Viaggio in Oman: l’eleganza della “renaissance”

07 Maggio 07:00 2024 Stampa questo articolo

Lo sapevate che in Oman, nonostante le alte temperature estive, gli omaniti non si bagnano mai in mare? Però lo contemplano. E lo sapevate che i wadi, solchi tra le montagne dove talvolta ancora scorre l’acqua, sono i luoghi dove famiglie, giovani, anziani, vanno ad ammirare per ore la natura? A noi “turisti occidentali” potrebbe sembrare assolutamente folle tutto ciò, ma fa parte del mood omanita. Una filosofia di vità all’insegna della serenità e della tranquillità. E non è forse un lusso, per noi che viviamo in costante movimento, spesso in città caotiche, affannati dalle cose della vita, concederci una tale opportunità?

Abbiamo viaggiato in Oman a fine aprile, mese tra i migliori per visitare il Paese, su invito dell’Ufficio del turismo del Sultanato. Non abbiamo visto tutto, certo, abbiamo però potuto toccare con mano e con i sensi come il terzo Paese più vasto della Penisola arabica, nella sua armoniosa fusione tra natura, modernità, cultura e tradizioni e nella politica della renaissance, abbia trovato un equilibrio differente rispetto ai “vicini di casa” mediorientali.
Siamo qui per raccontare quello che per comodità chiameremo “lusso”, ma che in realtà in Oman è un gradino più in alto: pura eleganza. E dunque, il lusso discreto che abbiamo ammirato negli hotel che ci hanno ospitato, così come quello, modernissimo, di alcune opere realizzate dai due sultani illuminati che si sono succeduti dal 1970: Qaboos bin Said al Said e poi, dal 2020, il cugino Haytham bin Tariq bin Taymūr Al Sa’id.

Il nostro viaggio nella raffinatezza omanita inizia, appena arrivati, al Jumeirah Muscat Bay, struttura appena fuori della capitale. La luce che viene dal mare e illumina le stanze, tutte fronte mare, e la spiaggia abbracciata dalle rocce rosse, offrono il primo impatto con la forte natura marina. Le discrete e appena defilate ville private, dove non manca assolutamente nulla, i ristoranti per i palati più raffinati e diversi, diretti dallo chef catanese Claudio Dieli. E poi la Spa. Avete mai provato il trattamento curativo ai piedi di Bastien Gonzalez? Esperienza indimenticabile mentre dalla parete a vetri si ammira la baia. Lusso è anche poter godere dell’autenticità dei luoghi, senza filtri per turisti.
È essere “viaggiatori”, e noi il primo impatto con l’autenticità lo abbiamo con una full immersion nella cucina omanita al ristorante tradizionale, assolutamente delizioso e non turistico, Ramssa, dove ci ha condotto Mohammed, guida della dmc locale Infinite Tours, che ci ha fatto da Cicerone durante tutto il viaggio.

Il primo giorno di visita a Muscat è un’immersione nei luoghi frutto della politica della renaissance. Prima di tutte la Royal Opera House, fortemente voluta dal Sultano e aperta nel 2011. La sua struttura multiforme gli permette di trasformarsi rapidamente da teatro d’opera da 1.100 posti a sala da concerto da 850 posti. Il lucidissimo pavimento in marmo che circonda l’Opera ci guida, attraverso la galleria dove griffe di alta moda hanno le loro boutique, fino alla biblioteca, un ampio spazio dedicato a strumenti, spartiti, ascolto di alta qualità e suggestive installazioni musicali interattive. C’è poi il National Museum, dedicato ai temi principali della cultura omanita. Dopo la cena, la notte scorre serena e silenziosa nell’ampia camera del Jumeirah Muscat Bay. Lasciamo la finestra aperta per godere in silenzio dello sciabordio del mare.

