Una lettera aperta a Giorgia Meloni intorno alle 18 di mercoledì 25 marzo, in cui risponde: “Obbedisco“. Così il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, ha ufficializzato le proprie dimissioni al capo del governo che ieri sera ne aveva esplicitamente chiesto l’uscita di scena in un comunicato ufficiale diramato da Palazzo Chigi. Il terremoto nella maggioranza, seguito alla pesante sconfitta nel referendum sulla Giustizia, aveva già fatto saltare due teste: la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, e il sottosegretario, Andrea Delmastro.
La mozione di sfiducia nei suo confronti era stata calendarizzata per lunedì 30 marzo, ma l’ormai ex titolare di Villa Ada – che finora aveva resistito al pressing delle opposizioni per le vicende giudiziarie che la vedono coinvolta – ha preferito uscire di scena prima. Ma non in silenzio. E la frase “garibaldina” la dice lunga sul tenore della lettera. Eccola.
LA LETTERA A GIORGIA
“Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta”.
Santanchè chiarisce i motivi che l’hanno indotta a rassegnare le dimissioni: “Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che a oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”.
Quindi rivive le ultime ore convulse e la scelta di non fare subito un passo indietro: “Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità a una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum, perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto”.
L’epilogo è intriso di amarezza: “Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento. Cari saluti. Daniela”.
IL PERCORSO DI SANTANCHÈ AL MITUR
Quattro anni a Villa Ada, dalla chiacchieratissima Venere influencer con la campagna Open to Meraviglia al tavolo per i ristori al travel scosso dall’inattesa crisi del Golfo. Nominata ministro del Turismo nel 2022 dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni, Daniela Santanchè ha riportato il turismo al centro del ring: tutto si potrà dire di lei, tranne che si sia sottratta al confronto con gli attori principali del comparto.
E a proposito di ristori, è ancora pending l’ultima tranche di quelli relativi al Covid, che aveva messo in ginocchio l’intero settore. Ha spesso rivendicato lo stanziamento di fondi, dal Fritur a quelli della montagna, e ha guidato la costituzione di Enit Spa.
Quindi le trasferte in Cina e Arabia, dove ha guidato le delegazioni italiane di imprenditori del turismo.
I fiori all’occhiello, probabilmente, il primo G7 del Turismo a Firenze e il Wttc Global Summit di Roma, quando Meloni aveva assicurato: «Questo governo ha puntato da subito e continuerà a investire nel turismo, dopo anni in cui il settore è stato ingiustamente trascurato e snobbato».
LE QUESTIONI GIUDIZIARIE
Ma in questi anni non sono mancate tensioni e polemiche, legate alle vicende giudiziarie di Santanchè.
Già a processo il filone che riguarda le presunte irregolarità contabili nella gestione di Visibilia tra il 2014 e gli anni successivi: l’accusa è di falso in bilancio, per i pm i conti sarebbero stati alterati per nascondere le perdite della società.
La seconda vicenda è legata alla gestione della cassa integrazione durante la pandemia. Secondo l’accusa, tra il 2020 e il 2021 sarebbero stati richiesti e ottenuti fondi per dipendenti che in realtà continuavano a lavorare. La giudice per l’udienza preliminare di Milano ha rinviato tutto al 14 ottobre, in attesa della decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dal Senato.
Infine le indagini per presunta bancarotta. La prima riguarda il fallimento di Ki Group srl, di cui Santanchè è stata presidente e legale rappresentante fino al 2021. La seconda coinvolge Bioera, società del settore biofood fallita a fine 2024, di cui la ministra è stata presidente fino al 2021.
Un terzo filone riguarda la Ki Group Holding spa, dichiarata fallita nel giugno scorso.
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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