VRetreats aprirà nuove branded residence

VRetreats aprirà nuove branded residence
03 Novembre 10:16 2026

Dalle branded residence VRetreats alle nuove aperture in Italia e all’estero, fino alla stagione appena chiusa: margini tenuti senza inseguire lo sconto, camere che diventano «commodity» e un territorio da far vivere all’ospite. C’è un filo conduttore che lega il modo di fare accoglienza alla cura dei dettagli: il turismo non è fatto solo di camere e pernottamenti, ma di ricordi e di connessioni autentiche. Con Angelo La Riccia, direttore commerciale di Voihotels, la divisione alberghiera di Alpitour World, abbiamo parlato di come si sta evolvendo il portfolio di Voihotels e di VRetreats, la collezione luxury che con la nuova apertura a Cervinia passerà da nove a dieci strutture: dalle vette della Valle D’Aosta alle coste della Sicilia, passando per le mete esotiche e le sfide dell’innovazione tecnologica.

Avete annunciato l’apertura del primo residence di lusso VRetreats a Cervinia. Quello delle branded residence è un format su cui puntano tutti i big dell’hôtellerie internazionale: come si sta evolvendo nel vostro portfolio e quali opportunità vedete per il futuro?
«Cervinia è il nostro primo esperimento in questo campo, e farlo è stato anche un po’ facile, perché abbiamo un cinque stelle proprio di fronte. Sarà una struttura pensata soprattutto per le famiglie e aprirà tra 12 mesi. Stiamo valutando soluzioni simili a Roma e analizziamo altre destinazioni come Firenze e Milano, ma le situazioni sono ancora embrionali: si tratta di riconversioni di ex istituti bancari e scuole che vedranno la luce da qui a 24 mesi. Molte delle nostre strutture nascono così, da riconversioni che ci danno flessibilità. C’è del potenziale in questo nuovo format».

Quali sono le direttrici dello scouting per Voihotels e VRetreats? Ci sono nuove aperture o restyling di rilievo, in Italia e all’estero?
«Siamo alla ricerca di occasioni di sviluppo ogni settimana. In Italia abbiamo rilevato e riammodernato il Voi Florio Resort a Cinisi, vicino Palermo: dopo un anno di gestione è andata molto bene. Sul mare trovare le prime linee è più difficile, perché puntiamo sempre a strutture vicine alla spiaggia. All’estero abbiamo rilevato tre strutture già partecipate al 50% da Alpitour: due a Zanzibar e una alle Maldive. La famiglia si sta ingrandendo e il Gruppo crede molto nell’hospitality».

Qual è oggi la vostra politica tra gestione diretta e proprietà degli immobili?
«Siamo albergatori-gestori: vorremmo gestire, ma non sempre è possibile e a volte acquistiamo, per esempio quando c’è una storia importante dietro. Siamo aperti a tutte le formule, ma quella ideale è la gestione, perché è lì che esprimiamo il nostro valore aggiunto. Nella fascia luxury la stanza è ormai una commodity. Quello che la gente cerca è il ricordo, più ancora dell’esperienza: è un tema su cui battiamo da sempre. L’ospite deve vivere il contesto, e una struttura senza il suo territorio perde anima. L’anno scorso siamo usciti con la campagna “Camera con vista”, proprio per far vivere la destinazione. Ci teniamo a lavorare con partner professionali anche fuori dall’hotel: a Golfo Aranci, per esempio, l’ospite può noleggiare l’auto anche per sole due ore e scoprire ogni giorno una spiaggia diversa. Vogliamo che stia bene».

Veniamo alla stagione appena conclusa: tra costi energetici, inflazione e rincari, i margini hanno tenuto? Siete riusciti a scaricare i maggiori costi sulle tariffe senza penalizzare l’occupazione?
«Abbiamo avuto due fenomeni complementari: i mercati esteri si sono concentrati nella prima parte della stagione, mentre gli italiani hanno prenotato last minute. La nostra politica di prezzo è chiara: non scendiamo mai al 50%. Vogliamo abituare i clienti al prenota prima e non rincorriamo l’occupazione, offrendo qualità sia di prodotto sia di servizio. Siamo molto soddisfatti di come è andato l’anno, per le vendite e per il feedback dei clienti. Abbiamo tenuto i margini senza rincorrere lo sconto. In Italia, purtroppo, soprattutto sul mare in certi periodi ci si fa prendere dal panico, e noi non ne siamo convinti: l’ospite ormai è informato. Il nostro messaggio a chi fa il prezzo è: no panic. Continuiamo a lavorare bene e proviamo a fare anche un po’ di sistema».

Anche il grande caldo ha influito?
«Assolutamente. La prospettiva cambierà: un tempo molte strutture di montagna d’estate chiudevano. Ci sarà un allungamento della stagione estiva, perché città come Roma e Milano diventano troppo calde, con le code ai musei. Il climate change avrà un impatto importante, è innegabile. Un altro trend su cui puntiamo è migliorare l’offerta qualitativa, soprattutto nella fascia medio-alta. Quel cliente c’è: se sai servirlo e sei coerente nell’offerta commerciale, alla lunga ti premia. Voihotels si colloca nella parte alta di quella forbice».

Ci può dare una fotografia della stagione e delle priorità per far crescere il valore delle strutture?
«Il quadro dell’anno fiscale è positivo su tutte e tre le linee di business, Voihotels Italia, Voihotels estero e VRetreats. In Italia i budget sono stati superati, l’estero è in crescita e le strutture luxury hanno fatto meglio dell’anno precedente. Sulle strutture mare lavoriamo già al 90-95%: non possiamo più aggiungere volumi, quindi dobbiamo lavorare sui margini e migliorare il prodotto. Al Tanka Village, per esempio, alla ristrutturazione abbiamo affiancato nuovi servizi, come nuovi ristoranti e un lavoro sulla qualità del personale. Limitarsi a prendere prenotazioni a prezzo alto non è una strategia di medio-lungo periodo: ha le gambe corte. Migliorare prodotto e servizi è il nostro obiettivo. E voglio bene anche all’ultimo arrivato, il Voi Florio Resort, in Sicilia, che ha avuto bisogno di maggiore attenzione e cura rispetto agli altri».

Al Ttg 2026 ha incontrato la rete agenziale e i partner distributivi: come si traducono marginalità e qualità del prodotto in nuove opportunità per le agenzie di viaggi?
«In Italia lavoriamo tramite Alpitour, attraverso le agenzie Welcome; all’estero sviluppiamo il mercato. Per l’anno prossimo ci saranno nuove formule di miglioramento su Arenella in Sicilia e il Tanka Village, non ancora definite, anche per creare engagement. Seguiamo anche la stagionalità: le strutture in Sardegna e a Taormina chiudono a metà novembre, perché al Sud sono strutture che funzionano ancora molto bene».

Per chiudere, qual è il suo sguardo su questo mestiere e quali novità tecnologiche vi accompagnano?
«Mi considero prestato a questo lavoro: vengo da studi umanistici. La cosa bella di questo settore è che cambia sempre e mi permette di essere sempre a contatto con la gente. Quest’ultimo anno abbiamo inoltre dedicato larga parte del nostro impegno anche alla tecnologia con progetti importanti di revenue management, toolkit e intelligenza artificiale, anche per migliorare la retention per i collaboratori. Credo davvero che solo così è possibile crescere tutti insieme in azienda».

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Serena Martucci
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