRITY

E mentre sul fronte Royal Caribbean sono in costruzione Hero of the Seas di classe Icon, in consegna nel 2027, e la settima unità di classe Oasis che sarà varata nel 2028 insieme alla quinta nave Icon, il ceo ricorda l’ingresso del Gruppo nelle crociere fluviali con Celebrity River Cruises: «Entreremo sul mercato già dal prossimo anno e per noi non sarà un hobby. Prevediamo, infatti, un impegno serio nel segmento river. Vediamo la possibilità di elevare questo prodotto, di interpretarlo secondo il nostro modo di fare ospitalità, diventando così un player importante anche delle crociere fluviali».

Il rodaggio sarà però graduale con 33 partenze nel 2027 e 160 nel 2028, toccando oltre cinquanta destinazioni lungo il Reno e il Danubio.

L’avventura di Celebrity lungo i fiumi europei sconfinerà poi nel tour operating con il lancio degli itinerari guidati “Before and After Stays” di due o tre notti in quattro città europee – Praga, Budapest, Amsterdam e Losanna – insieme alle experience Discovery Collection con esperti locali.

ALLA CONQUISTA DELLA TERRAFERMA

Che gli interessi di Royal Caribbean Group si muovano anche sulla terraferma è da tempo chiaro. Non solo per i poderosi investimenti nei porti (vedi il complicato Fiumicino Waterfront), ma anche per il “controllo totale” di determinati scali attraverso la creazione di nuove destinazioni. L’isola privata Perfect Day at CocoCay alle Bahamas ha aperto il varco per l’inaugurazione della Royal Exclusive Destination a Labadee, ad Haiti, e di una serie di Royal Beach Clubs: a Paradise Island, Cozumel, ora anche a Santorini e nel 2027 persino a Lelepa, a Vanuatu, pioniere nel Pacifico la cui prima pietra sarà posata a luglio. Pensato per lo più per la clientela australiana, quest’ultimo avrà un’impronta fortemente radicata nella cultura locale, come Oceania impone.

La strada è strada tracciata e lo scouting di nuove Ultimate Destinations non si ferma. Nel mirino c’è anche l’Europa, come conferma Gianni Rotondo, vice president & managing director area Emea: «La compagnia sta valutando nuove destinazioni, la cui caratteristica principale è che siano facilmente raggiungibili». La ricerca si concentra su location che rispondono a tre criteri: «Migliorare l’esperienza dell’ospite, generare benefici per la comunità locale e garantire un adeguato ritorno sull’investimento». A ricapitolarli è Jason Liberty che, nel corso della roundtable con soli sei giornalisti europei, stronca qualsivoglia curiosità sui futuri beach club europei: «Se ci fossero progetti definitivi e pronti per essere annunciati, lo faremmo. Vale la stessa regola che adottiamo per le nuove navi: comunichiamo le novità solo quando tutto è stato finalizzato».

Non ci resta dunque che attendere e nel frattempo capitalizzare la presenza di Legend of the Seas nel Mediterraneo. La nave più grande del mondo ha infatti come homeport – hip hip urrà – Civitavecchia. Facile, anzi facilissimo, accesso per gli italiani al Paese delle Meraviglie.

L'Autore

Roberta Rianna
Roberta Rianna

Direttore responsabile

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