Ai blocchi di partenza Bit 2026, dal 10 al 12 febbraio, nella Milano in clima olimpico con la stessa fiera che ospiterà alcune competizioni di hockey e pattinaggio di velocità, e dunque gioverà dello spirito “diffuso” dalle diverse house nazionali che stanno per aprire le porte in giro per la città per l’occasione.
Con il tema Costruire ponti. Immaginare nuovi ecosistemi, la manifestazione vuole spostare l’accento dal puro marketplace al confronto e alle relazioni, presentando un percorso articolato in sei distretti tematici – Italy, World, Travel Expert, Hospitality, Transportation e Innovation – e sviluppando contenuti “verticalizzati” in filoni narrativi, dal turismo sportivo al cineturismo, dalla Gen Z all’innovazione.
Abbiamo incontrato Emanuele Guido, head of home, fashion and leisure exhibitions di Fiera Milano, per fare il punto sulla manifestazione e sulla scommessa di un format nuovo.
Bit sta per aprire i battenti: quali sono gli highlight da sottolineare alla vigilia?
«Ci presentiamo con migliaia di espositori, di cui circa il 40% esteri provenienti da 54 Paesi, quindi una dimensione che si consolida sostanzialmente rispetto anche all’edizione passata – spiega il manager – Come avevamo anticipato, abbiamo riorganizzato layout e format, puntando sui cluster e sulle piazze, l’obiettivo è far incontrare e confrontare, il focus è sulle relazioni e sui contenuti, che non sono più qualcosa di separato dall’area espositiva: la Bit è un mix che permette proprio una discussione continua, un confronto, di tutti gli attori della filiera insieme. Attualmente abbiamo circa 350 buyer internazionali confermati, con una presenza significativa dall’Europa ma anche dal resto del mondo. Per loro abbiamo innovato la formula di incontro: ci saranno diverse sessioni di speedy meeting verticali sulla base delle esperienze che gli stessi buyer cercano, quindi vuol dire incontri specializzati per esempio sullo sport, sulla cultura, il lusso, sui vari canali di esperienze. Si tratta di una lettura sartoriale dunque. Il turismo è un settore molto articolato e complesso. Iniziare a dargli una chiave di lettura un po’ più verticale aiuta l’efficacia. A questo si aggiungono poi le circa 200 ore di incontri del Travel Makers Fest. Un’altra scelta che indica la direzione in cui intendiamo andare è stata quella di concentrare la fiera in giorni feriali: il nostro brand parla agli operatori, agli appassionati di turismo, a chi è davvero interessato. Magari potremo “perdere” qualche curioso che negli anni passati visitava Bit la domenica, ma quello a cui puntiamo è il pubblico interessato».
Per quanto riguarda espositori e presenze, ci sono ritorni o novità di cui siete particolarmente orgogliosi?
«Penso alla Polonia, nostro destination partner, che ha creduto molto nel format dei contenuti, organizzando tra l’altro anche il concerto mattutino dedicato a Chopin, lavorando molto su promozione e contenuto, sposando dunque la nostra idea di “Fest”. Dall’altro lato abbiamo, possiamo dire, anche una Bit “diffusa” fuori città, con le varie case di nazioni come la Slovenia, la Germania, l’Olanda, in giro per la città, curate dai rispettivi Tourism Board. In merito alla tecnologia poi è chiaro che il tema dominante è l’intelligenza artificiale, che di fatto diventa un elemento chiave importante. Sul fronte del turismo organizzato è interessante segnalare Fto che si è fatto anche promotore di eventi in fiera sposando appieno la nostra visione. Così come i cluster dei micro tour operator che noi chiamiamo tailor travel organizer, che rappresentano quella verticalità di piccole realtà molto specializzate cui cercheremo di dare sempre più risalto. Per noi poi è molto importante il rientro in fiera della città di Milano con Yes Milano: insieme alla Regione Lombardia sono gli stakeholder sul territorio. Vorrei citare anche Trenord, che sta portando avanti un interessante progetto di racconto del territorio trasformando di fatto un semplice vettore in abilitatore di esperienze. In generale posso dire che gli ingressi di tutti i soggetti nuovi sono molto legati al contenuto. Non si tratta più di acquistare semplicemente un’area: gli espositori vengono in fiera portando dei progetti di cui lo stand è solo una parte di accoglienza. Ci sono già altre manifestazioni orientate al marketplace in Italia. Noi ci siamo dati l’ambizioso compito di realizzare qualcosa di diverso. Complicato forse, ma che sul medio-lungo periodo, secondo noi, porterà soddisfazioni a Fiera Milano ma soprattutto al settore. Vogliamo essere una fiera che dà valore all’intera filiera, da chi produce a chi viaggia».
Il palinsesto è molto ricco, labirintico quasi: dunque pensando alle agenzie di viaggi che consiglio possiamo dare loro per valorizzare al meglio la propria visita in Bit?
«Direi questo: indipendentemente dal tempo che si spenderà in fiera, di destinarne metà alle classiche attività come incontrare i fornitori, visitare gli stand, altrettanto ad ascoltare, ma di riservare almeno un 5% di “follia”. Ovvero: lasciarsi attirare anche da stimoli inattesi, seguire qualcosa anche fuori da canoni, lasciandosi guidare anche dalla parte emozionale, e magari scoprire qualcosa di nuovo che può essere applicato nel proprio lavoro. In fiera si raccolgono sia prodotti che idee. Se si portano a casa delle buone idee, noi abbiamo colto il nostro obiettivo».


