Tui France, battaglia legale sui licenziamenti

Tui France, battaglia legale sui licenziamenti
23 Febbraio 13:10 2026

Sulle barricate per contestare il licenziamento, avvenuto nell’ambito del piano di protezione dell’occupazione (Pse) attuato nel 2020, in piena pandemia. Per questo motivo pochi giorni fa 180 ex dipendenti di Tui France sono comparsi davanti al Tribunale del Lavoro di Nanterre. Per i loro casi il verdetto è previsto il 10 settembre.

Come ricorda L’Echo touristique, il piano di licenziamenti del 2020 ha portato all’uscita di 583 dipendenti sui 904 allora impiegati dal tour operator. «Nessuno se lo aspettava, soprattutto con tutti gli aiuti governativi che l’azienda ha ricevuto, quello che è successo è scandaloso», l’attacco di Christelle Bocquet, attuale segretaria del Comitato aziendale di Tui France (Cse).

Intervenendo a sostegno del tribunale del lavoro di Nanterre, Bocquet ha sottolineato la natura senza precedenti del piano nel settore: «Siamo gli unici nel turismo ad aver avuto un piano di licenziamenti di massa. Altre aziende hanno approfittato della disoccupazione parziale e non hanno licenziato personale. Non capivamo perché fosse successo a noi».

Al di fuori dell’ecosistema dei tour operator e delle reti – ricorda L’Echo touristique – gruppi come Air France e Accor hanno comunque effettuato licenziamenti significativi durante la crisi Covid.

LA DIFESA DI TUI

In aula l’avvocato di Tui France, Virginie Devos, ha difeso la legittimità economica del Pse: «Rimaniamo in una situazione strutturalmente deficitaria, con un gruppo che, purtroppo, a un certo punto, non ha avuto  più la capacità di finanziare la propria controllata. Questo significa che non c’era scelta, se non quella di attuare questo progetto di riorganizzazione, altrimenti, Tui sarebbe stata sottoposta a procedura fallimentare».

Secondo la difesa, la crisi non è solo ciclica: «Fortunatamente Tui France ha potuto beneficiare di sussidi di disoccupazione parziale, ma è un’azienda strutturalmente in declino e non è un fatto non è correlato alla pandemia».

LA DIFESA DEI DIPENDENTI

Per il legale dei dipendenti, invece, la crisi sanitaria è servita principalmente ad accelerare una strategia già in atto. «È importante ricordare che nel 2019 l’obiettivo era esternalizzare le 65 agenzie e affidarle al gruppo Marietton – ha raccontato a L’Écho touristique – Arriva il Covid e ne approfittano per far saltare i 200 addetti alle vendite nell’ennesimo piano di salvaguardia dell’occupazione».

Secondo l’avvocato la pandemia ha reso possibile una riorganizzazione pianificata: «Le agenzie sono state esternalizzate e i dipendenti sostituiti da giovani con contratti di formazione finanziati dallo Stato, il che costituisce una forma di “uberizzazione” dell’occupazione».

«NON CI ARRENDEREMO»

Lazare Razkallah, segretario del Consiglio di fabbrica all’epoca del piano di ristrutturazione, ha sottolineato che Tui France ha ricevuto circa 30 milioni di euro di aiuti pubblici (credito d’imposta Cice, riduzioni delle imposte sui salari, indennità di disoccupazione parziale): «Questi fondi – accusa – non sono stati utilizzati per migliorare il piano di ristrutturazione, ma per supportare le decisioni del management».

Per i 180 casi esaminati il ​​19 febbraio sentenza fissata per il 10 settembre. In caso di decisione sfavorevole, quasi certamente si procederà al ricorso. «Non si arrenderanno, andranno fino in fondo», assicura Christelle Bocquet.

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