Il caro fuel continua a incidere sulle compagnie aeree di tutto il mondo. Questa volta, è Alaska Air Group a mostrare le difficoltà a operare in un contesto sempre più complesso: la società di Seattle ha annunciato il taglio di circa 200 posti di lavoro. Il gruppo, che comprende Alaska Airlines e Hawaiian Airlines, rischia di chiudere il 2026 con una perdita fino a 700 milioni di dollari, la prima a livello operativo rettificato ante imposte, al di fuori del periodo pandemico, dal 2003.
La decisione è stata comunicata ai dipendenti dall’amministratore delegato, Ben Minicucci, che ha spiegato come l’attuale scenario economico stia imponendo una revisione dei costi, nonostante i progressi compiuti nell’attuazione della strategia di crescita.
«Nonostante una strategia corretta e un forte slancio, i prezzi del carburante e le sfide geopolitiche stanno esercitando una significativa pressione finanziaria sulla nostra attività», ha scritto il ceo, in una comunicazione interna.
I licenziamenti, che diventeranno effettivi il 13 novembre, riguarderanno esclusivamente posizioni non sindacalizzate, prevalentemente amministrative e manageriali, senza coinvolgere il personale operativo di prima linea, ovvero piloti, assistenti di volo e addetti ai servizi aeroportuali.
La riduzione interessa meno dell’1% dei circa 32.500 dipendenti del gruppo. Secondo quanto riportato da Travel Weekly, 125 posizioni saranno eliminate nello Stato di Washington, dove Alaska ha il proprio quartier generale, e 46 alle Hawaii.
I piani non cambiano
La ristrutturazione arriva dopo un terzo trimestre chiuso con una perdita netta di 147 milioni di dollari, nonostante una crescita dei ricavi del 14%. Per il quarto trimestre, Alaska prevede una perdita rettificata compresa tra 2 e 2,50 dollari per azione.
A pesare è soprattutto il carburante, il cui rincaro dovrebbe comportare 1,8 miliardi di dollari di costi aggiuntivi nell’intero 2026. Il gruppo stima per l’ultimo trimestre un prezzo medio compreso tra 4,65 e 4,85 dollari al gallone, quasi il doppio rispetto alle previsioni iniziali.
Il piano di contenimento dei costi si inserisce in una fase di profonda trasformazione per Alaska Air Group, impegnato nell’integrazione con Hawaiian Airlines e nell’espansione del proprio network internazionale.
Il gruppo continua infatti a investire sul lungo raggio, con Seattle destinata a diventare un hub sempre più importante per i collegamenti con Europa e Asia. Una strategia che coinvolge direttamente anche l’Italia, con Roma tra le destinazioni europee individuate per lo sviluppo del network intercontinentale, insieme ai nuovi collegamenti previsti per Parigi e Atene nel 2027.
Nonostante le difficoltà finanziarie, Alaska non ha annunciato una revisione del piano di espansione internazionale. La compagnia punta a preservare gli investimenti strategici nella flotta, nel prodotto premium e nello sviluppo delle rotte, intervenendo invece sui costi generali e sulla struttura organizzativa.


