Lavoratori autonomi: -177mila in turismo e commercio

Lavoratori autonomi: -177mila in turismo e commercio
14 Maggio 07:00 2026

Un’autentica emorragia occupazionale tra gli autonomi del commercio e turismo negli ultimi cinque anni: secondo un’elaborazione di Confesercenti effettuata su dati camerali tra il 2019 e il 2025, i due settori hanno perso oltre 177mila addetti autonomi, pari a un calo annuo del 14,1%, praticamente una media di 81 piccoli imprenditori e altre partite Iva in meno ogni giorno. Tra i comparti più colpiti quello della ristorazione e, seppur in minima parte, delle agenzie di viaggi.

Valori che evidenziano una controtendenza netta se si guarda al quadro generale, perché l’occupazione complessiva nei due settori cresce di 351mila unità (+8,4%) con un saldo positivo reso possibile dal forte incremento del lavoro dipendente che è aumentato di 528mila addetti (+18%). Una divaricazione che cambia il volto del commercio e del turismo: nel 2019 un addetto su tre era indipendente, oggi non lo è più nemmeno uno su quattro.

A pesare di più sul saldo negativo è il commercio al dettaglio, che in sei anni ha perso oltre 135mila tra imprenditori, collaboratori e altri professionisti (-16,6%). In forte contrazione la ristorazione, con 45.523 autonomi in meno (-11,9%); mentre stabile risulta l’ambito delle agenzie di viaggio con una lieve perdita di 20 addetti (-0,4%). Decisamente in ascesa risultali comparto degli alloggi: +3.766 indipendenti (+7,4%), un’espansione legata all’affermarsi di forme di ospitalità diffusa, dalle case vacanza ai b&b.

In generale il calo interessa tutto il territorio, ma le riduzioni più consistenti si registrano soprattutto in Lombardia (-25.098), Lazio (-22.963), Veneto (-17.792), Emilia Romagna (-16.037) e Toscana (-15.309).

«Questi dati segnalano una tendenza che va contrastata – ha commentato Nico Gronchi, presidente di Confesercenti – Perché il tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito. Il lavoro autonomo si sta riducendo per l’effetto combinato di più fattori: pressione fiscale e amministrativa, costi energetici, locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali. Una somma di vincoli che rende sempre più difficile avviare, mantenere o trasferire un’attività».

Da qui la road map indicata dal presidente di  Confesercenti: «Servono interventi macro, sui costi dell’energia per i piccoli e per riequilibrare la concorrenza e garantire il pluralismo. Sarebbero necessari però anche sostegni agli investimenti privati e incentivi per il ricambio generazionale, che oggi è un punto critico per molte piccole imprese. Sono necessarie anche più tutele e strumenti di welfare, che per imprenditori e imprenditrici resta una questione lasciata alle proprie forze. Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile».

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