Mai dire “arigato“. Almeno in anticipo. Un record dopo l’altro non basta al Giappone, che ora ha messo nel mirino i turisti per finanziare scuole gratuite e ridurre l’overtourism. Kyodo News scrive di aumenti, a partire dal 2026, compresi tra il 500% e il 900%.
In parole povere, l’obiettivo è aumentare le tasse in entrata e di non gravare ulteriormente sui cittadini, chiamati a fare già i conti con l’inflazione e con i relativi aumenti dei prezzi al consumo.
Leggendo i numeri dell’incoming si capisce il perché: nel 2024 il Paese del Sol Levante ha superato i 36 milioni di visitatori stranieri, rispetto al 2019. Non solo. I dati preliminari di fine 2025 indicano che sono già stati sorpassati i 39 milioni arrivi, oltre lo stesso record dell’anno precedente. In forte crescita i mercati come Europa, Nord America e Asia, trainati anche dallo yen debole e dalla riapertura dei collegamenti.
SALGONO LE TARIFFE PER I VISTI
In cima alle ipotesi un incremento delle tariffe per i visti, una tassa di partenza più alta e l’introduzione di una nuova gabella di screening pre-ingresso per chi viaggia senza visto.
Il costo per modificare lo status del visto o per procedere alla sua riemissione passerà dagli attuali 6mila yen a 40mila (circa 213 euro). L’incremento più forte riguarderà però le richieste di residenza permanente. La tariffa attuale di 10mila yen salirà a 100mila, circa 513 euro.
Per quanto riguarda la tassa di partenza, varata nel 2019, è pari a 1.000 yen per persona ed è inclusa nel costo dei biglietti aerei o navali: potrebbe essere triplicata fino a 17 euro.
Per il 2028, è prevista l’introduzione del sistema Jesta (Japan Electronic System for Travel Authorisation – 34 euro – per i cittadini dei Paesi attualmente esenti dall’obbligo di visto per soggiorni di breve durata.
Il governo fa notare che le attuali tariffe giapponesi – che non vengono aggiornate addirittura dal 1978 – sono”molto inferiori agli standard internazionali” e che un adeguamento al resto del mondo è “ragionevole”.
Vediamo: un visto d’ingresso singolo per il Giappone costa oggi circa 3.000 yen, quasi 17 euro. Per entrare negli Stati Uniti servono 185 dollari, quasi 160 euro. Nei Paesi europei in media il costo è di circa 90 euro.
UNA TASSA CONTRO L’OVERTOURISM
Il governo nipponico ha poi precisato che le entrate serviranno a gestire l’overtourism, aumentare servizi e trasporti nelle zone più critiche, migliorare i controlli all’immigrazione e, qualora il gettito dovesse superare le spese, estendere la gratuità delle scuole superiori: un progetto tanto ambizioso quanto costoso.
SALVARE I CITTADINI
Perché mettere mano nelle tasche dei turisti? Per “salvare” i cittadini, già alle prese con l’inflazione ai massimi ed evitare quindi un malcontento sociale progressivamente in aumento: alzare le tasse, insomma, sarebbe ora politicamente molto rischioso.
Ci sono due “ma”. Uno pronunciato da alcuni economisti, secondo i quali un eccessivo aumento dei costi d’ingresso potrebbe ostacolare gli scambi culturali e commerciali con l’estero. L’altro dai negozianti, che temono il classico effetto boomerang: “Gli stranieri sono quelli che spendono di più, se i costi per entrare aumentano troppo, il turismo potrebbe rallentare e danneggiare le aziende locali”.
Trovare un punto di equilibrio non sarà semplice. Da un lato salvaguardare lecittà dal turismo di massa: a Kyoto, ad esempio, i residenti fuggono dai quartieri storici presi d’assalto dai visitatori. Dall’altra c’è il desiderio di non chiudersi al mondo e continuare a essere una destinazione aperta.
Auguri a Sanae Takaichi, Primo ministro donna del Giappone eletta nell’ottobre 2025. E sayonara.