Da Muscat ci muoviamo verso la catena montuosa di Jebel Akhder, “la montagna verde”, panorami mozzafiato, valli rigogliose e antichi terrazzamenti agricoli. Alloggiamo all’Antara Al Jabal Al Akhdar Hotel, uno dei resort di lusso più “alti” al mondo: 82 camere con vista mozzafiato sul canyon e 33 ville con piscina privata. Dalla piattaforma panoramica facciamo in tempo ad ammirare il tramonto dietro le montagne. L’Antara offre numerose possibilità di attività sul territorio, ricco di spunti. I canyon che lo circondano nascondono terrazze piene di coltivazioni di alberi da frutto: melograni, mandorli e albicocchi, oltre alla rosa damascena, dai cui petali si ricava l’attar, la famosa acqua di rose omanita che si può acquistare pura al souq e che viene utilizzata come base dei dolci, nel caffè tipico servito con i datteri e per aspergere gli ospiti in segno di benvenuto. Non ultimo utilizzo dell’attar come essenza per profumi, tra cui quello del noto brand di lusso Amouage.
Dopo un’intensa giornata di conoscenza, torniamo all’Antara carichi di bellezza ed emozioni. Si respira un’aria rarefatta e il panorama sull’infinito invita alla meditazione. Ci aspetta un incontro di yoga con le campane tibetane. Efficace e profondo. Si può meditare all’alba e al tramonto ammirando il canyon dalla terrazza panoramica, o fare un bagno nell’infinity pool, o una seduta rilassante nella magica Spa.

Il quarto giorno di viaggio inizia con la visita di Nizwa e il suo souq. Ma il top di questa giornata è senza dubbio l’Oman Across Age Museum, ospitato dall’imponente ed elegante struttura geometrica pensata dallo studio australiano Cox Architecture. Esempio di raffinata architettura, il museo, inaugurato poco più di un anno fa, guida il visitatore nell’incredibile passato omanita, dalla preistoria fino ai giorni nostri, con focus sulla storia marittima, l’arte islamica, l’artigianato tradizionale e il moderno sviluppo del Paese. È la vera celebrazione della cultura e della crescita economica del Paese e coinvolge i visitatori con manufatti, video, installazioni interattive e giochi educativi per bambini. Raggiungiamo il Desert Nights Camp, nella zona di Sharqiya Sands, per ammirare il tramonto. Una tempesta di sabbia disturba un po’ l’esperienza, ma anche questo è il deserto. La mattina ci aspetta una sveglia al buio per affrontare un’avventura unica: un volo in mongolfiera al sorgere del sole, organizzato dalla Royal Ballon, la stessa società che opera in Cappadocia. Tutti a bordo. Saliamo fino a 600 metri di altezza per godere di un panorama superlativo con i branchi di dromedari che sotto di noi cavalcano mentre albeggia su Sharqiya Sands. Indimenticabile.

Dopo il deserto tocca al mare di Sur, città costiera per eccellenza, famosa per essere uno dei principali centri di costruzione di dhow, imbarcazioni tradizionali dell’Oman. Immancabile un passaggio dal Wadi Tiwi, la stretta gola scavata nella montagna, ombreggiata da piantagioni di datteri e banane.
Mancano ancora poche ore di viaggio per rientrare a Muscat. Visitiamo l’imponente Grande Moschea (40.000 metri quadri di materiali pregiati, dai marmi ai vetri al legno, fino al gigantesco tappeto tessuto in loco) e poi ci muoviamo in barca verso le isole Damaniyat, dichiarate Riserva naturale nel 1996 e protette dall’Unesco per preservare la loro biodiversità unica. In questo splendido mare ci tuffiamo per nuotare tra le tartarughe marine.
L’ultima notte non ha paragoni. L’hotel che ci ospita è The Chedi Muscat, resort di lusso con spiaggia privata a pochi minuti dall’aeroporto. L’imponente androne illuminato da decine di lampade a sospensione colorate ricorda la forma delle abitazioni tradizionali. L’eleganza è assoluta, tanto più nelle esclusive suite dove alloggiamo. Tutto qui è un affascinante matrimonio tra storia e modernità: 162 camere, sei ristoranti che offrono cucina araba, asiatica, indiana e mediterranea, un attrezzatissimo centro benessere, piscine, di cui una, meravigliosa, che si protende verso il mare, lunga ben 104 metri.
Prima di partire, la mattina successiva, un lungo massaggio alla Spa è il saluto che l’Oman ci riserva. Sul volo di rientro della compagnia Oman Air, respiriamo ancora l’essenza di questo Paese incantato e capiamo perché, come recita lo slogan dell’ufficio del turismo del Sultanato, “Beauty has an address”.

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Natalia Cascio
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